Unità di informazione finanziaria

Pubblica amministrazione, crolla del 60% la collaborazione antiriciclaggio con la Bankitalia

Aumenta il numero delle Sos dell’11% sul 2024, toccando il massimo storico, ma crolla la collaborazione soprattutto degli Enti locali, che passa da 1.264 a 520 segnalazioni sospette, il 58,9% in meno. Si indebolisce il fronte pubblico che può intercettare anomalie su appalti, erogazioni di fondi e pagamenti prima che diventino danni erariali

di Ivan Cimmarusti

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Nel 2025 l’antiriciclaggio corre. La Pubblica amministrazione, invece, frena. Ed è questo lo scarto che pesa davvero dentro i numeri appena diffusi dalla Unità di informazione finanziaria, l’organismo antiriciclaggio della Banca d’Italia.

Mentre il sistema delle segnalazioni di operazioni sospette (Sos) tocca il massimo storico con 162.058 comunicazioni antiriciclaggio (in aumento dell’11,5% sul 2024) da 100 miliardi di euro, provenienti da professionisti e organismi finanziari e non, la collaborazione degli uffici pubblici si sbriciola, con un crollo che non è un dettaglio statistico ma un segnale politico-amministrativo.

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Crolla la collaborazione della Pa

Il dato è netto: le Sos inviate dagli uffici della Pubblica amministrazione sono più che dimezzate, da 1.264 a 520 in un anno, il 58,9% in meno. E non è un calo “tecnico” da archiviare in una riga: arriva mentre il resto del sistema antiriciclaggio cresce, con più segnalazioni, più analisi e più capacità di smistamento. Tradotto in termini pratici, la Pa sembra arretrare proprio dove dovrebbe funzionare da sensore naturale: nei passaggi amministrativi in cui transitano autorizzazioni, concessioni, appalti, pagamenti, rapporti con imprese e fornitori, gestione di fondi pubblici. Se la collaborazione scende, la rete di prevenzione si assottiglia nel punto in cui spesso si annidano gli snodi più delicati.

A maggior ragione se si guardano gli ultimi dati disponibili sui giudizi della Procura della Corte dei Conti, che aprono una finestra - concreta, numerica - sulle illegalità erariali dentro le amministrazioni e su quanto possa incidere, a valle, l’assenza di comunicazioni antiriciclaggio.

Nel solo 2024, in materia di indebita erogazione o cattivo utilizzo di fondi pubblici (nazionali ed europei), gli Uffici requirenti hanno emesso 271 atti di citazione in giudizio, per un importo complessivo di 277.277.455 euro. È un ordine di grandezza che dice una cosa semplice: i soldi pubblici - quando vengono intercettati e distorti - generano danni enormi. E più il circuito di allerta si indebolisce, più diventa facile che anomalie e schemi opachi restino sommersi più a lungo.

I casi raccontano meglio dei numeri dove può aprirsi la falla. C’è, per esempio, la vicenda del dirigente del ministero delle Imprese, già condannato in sede penale per truffa aggravata, in relazione all’illecito conseguimento di risorse erogate da Simest: secondo quanto emerge, due società avrebbero ottenuto fondi presentando documentazione falsa, per progetti che avrebbero dovuto essere realizzati in Albania. E poi c’è la partita dei fondi antiusura: in Campania, l’Ufficio requirente regionale ha riassunto - dopo una sentenza di appello - un giudizio sulla gestione illecita di fondi di provenienza ministeriale da parte di un Confidi e di soggetti che si sono avvicendati in ruoli amministrativi apicali, con un danno indicato pari a 2.674.970 euro.

Il punto non è sovrapporre automaticamente i due piani (Sos in calo e giudizi contabili): sarebbe una forzatura dire che l’uno “spiega” l’altro. Ma l’aggancio sta qui: se la Pa segnala meno proprio mentre dentro la Pa (o attorno ai suoi flussi) continuano a emergere danni erariali e gestioni illecite, allora il tema della collaborazione non è astratto. È una questione di tenuta dei presìdi, di capacità di intercettare segnali deboli prima che diventino procedimenti, condanne e milioni bruciati.

In un sistema che nel 2025 mostra di saper aumentare volumi ed efficienza, l’anello pubblico che si indebolisce resta la notizia più scomoda.

Aumentano le Sos

Il paradosso si vede nel quadro generale. Nel 2025 la Uif ha ricevuto 162.058 SOS, il numero più alto di sempre, +11,5% rispetto al 2024. E non è solo un aumento “in entrata”: anche sul fronte interno la Uif ha spinto. Le segnalazioni analizzate e disseminate (cioè trasmesse, in esito alle analisi, ai soggetti istituzionali competenti) sono state 163.888, +13,9% rispetto al 2024. Qui entra un elemento tecnico, ma decisivo: l’uso di sistemi di classificazione semiautomatizzati che, dice la Uif, hanno consentito recuperi di efficienza. Insomma, l’Unità accelera e processa di più. E proprio mentre la Uif alza il ritmo, la Pa riduce la propria presenza nel circuito.

L’«eccezionale andamento» del 2025, sottolinea l’organismo antiriciclaggio, si spiega con una crescita distribuita su tutto l’anno: +15,4% nel primo semestre e +7,8% nel secondo rispetto ai corrispondenti periodi del 2024. La spinta principale arriva dal settore bancario, che resta il bacino più rilevante per volumi. Dopo il calo del 2024 (-9,4% sul 2023), le banche nel 2025 segnano un +26,8%, soprattutto per l’effetto di alcune banche telematiche straniere.

Non solo banche. Tra i settori in aumento spiccano i prestatori di servizi per le cripto-attività, che passano da 3.165 a 5.859 segnalazioni annue. Crescono anche i soggetti attivi nel commercio di oro e preziosi (da 2.344 a 4.608) e gli operatori di giochi e scommesse (da 9.547 a 10.817). Sono tre segmenti molto diversi, ma con un minimo comune denominatore: transazioni potenzialmente opache, flussi rapidi, frammentazione degli operatori e, in alcuni casi, difficoltà strutturali di tracciamento.

Sul versante opposto, la Uif registra una riduzione delle segnalazioni trasmesse dagli istituti di moneta elettronica (da 20.513 a 13.127), dagli istituti di pagamento (da 17.148 a 16.083) e dalle imprese di assicurazione (da 3.219 a 2.872). Ma qui bisogna evitare una lettura superficiale: nonostante il calo, gli istituti di pagamento e di moneta elettronica restano i primi segnalanti non bancari, con un contributo pari rispettivamente al 23,9% e al 19,5% del totale inviato dal comparto.

Insomma, il sistema privato continua a presidiare, anche quando rallenta. Il sistema pubblico, invece, sparisce dai radar in modo molto più netto.

Riproduzione riservata ©
  • Ivan Cimmarustigiornalista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Sicurezza, giudiziaria, inchieste, giustizia tributaria

    Premi: Nel 2011 tra i vincitori del Premio Internazionale Antimafia Livatino-Saetta

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