Natalità

L’altra guerra dell’Ucraina: la crisi demografica

La popolazione era in calo già prima dell’invasione russa. Oggi guerra, migrazioni e crollo delle nascite aggravano una crisi che potrebbe pesare sul futuro del Paese anche dopo la fine del conflitto

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore) e Francesca Barca (Voxeurop)

Una madre spinge un passeggino davanti a un edificio danneggiato, ricoperto da murales di street art, e accanto a un grande mercato cittadino recentemente distrutto da un attacco missilistico russo, a Kyiv, in Ucraina, lunedì 22 giugno 2026.(AP Photo/Efrem Lukatsky)





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La guerra in Ucraina si combatte anche lontano dal fronte. Si combatte nelle culle vuote, nei milioni di persone che hanno lasciato il Paese e nella domanda che sempre più giovani si pongono: ha senso costruire un futuro qui?

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«Mi sono chiesta più volte se fosse responsabile mettere al mondo un figlio in un luogo costantemente sotto attacco», racconta la giornalista ucraina Angelina Kariakina. «Quando ero incinta dovevo rifugiarmi nel seminterrato durante gli attacchi notturni. Eppure io e mio marito abbiamo deciso di andare avanti. Sentivamo che il tempo a nostra disposizione poteva essere limitato e che dovevamo vivere la nostra vita comunque». Oggi i suoi figli crescono a Kyiv. «Vogliamo che restino qui. Finché sarà possibile avere una vita sicura, questa continuerà a essere casa nostra.»

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La storia di Kariakina racconta uno dei dilemmi più profondi che l’Ucraina si trova ad affrontare: come preservare il proprio futuro mentre il presente è segnato dalla guerra.

L’Ucraina attraversava una crisi demografica già prima dell’invasione russa. La popolazione è in diminuzione da oltre trent’anni e il conflitto ha quindi accelerato un processo già in corso. Non a caso, già nel 2023 il Kyiv Independent definiva il declino demografico «la più grande minaccia per l’Ucraina del dopoguerra».

«La riduzione della popolazione in Ucraina non è un caso isolato», spiega Oleksander Gladun, demografo dell’Istituto Ptoukha per la Demografia e gli Studi Sociali dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina. «Fa parte di un processo globale che la demografia definisce “transizione demografica”. Quello che rende unico il caso ucraino è il contesto in cui questo fenomeno si sta verificando.»

«Oltre alle perdite tra militari e civili, aumenta la mortalità dovuta al peggioramento delle malattie croniche, allo stress e, in alcuni casi, all’impossibilità di ricevere cure tempestive», continua Gladun. Allo stesso tempo crollano le nascite: «Le persone rimandano la decisione di avere figli. È una reazione naturale».

I numeri confermano la portata del fenomeno. Secondo il Ministero della Giustizia ucraino, nel 2024 sono stati registrati 495.090 decessi, quasi tre volte il numero delle nascite. Dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio 2022, il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina ha perso 55 mila militari, tra soldati di carriera e coscritti, una cifra che molti analisti ritengono sottostimata. Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington stima invece le perdite ucraine tra 100 mila e 140 mila soldati, mentre quelle russe sarebbero comprese tra 275 mila e 325 mila.

Una popolazione dimezzata in poco più di trent’anni

Dal 1991, anno dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, l’Ucraina ha perso quasi metà dei suoi abitanti. «Secondo le mie stime - afferma Gladun - all’inizio del 2026 nei territori controllati dal governo vivevano circa 28 milioni di persone. Alla fine del 1991 erano 51,7 milioni».

Una proiezione delle Nazioni Unite, ripresa da Ukrainska Pravda, afferma che la popolazione potrebbe scendere fino a 15,3 milioni di abitanti entro il 2100.

Si tratta però di numeri che, sottolinea il demografo, vanno interpretati con cautela. «Innanzitutto il territorio oggi controllato dal governo è circa il 20% più piccolo rispetto al 1991. Inoltre non conosciamo con precisione la popolazione residente nei territori occupati dalla Russia e non sappiamo quanti tra coloro che sono fuggiti all’estero faranno ritorno una volta terminata la guerra».

Quanti ucraini vivono oggi all’estero?

C’è poi il tema dei rifugiati: secondo il quinto rapporto del Centre for Economic Strategy (CES), think tank indipendente fondato a Kyiv nel 2015, all’inizio del 2026 5,6 milioni di ucraini vivevano all’estero con lo status di rifugiati. Di questi, circa 4 milioni hanno lasciato il Paese attraversando i confini occidentali.

A questi si aggiungono gli sfollati interni. «Abbiamo inoltre oltre quattro milioni di sfollati all’interno del Paese. Significa che più di dieci milioni di persone hanno dovuto lasciare la propria casa: circa un quinto della popolazione ucraina prima dell’invasione», spiega Gladun.

«A quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala, l’Ucraina continua a perdere popolazione», conferma Iryna Ippolitova, ricercatrice senior del CES. «La causa principale è la migrazione. Secondo le nostre stime, nel solo 2025 circa 300 mila persone hanno lasciato il Paese. A questo si aggiungono le perdite provocate dalla guerra, sia tra i militari sia tra i civili, e il drastico calo della natalità».

Il dilemma dei giovani uomini

Alla fine di agosto 2025 il governo ucraino ha deciso di allentare le restrizioni agli spostamenti transfrontalieri, consentendo ai giovani tra i 18 e i 22 anni di uscire dal Paese e agli uomini di età superiore ai 23 anni residenti all’estero di rientrare temporaneamente in Ucraina.

Fino ad allora, la legge marziale introdotta all’inizio dell’invasione russa nel 2022 aveva vietato alla quasi totalità degli uomini tra i 18 e i 60 anni di lasciare il Paese, salvo rare eccezioni. L’obiettivo era garantire alle forze armate un bacino sufficiente di potenziali reclute. «Vogliamo che gli ucraini mantengano il maggior numero possibile di legami con il loro Paese», ha dichiarato la premier Yulia Svyrydenko. Il governo si trova così davanti a un difficile equilibrio: rispondere alle esigenze della guerra senza compromettere il futuro demografico del Paese.

Secondo il CES, tra agosto e novembre 2025 circa 96 mila uomini hanno lasciato l’Ucraina. Le stime sono elaborate sulla base dei dati delle guardie di frontiera polacche, slovacche e rumene, integrati con quelli del Servizio di frontiera ucraino; per Ungheria e Moldavia il centro utilizza estrapolazioni statistiche. «Dall’agosto scorso circa un giovane su sette tra i 18 e i 22 anni ha lasciato il Paese», si legge nel rapporto.

Chi tornerà in Ucraina?

Alla fine della guerra potrebbero rientrare in Ucraina tra 1,3 e 2,2 milioni di persone, secondo il CES.

«La decisione di tornare dipenderà da numerosi fattori», spiega Gladun. «La disponibilità di un’abitazione, le opportunità lavorative, i servizi per i bambini, le scuole. Chi vive oggi all’estero confronterà la qualità della vita raggiunta nel Paese ospitante con quella che potrà trovare in Ucraina. Anche il grado di integrazione nella nuova società avrà un peso importante».

Naturalmente, il fattore decisivo resta la conclusione del conflitto. «Due anni fa un sondaggio mostrava che il numero di persone disposte a tornare aumentava del 25% se la guerra fosse terminata con il ripristino dei confini del 1991, rispetto all’ipotesi di una conclusione lungo l’attuale linea del fronte», aggiunge Gladun.

Secondo Gladun, molti ucraini sono convinti che «se il conflitto dovesse congelarsi lungo la linea del fronte, la Russia tornerebbe ad attaccare nel giro di pochi anni».

Inoltre, il 66% degli ucraini rifugiati all’estero è in età lavorativa (18-65 anni). Più della metà (56%) ha meno di 35 anni. Sono proprio loro il capitale umano su cui si giocherà il futuro del Paese. Eppure sono anche la fascia meno propensa a rientrare.

«Oggi osserviamo che gli under 35 sono molto meno intenzionati a tornare rispetto alle persone più anziane, soprattutto agli over 50», spiega Iryna Ippolitova. «Le ragioni sono molteplici: una migliore integrazione nei Paesi ospitanti, prospettive economiche più favorevoli, salari più alti e, soprattutto, la sicurezza. Per convincere questa generazione a tornare servono alcune condizioni imprescindibili: la fine della guerra, un contesto sicuro e la ripresa dei voli civili. Un conflitto congelato inciderebbe molto meno sulla disponibilità dei rifugiati a rientrare.»

Il futuro della protezione temporanea

Oggi gli ucraini presenti nei Paesi dell’Unione europea beneficiano del regime di protezione temporanea, introdotto nel marzo 2022 per consentire ai rifugiati di lavorare, studiare e accedere ai sistemi sanitari nazionali.

La misura, prorogata più volte, è destinata a scadere nel marzo 2027. Che cosa accadrà dopo resta ancora incerto. Alcuni governi europei hanno già iniziato a interrogarsi sul futuro dei milioni di cittadini ucraini presenti nei rispettivi territori. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ad esempio, ha ribadito di voler limitare il numero degli uomini ucraini che chiedono asilo in Germania, sostenendo che dovrebbero essere messi nelle condizioni di rientrare per contribuire alla ricostruzione del proprio Paese.

*Questo articolo rientra nella collaborazione giornalistica europea del progetto “EU Neighbours East”

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