L’agricoltura nello spazio è più vicina alla Terra con robotica e orti in assenza di gravità
In aumento le sperimentazioni condotte da università e aziende che trovano applicazioni commerciali: moltiplicati i prototipi per coltivare il cibo nello spazio e allungare la durata delle missioni
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Dalla Terra allo spazio e ritorno. Salad machines per la coltura di insalate in ambiente controllato, tappetini capillari per irrigare in assenza di gravità e di atmosfera, microorti per coltivare in modo autonomo nella galassia. Ma anche sensori IoT, tecnologia satellitare e tanta robotica. È l’agricoltura spaziale che avanza.
«La scienza offre oggi la concreta possibilità di creare un ecosistema artificiale per produrre cibo in luoghi ritenuti estremi e perciò impossibili, come lo spazio. Ma questi stessi prototipi poi dallo spazio tornano sulla Terra sotto forma di applicazioni commerciali per aiutare la nostra agricoltura» ha spiegato Stefania De Pascale, astroagronoma, professoressa ordinaria di Orticoltura e floricoltura all’Università Federico II di Napoli durante il suo intervento a OlioOfficina 2024.
La ricerca di soluzioni per il supporto alla vita dell’uomo nello spazio ha un vasto campo di applicazione proprio sulla madre Terra e sviluppa un business crescente e interessante, anche nel nostro Paese.
Secondo i dati Mise, la Space economy nel 2018 aveva raggiunto il valore di circa 370 miliardi di euro a livello globale, che si stima diverranno oltre 500 entro il 2030. Un settore che a livello mondiale impiega 1 milione di persone e con un valore “di ritorno sugli investimenti” molto alto: per ogni euro speso, 11 ne vengono creati. Non stupisce, su queste basi, che la Space Economy sia oggi considerata come uno dei più promettenti motori per la crescita economica.
In Italia sono circa 200 le aziende nel settore, di cui l’80% Pmi, per un giro d’affari annuo di 2 miliardi di euro e 7mila addetti (+15% negli ultimi cinque anni. Fonte Ministero Sviluppo Economico). L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo che può vantare una filiera spaziale autonoma e completa, grazie a investimenti costanti da diversi decenni.
Non solo alimentazione “spaziale” per portare il cibo terrestre pronto sulle navicelle orbitanti - si vedano le recenti collaborazioni di Rana, Barilla e Damiano con le missioni extraterrestri per sviluppare programmi di nutrizione per gli astronauti - ma sempre più prototipi per coltivare il cibo direttamente nello spazio. In questo modo si allungherebbe la durata delle missioni e la distanza percorribile.








