John Locke e la critica all’assolutismo del potere
Per il filosofo inglese, se il potere politico deve poter contare su un'adesione convinta di coloro che ad esso si vincolano, questo non può essere un potere assoluto, illimitato e illimitabile
di Vittorio Pelligra
7' di lettura
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Chi avesse dei dubbi sul potere delle idee dovrebbe riflettere sulla convinzione che molti dei più grandi filosofi politici dei secoli passati avevano circa la possibilità, dopo un'eventuale rivoluzione, che le loro opere venissero usate per accendere quei roghi nei quali essi stessi sarebbero stati gettati per primi. L'inglese John Locke fu uno di questi grandi filosofi e le sue idee gli procurarono un'esistenza avventurosa e lo portarono pericolosamente vicino ad un simile destino.
Promesse non mantenute
Locke visse nella seconda metà del XVII secolo, anni turbolenti nella storia dell'Inghilterra. Anni nei quali si accese un conflitto non solo di idee tra i sostenitori della monarchia e quelli di una forma di governo parlamentare. La guerra civile che ne scaturì venne combattuta tra il 1642 e il 1651 e culminò con l'accusa di altro tradimento, la conseguente esecuzione del re di Carlo I e l'esilio del figlio Carlo II. Il capo dei parlamentari, Oliver Cromwell, assunse la guida del Commonwealth of England, con il titolo di Lord Protettore. Ma alla sua morte Carlo II venne richiamato dal Parlamento che temeva uno stato di pericolosa vacanza che sarebbe potuta sfociare nel caos dell'anarchia.
Venne offerto a Carlo un accordo che prevedeva varie misure di moderazione del suo potere. Egli accettò ma, nei fatti, non mantenne le promesse. La nazione si spacca ancora una volta: da una parte i grandi proprietari terrieri e il clero anglicano, sostenitori delle prerogative reali; dall'altra le classi mercantili e urbane che vorrebbero rafforzare il ruolo del Parlamento. Tories contro Whigs. Questi ultimi cercano di creare le condizioni per l'istaurazione di una monarchia costituzionale, nella quale il parlamento dovrebbe poter limitare le prerogative del re. Alla base di questa posizione c'è il rifiuto di riconoscere al re un potere di diretta derivazione divina, posizione difesa, invece, dai Tories che, al contrario, sono convinti che il monarca goda di un potere assoluto sui suoi sudditi e che dell'uso di tale potere debba rispondere esclusivamente davanti a Dio.
L'amicizia con il conte di Shaftesbury
Locke era grande amico del fondatore dei Whigs, Lord Anthony Ashley Cooper, in seguito conte di Shaftesbury, che gli offrì lunga e generosa ospitalità nel suo palazzo di Londra. L'amicizia di Shaftesbury consentirà a Locke di ricoprire, nel tempo, diverse importanti cariche pubbliche che lo proiettarono al centro dell'arena politica, ma al contempo, lo legherà a filo doppio ai destini del conte suo protettore. Quando questi nel 1674 cade in disgrazia, Locke è costretto ad allontanarsi dall'Inghilterra e a riparare in Francia. Pochi anni dopo, però, nel 1679, il parlamento promulgherà l'“Atto di esclusione” volto ad impedire, almeno temporaneamente, a Giacomo Stuart, il fratello del re, cattolico e assolutista, di salire al trono. Così Shaftesbury torna al potere e anche Locke viene richiamato in patria. Vi rimarrà poco perché nel 1682 viene indirettamente coinvolto in un complotto per uccidere il re e suo fratello. Shaftesbury verrà arrestato e Locke sarà costretto a fuggire in Olanda dove vivrà a lungo in clandestinità
Gli eccessi di Giacomo II finiscono per generare un profondo malcontento anche tra molti conservatori. I Whigs riescono ad approfittare della situazione per offrire il trono a Guglielmo d'Orange che decide saggiamente di condividerlo con la moglie Maria II, figlia di Giacomo, il quale, pacificamente, viene indotto ad abdicare. A seguito della incruenta “Glorious Revolution”, Locke poté tornare in Inghilterra. Quello stesso anno verrà approvato il “Bill of Rights” che, tra le altre cose, imponeva importanti limitazioni al potere del re, aprendo, così, la strada ad un processo di riforme che condurrà alla nascita della monarchia costituzionale.









