Jeremy Bentham, l'algebra morale e la giustizia come utilità
«Tre sono le sorgenti dalle quali derivano i principii morali e politici regolatori degli uomini - scrive Cesare Beccaria nelle prime pagine del suo “Dei delitti e delle pene” (1764) - la rivelazione, la legge naturale, le convenzioni fattizie della società»
di Vittorio Pelligra
9' di lettura
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“Tre sono le sorgenti dalle quali derivano i principii morali e politici regolatori degli uomini – scrive Cesare Beccaria nelle prime pagine del suo Dei delitti e delle pene (1764) - La rivelazione, la legge naturale, le convenzioni fattizie della società”. Dio, natura e convenzioni umane fondano, dunque, tre differenti prospettive rispetto a ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Classi di virtù
Allo stesso tempo queste tre diverse prospettive danno origine a tre diverse classi di virtù. Le prime due sorgenti sono immutabili, mentre la terza dipende dall'agire umano. Ed è su questa ultima nozione che Beccaria sceglie di concentrarsi. “Il considerare i rapporti dell'ultima non è l'escludere i rapporti delle due prime - continua il marchese di Gualdrasco - così sembra necessario di esaminare separatamente da ogni altra considerazione ciò che nasca dalle pure convenzioni umane, o espresse, o supposte per la necessità ed utilità comune, idea in cui ogni setta ed ogni sistema di morale deve necessariamente convenire”.
In queste poche righe troviamo in nuce espressi i due principi fondamentali di quella corrente filosofica e politica che dominerà il mezzo secolo che va dalla pubblicazione del Trattato sulla Natura Umana (1739) di David Hume fino allo scoppio della Rivoluzione Francese, nel 1789, anno in cui viene dato alle stampe l'Introduzione ai Principi della Morale e della Legislazione di Jeremy Bentham. Parliamo dell'utilitarismo, una prospettiva filosofica e politica che accomuna pensatori come Beccaria, Mill, Helvétius, Gay, Hutcheson e Bentham, appunto, che in genere ne viene ritenuto il padre fondatore e che, nata in quegli anni, continua ed esercitare la sua profonda influenza ancora oggi.
Pannomion utilitaristico
Un pensatore tanto originale quanto frainteso, Bentham. Fu un bambino prodigio, iniziò a frequentare l'università, il Queen's College di Oxford, all'età di 12 anni. Dedicò la sua vita alla creazione di un pannomion (un corpo completo di leggi) basato sui principi utilitaristici. Le sue idee portarono all'introduzione di decine di riforme legali e la sua influenza politica fu profonda in Inghilterra per molti anni dopo la sua morte. Era certamente un pensatore radicale e innovativo. I suoi scritti a favore della depenalizzazione dell'omosessualità erano così liberali che, dopo la morte del filosofo, il suo stesso editore decise di tenerli segreti. Fu uno strenuo sostenitore dei diritti delle donne, compresa la possibilità di divorziare, dell'abolizione della pena di morte, della schiavitù e di ogni forma di punizione corporale; propugnò una radicale riforma carceraria e varie liberalizzazioni in ambito economico.
Fu anche uno dei primissimi pensatori ad occuparsi del benessere animale. “I francesi hanno già scoperto che il nero della pelle non è una ragione per cui un essere umano debba essere abbandonato senza rimedio al capriccio di un carnefice. Può arrivare il giorno in cui si riconoscerà che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione dell'oc sacrum sono ragioni altrettanto insufficienti per abbandonare un essere senziente allo stesso destino? Quale attributo dovrebbe tracciare l'insuperabile confine? La facoltà della ragione, o, forse, quella del discorso? Ma un cavallo o un cane adulto è un animale incomparabilmente più razionale, e più socievole, di un neonato di un giorno o di una settimana, o anche di un mese. Ma anche ponendo che le cose stiano diversamente: a che servirebbe? La domanda da porre non è «Possono ragionare?», né «Possono parlare?» ma «Possono soffrire?»”.









