Scuola

Istruzione, tra aiuti pubblici e privati: come funziona il sistema in Ue

Tra borse di studio, sussidi e agevolazioni fiscali, nei Paesi Ue il sostegno agli studenti varia notevolmente

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Petr Jedlička (Deník Referendum, Repubblica Ceca), Marina Kelava (H-Alter, Croazia) e Theo Anders (Der Standard, Austria)

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Dalle borse di studio pubbliche al sostegno di enti e fondazioni. Non è un quadro uniforme quello che si ricava osservando la mappa degli aiuti a studenti e famiglie per completare i cicli di istruzione secondaria o terziaria, ossia scuole superiori e università. In questo scenario, secondo i dati raccolti ed elaborati da Eurostat, nel 2022 gli aiuti finanziari dei governi alle famiglie e agli studenti nell’Ue ammontavano in media a 533 euro per alunno per l’istruzione secondaria superiore e post-secondaria non terziaria e 766 euro per l’istruzione terziaria.

Emerge inoltre un divario notevole tra i Paesi del nord Europa e quelli del centro sud. I valori più alti di aiuti finanziari per l’istruzione terziaria per studente sono stati registrati in Danimarca con 8.024 euro, Irlanda con 5.692 euro e Svezia 4.948 euro. I valori più bassi sono stati in Grecia 20 euro, Croazia 97 euro e Repubblica Ceca 115 euro.

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«Quando si tratta di istruzione secondaria superiore e post-secondaria non terziaria, i più alti valori di aiuti finanziari - scrive Eurostat - sono stati attribuiti dai Paesi Bassi 1.790 euro, dalla Svezia 1.741 euro e dalla Danimarca 1.644 euro. D’altra parte, gli aiuti finanziari sono stati i più bassi in Croazia 7 euro, in Polonia 16 euro e in Ungheria 76 euro».

Tra i paesi dell’Ue, il livello di aiuti finanziari alle famiglie e agli studenti era più alto per l’istruzione terziaria rispetto all’istruzione secondaria superiore e post-secondaria non terziaria, ad eccezione di Bulgaria, Repubblica Ceca, Lettonia e Slovenia.

L’Italia in ritardo

In Italia, le misure a sostegno di studenti e famiglie non mancano, ma allo stesso tempo, vengono sollevate preoccupazioni e perplessità perché la cifra viene considerata insufficiente.

C’è poi un altro aspetto: in media, in Europa e nei paesi OCSE, circa il 40% degli adulti tra i 25 e i 64 anni ha raggiunto un livello di istruzione terziaria. Il resto della popolazione adulta si divide tra un 40-45% che ha raggiunto almeno un diploma di scuola secondaria (o un altro titolo equivalente), e un restante 15-20% che ha terminato gli studi prima. L’Italia registra un evidente ritardo rispetto a questi numeri. Nel confronto con gli altri Paesi l’Italia spicca, ma in negativo nell’istruzione di livello terziario: solo il 20% di laureati, cioè il peggior risultato con Romania (21%), Messico (21%), Argentina (25%), Costa Rica (25%), Turchia (25%). Anche la percentuale di adulti che ha interrotto gli studi prima del diploma di scuola superiore (37%) è tra le peggiori.

Il calo della spesa in istruzione in Italia è iniziato nel 2010. Nel confronto con gli altri due maggiori partner Ue (Germania e Francia), emerge da un’analisi di Openpolis, «l’Italia oggi si colloca a 0,4 punti dalla Germania (4,5%) e a oltre un punto percentuale dalla Francia (5,2%)». «Questa distanza non è nuova essendosi consolidata nel corso degli ultimi 10-15 anni, in particolare in seguito alla grande recessione iniziata nel 2008 - prosegue ancora -. In quell’anno la Francia spendeva più dell’Italia e della media europea, mentre la Germania si attestava al di sotto del nostro paese (3,9% a fronte del 4,3% dell’Italia). Negli anni successivi, anche in risposta alla successiva crisi finanziaria e debitoria, la quota di Pil speso in istruzione è progressivamente diminuita, portando al sorpasso della Germania sull’Italia»

Dalla no tax area alle borse di studio

Da qualche tempo, per invertire questa rotta sono state introdotte misure di sostegno, come la NO Tax Area a partire dal 2017, che come spiegato dalla guida del ministero, «si applica a tutte le istituzioni universitarie e AFAM statali e permette a chi ha un ISEE sotto i 13 mila euro di non pagare l’iscrizione all’università»

Chi ha un ISEE compreso tra i 13 mila e i 30 mila euro può comunque beneficiare di riduzioni delle tasse universitarie.

«La legge dispone che le tasse universitarie, per chi ha un ISEE compreso tra 13 mila e 30 mila euro non potranno superare il 7% della differenza tra ISEE e 13 mila euro». Ci sono poi le borse di studio che vengono erogate dalle Regioni. A queste si aggiungono le iniziative dei Comuni, di enti pubblici o privati, fondazioni e altri organismi che puntano a premiare gli studenti volenterosi.

C’è ancora da fare

Misure che, a sentire gli addetti ai lavori, non sarebbero sufficienti ad affrontare una situazione tutt’altro che felice. «Il mondo della scuola deve fare i conti con numerose carenze e criticità - premette Laura Cicilloni, insegnante e dirigente sindacale della Flp Cgil del Sulcis Iglesiente - perché si investe troppo poco. Parliamo dell’edilizia scolastica, dato che mancano proprio gli spazi, ma anche degli strumenti». Un esempio? «Non esiste un comodato d’uso per i libri e le famiglie devono sobbarcarsi i costi che, per un ragazzo di prima media, non sono inferiori ai 300 euro - argomenta -, stesso discorso per computer o tablet. È vero che ci può essere qualche eccezione, ma è legata solamente alla buona volontà e alle iniziative promosse dalle singole scuole». Alla riduzione della spesa si lega un altro aspetto: il tempo prolungato. «Oggi è limitato alle sole scuole primarie, invece dovrebbe essere esteso anche a quelle secondarie - aggiunge -. Inoltre, ritengo sia necessario rendere obbligatorio anche l’ingresso dei bambini all’ultimo anno della scuola per l’infanzia, proprio per prepararli e accompagnarli nel percorso didattico che dovranno poi intraprendere».

Spagna: borse di studio al centro del sostegno

In Spagna le principali forme di aiuto agli studenti sono rappresentate da borse di studio e sussidi diretti gestiti dal Ministero dell’Istruzione e dalle comunità autonome. Questi interventi possono coprire tasse universitarie, trasporti, materiali didattici o erogare somme fisse basate sul reddito e sul luogo di residenza. I prestiti studenteschi sono poco diffusi, mentre esistono alcune agevolazioni fiscali, limitate a specifiche regioni, come le Canarie. Nonostante la crisi del costo della vita abbia portato a tagli locali e proteste, in particolare nella Comunità di Madrid, le borse pubbliche continuano a garantire un accesso quasi gratuito all’università per chi soddisfa i requisiti di reddito. Tuttavia, permangono ostacoli legati a costi di alloggio, materiali e burocrazia, che limitano l’effettiva equità nell’accesso all’istruzione superiore.

Croazia: istruzione pubblica gratuita e sussidi locali

In Croazia, la maggior parte degli studenti a tempo pieno nelle università pubbliche non paga tasse universitarie, grazie a sussidi e borse di studio statali. Gli studenti possono anche beneficiare di vitto e alloggio fortemente sovvenzionati, mentre i trasporti pubblici sono gratuiti o agevolati. Le borse di studio sono differenziate: alcune premiano merito accademico, altre il reddito familiare, integrando eventuali contributi locali, come quelli della città di Zagabria. Le recenti modifiche legislative hanno aumentato le soglie fiscali e le borse per studenti e atleti, permettendo di studiare con un budget molto contenuto. Tuttavia, l’accesso all’università continua a risentire dell’educazione dei genitori: chi proviene da famiglie con istruzione superiore è più propenso a iscriversi all’istruzione terziaria, mentre chi ha genitori meno istruiti incontra maggiori barriere.

Austria: borse di studio mirate ai redditi bassi

In Austria, il sostegno pubblico agli studenti si concentra sulle borse di studio statali, riservate principalmente a chi proviene da famiglie a basso reddito e con requisiti di rendimento accademico. A queste si aggiungono gli assegni familiari per i genitori, che restano disponibili fino ai 24 anni dello studente. Non esistono prestiti pubblici. Durante il periodo di alta inflazione tra il 2022 e il 2025, sia le borse di studio sia gli assegni familiari sono stati automaticamente adeguati al costo della vita, sebbene recentemente alcune misure siano state ridotte a seguito di pacchetti di austerità. Nonostante l’orientamento mirato ai redditi bassi, gli studenti provenienti da famiglie operaie o meno abbienti rimangono sottorappresentati nelle università austriache.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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