Medio Oriente

Israele si ritira da sette agenzie Onu. Oltre 100 bambini uccisi a Gaza da inizio tregua

Anche freddo e pioggia continuano a provocare morti

di Giulia Riva

I palestinesi ispezionano i danni causati dalla guerra in un edificio parzialmente crollato, in una ventosa giornata invernale, nella città di Gaza, il 13 gennaio 2026. REUTERS/Dawoud Abu Alkas

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Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha annunciato la decisione di ritirare Israele da diverse agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni associate per ragioni che vanno dal presunto pregiudizio anti-israeliano alla “burocrazia inefficace”. Lo riporta il Times Of Israel.

Le agenzie da cui Israele si ritira con effetto immediato sono: l’Ufficio del Rappresentante speciale del Segretario generale per i bambini e i conflitti armati; l’Entità delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile (UN Women); la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo; la Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale; l’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite; l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia; e il Forum globale su migrazione e sviluppo.

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Il ministero degli Esteri israeliano ha aggiunto che continuerà a esaminare i legami di Israele con altre agenzie delle Nazioni Unite.

A Gaza si continua a morire di freddo

Morire di freddo nella Striscia di Gaza. È successo di nuovo, a un bambino. Sale così a sette il numero dei decessi infantili registrati dallo scorso novembre nell’enclave palestinese per la mancanza di alloggi adeguati ad affrontare le rigide condizioni meteo. A dare la notizia è il Ministero della Salute della Striscia.

I forti venti, nella notte, hanno causato anche il crollo di alcune tende. Quattro persone sono morte e almeno altre cinque sono rimaste ferite. Tra i morti figurano due donne, una ragazza e un uomo, secondo l’ospedale Shifa che ha accolto le vittime.

Gaza, forti raffiche di vento e pioggia: le immagini delle tende distrutte e allagate

«La situazione umanitaria rimane disastrosa - ha sottolineato Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu - perchè le dure condizioni meteorologiche stanno mettendo a repentaglio i progressi compiuti dalla risposta umanitaria e almeno 1,1 milioni di persone nella Striscia hanno ancora urgente bisogno di aiuto».

Oltre cento bambini morti dall’inizio della tregua

Sarebbero più di cento, invece, i bambini uccisi a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco. «Un bambino o una bambina uccisi ogni giorno», ha dichiarato al Palazzo delle Nazioni di Ginevra il portavoce dell’Unicef, James Elder, sottolineando come bombardamenti e scontri a fuoco siano solo diminuiti. «Quella che il mondo ora definisce “calma” sarebbe considerata una crisi in qualsiasi altro luogo. Purtroppo, il cessate il fuoco ha avuto un effetto indesiderato: i bambini palestinesi di Gaza sono scomparsi dalla scena», ha sottolineato l’Unicef.

Timidi progressi, ma non basta

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia riconosce però, durante la tregua, progressi concreti in alcuni settori: «Nel campo della salute sono stati ampliati i servizi sanitari di base, comprese le vaccinazioni», ha detto Elder, assicurando che l’Unicef sta utilizzando ogni mezzo a sua disposizione, dagli asini ai bulldozer, per rimuovere ogni mese mille tonnellate di rifiuti solidi e migliorare le condizioni igieniche nella Striscia.

«Nonostante i modesti progressi, due anni di guerra hanno reso la vita dei bambini di Gaza incredibilmente difficile. Vivono ancora nella paura e i loro traumi psicologici rimangono incurabili, diventando sempre più profondi e difficili da guarire con il passare del tempo. È il momento di trasformare la riduzione della violenza in sicurezza reale: aprire l’accesso agli aiuti, aumentare massicciamente le evacuazioni mediche e fare in modo che questo sia il momento in cui l’uccisione dei bambini a Gaza finisca davvero», ha chiosato Elder.

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