Fisco e contribuenti

Irpef, 10 anni di redditi: dal Piemonte al Veneto, Nord in coda agli aumenti

Fra 2015 e 2024 le Regioni settentrionali e il Lazio registrano incrementi inferiori alla media nazionale: nelle province di Genova, Imperia, Como e Varese i numeri peggiori

di Marco Mobili, Giovanni Parente e Gianni Trovati

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Gli ultimi 10 anni di Irpef raccontano la storia di un Paese che vede ridursi le proprie, storiche diseguaglianze territoriali. Notizia positiva, anche se va trattata con qualche attenzione.

I dati sulle ultime dichiarazioni censite dal ministero dell’Economia e diffusi giovedì scorso offrono la fotografia più aggiornata degli imponibili denunciati al Fisco dagli italiani. Nel complesso, i numeri mostrano redditi che sono cresciuti leggermente più dell’inflazione, ma il dato richiede qualche cautela: perché rispetto a 10 anni fa i risultati della lotta all’evasione sono cresciuti nettamente, e la dinamica complessiva risente di una maggiore fedeltà fiscale oltre che degli incrementi nominali che ovviamente non sono mancati.

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La forbice ridotta

Le classifiche per valori assoluti restituiscono la solita geografia, con la Lombardia in testa e la Calabria in coda. Ma nel tempo la forbice si è un po’ ridotta, perché nel 2024 il contribuente medio calabrese ha denunciato un reddito pari al 64,1% del suo omologo lombardo, mentre nel 2015 il rapporto si fermava al 61,8%. Non è una rivoluzione. Ma qualcosa si muove.

Lo dimostra appunto il confronto decennale, che dietro all’eccezione rappresentata dalla Provincia autonoma di Bolzano (con un aumento del reddito medio del 7,7% in termini reali, depurati cioè dall’inflazione del periodo) vede addensarsi ai piani alti della classifica Regioni meridionali come la Basilicata (+7,6%), il Molise (+7,4%) e l’Abruzzo (+7,2%). E il quadro si conferma allargando lo sguardo per abbracciare un’inedita divisione a metà: in alto il Mezzogiorno, in basso il Centro Nord, con la classifica chiusa da Liguria (+0,5% nel reddito reale medio fra 2015 e 2024), Lazio (+1,9%), Piemonte (+2,4%), Toscana (+3,3%), Emilia-Romagna (+3,5%) e Friuli Venezia Giulia (+3,7%): tutte sotto la media nazionale, che si è attestata al 3,9% spinta evidentemente dal resto del Paese.

LA DINAMICA NELLE REGIONI

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Il dettaglio provinciale

La conferma arriva quando aumentano i pixel dell’immagine, approfondendo l’analisi a livello provinciale. Qui la maglia nera viene assegnata a Genova, che addirittura vede i redditi effettivi perdere terreno (-0,5%) nel confronto con 10 anni prima, facendo peggio di Imperia (+0,4%), Como (+0,7%) e Varese (+0,9%). Dati lontanissimi dal +13,4% fatto segnare dal reddito medio della provincia di Sassari e dal +11,1% registrato nel Sud Sardegna, che abbraccia Sulcis Iglesiente e Medio Campidano. Qui l’eccezione è rappresentata da Verona (+10,6%), in un quintetto di testa che si completa con Enna (+10,3%) e Teramo (+9,7%).

Fra le grandi, è Roma a mostrare il dato più opaco (+1% reale in 10 anni), ma anche Torino (+1,6%), Napoli (+1,8%), Firenze (+2,2%) e la stessa Milano (+3,4%) si fermano sotto alla media nazionale.

Esaurito il diluvio delle cifre, dettagliate nei grafici e nelle tabelle in queste pagine, è tempo di qualche spiegazione. Che, inevitabilmente, deve correre a cavallo fra le dinamiche economiche, il cambiamento demografico e l’evoluzione del Fisco.

Sul primo aspetto, i dati riflettono senza dubbio una crescita economica che negli ultimi anni a Sud ha mostrato qualche decimale in più rispetto al Centro Nord, più direttamente colpito dagli shock esogeni che hanno investito l’industria e abbattuto l’economia tedesca, strettamente intrecciata alle catene di fornitura del Nord Est e del settentrione in genere. In questo raffreddamento complessivo spicca in negativo il quadro della Liguria, teatro in questi anni di molte crisi industriali, dai cantieri al petrolchimico, che hanno complicato la vita di molte famiglie. Questa gelata industriale ha aumentato il peso specifico di settori a basso valore aggiunto, a partire dal turismo. E ha accentuato un declino reddituale alimentato anche dalla demografia, che in riva al Tirreno settentrionale vede la quota di anziani più alta d’Italia.

IL DETTAGLIO PER PROVINCIA

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Il recupero del Sud

In questo scenario, il recupero meridionale è un fenomeno recente. Che ha conosciuto un’accelerazione anche grazie ai fondi del Pnrr, che si sono concentrati nel Mezzogiorno (40% delle risorse per un’area in cui vive il 34% degli italiani) e in particolare con gli investimenti infrastrutturali hanno aumentato l’occupazione in regioni dove i margini di miglioramento sono comunque ancora enormi.

Nella stessa direzione ha remato però anche la maggiore fedeltà fiscale media, imposta dall’aumento dei controlli telematici o indotta dagli incentivi all’adesione spontanea agli obblighi tributari (compliance): perché anche nel tax gap il primato nazionale è meridionale, e quindi diventa più incisiva la lotta all’evasione.

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