Dichiarazioni 2025

Fisco, in Italia un paradiso per 52.200 contribuenti

Tra impatriati, Paperoni e pensionati al Sud crescono del 10% i soggetti attirati dall’estero con lo sconto sulle tasse

di Marco Mobili e Giovanni Parente

 Pcess609 - stock.adobe.com

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Nell’inferno di commi e leggi in continuo cambiamento e in cui la riforma fiscale ha promesso di portare una maggiore certezza del diritto, c’è chi trova il suo angolo di paradiso. Nessuno lo direbbe mai ma l’Italia si conferma un angolo in cui c’è chi può lucrare il proprio vantaggio tributario: una comunità di 52.200 contribuenti, che hanno sfruttato le diverse agevolazioni esistenti secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 (anno d’imposta 2024) diffusi dal dipartimento delle Finanze. Un trattamento di favore riservato da diverse disposizioni che si sono stratificate negli anni. Disposizioni che guardano a chi dall’estero si trasferisce in Italia e soprattutto a chi ha patrimoni rilevanti e quindi una maggiore capacità di spesa. Naturalmente va anche ricordato lo sforzo compiuto per ridurre la pressione fiscale ai contribuenti italiani prima con la riduzione da quattro a tre aliquote (in vigore dall’anno d’imposta 2024), il nuovo assetto del taglio al cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti e da ultimo con la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33% in vigore dallo scorso 1° gennaio.

Impatriati

Eppure i regimi di attrazione dall’estero hanno suscitato un dibattito e un interesse tra gli addetti ai lavori quasi superiore ai ritocchi all’Irpef per la generalità dei quasi 43 milioni dei contribuenti italiani. Sono principalmente due le agevolazioni, con requisiti e con un perimetro oggettivo differenziato, a catalizzare le attenzioni e a macinare numeri nelle adesioni. Da un lato, ci sono gli impatriati che rappresentano circa l’86% della comunità dei beneficiati e che hanno raggiunto quasi quota 45mila adesioni. L’impatto è articolato tra le modifiche che hanno toccato il regime, che consente a chi possiede i criteri richiesti di entrare o rientrare in Italia e di avere una sostanziosa detassazione del reddito prodotto nel nostro Paese.

Loading...

Le dichiarazioni 2025 nonostante una crescita generalizzata (+9,4%) sul dato cumulato di tutte le “articolazioni” previste dalle norme che si sono succedute fanno emergere i primi segnali della stretta imposta da uno dei decreti attuativi della delega fiscale (Dlgs 209/2023), in quanto l’imponibilità al 50% riguarda 1.617 soggetti nuovi entranti e quella al 40% soltanto 455. Anche per questo sarà interessante verificare il trend nelle statistiche relative alle dichiarazioni dei prossimi anni. In ogni caso una conferma indiretta che tutto il regime guardi a contribuenti con redditi medi di gran lunga superiore alla media generale dei contribuenti italiani (25.820 euro) emerge l’ammontare lordo medio del reddito da lavoro dipendenti per questa categoria sia di poco al di sotto dei 121mila euro.

Neoresidenti

L’altra agevolazione che alimenta il dibattito fiscale è quella dei Paperoni, o in gergo tecnico dei neoresidenti. La tassazione piatta – approvata sotto il Governo Renzi con la manovra 2017 (legge 232/2016) riguarda i soli redditi esteri e ha visto progressivamente salire l’asticella: dai 100mila euro iniziali, si è passati ai 200mila con il decreto Omnibus dell’estate 2024 e ai 300mila dell’ultima manovra in vigore dal 1° gennaio 2026 (naturalmente le soglie più alte si applicano ai nuovi “arrivi”). In questo caso i numeri delle statistiche fiscali vanno messi a confronto con quelli con un maggior livello di dettaglio che la Corte dei conti fornisce ogni anno in occasione della relazione sul rendiconto generale dello Stato.

Nelle dichiarazioni 2025 il conto dei Paperoni (che comprende sia il contribuente principale sia i familiari che possono contare su una tassazione ridotta anche se salita da 25mila a 50mila euro da inizio 2026) è salito a 1.631, che segna comunque una crescita continua delle opzioni e in particolare del 9,1% rispetto al dato fornito dai giudici contabili in relazione all’anno d’imposta 2023.

Ma quanto conviene al Fisco italiano questo regime attrattivo? È possibile sbilanciarsi dicendo che sono briciole rispetto all’Irpef netta dichiarata (per l’anno d’imposta 2024 197,4 miliardi). Tra il 2020 e il 2023 sono arrivati versamenti per circa 315 milioni (287,5 per i contribuenti principali e circa 27,7 milioni per i familiari). La controbiezione è legata al fatto che questi soggetti con la loro capacità di spesa possano portare altre entrate, si pensi alle imposte indirette sui consumi o possono favorire nuovi investimenti in Italia. Ma c’è un effetto distorsivo messo in risalto dalla Corte dei conti, che finora nessun Governo a prescindere dal colore politico ha mai corretto: «La disciplina appare principalmente indirizzata a favorire soggetti che possono ritrarre fonti di reddito da più paesi e che trasferiscono la propria residenza in Italia per finalità lavorative (come nel caso, probabilmente frequente, degli sportivi professionisti), residenziali o per altre ragioni, senza tuttavia esigere - come pure ci si sarebbe dovuto attendere - un effettivo e tangibile collegamento con la realizzazione di investimenti produttivi nel nostro Paese». Del resto, non è neppure noto «l’ammontare dei redditi esteri sui quali agisce l’imposta sostitutiva, né delle imposte ordinarie che avrebbero dovuto essere effettivamente prelevate su tali redditi in assenza del regime sostitutivo». Intanto il decreto fiscale – ora in conversione al Senato – ha eliminato la possibilità di optare per regime dei nuovi impatriati e Paperoni dal 2027.

Pensionati esteri

C’è poi la flat tax al 7% dei pensionati esteri che si spostano nelle regioni del Sud o nei comuni colpiti dagli eventi sismici del centro Italia. Anche in questo caso non si può parlare di un successo: 933 opzioni, anche se le dichiarazioni 2025 hanno fatto segnare un balzo in avanti di quasi il 39 per cento. L’imposta dichiarata si ferma a 4 milioni. Intanto però la legge Pmi in vigore dal 7 aprile ha provato ad allargare un po’ le maglie, portando da 20mila a 30mila abitanti il bacino dei comuni interessati in cui è possibile spostarsi per sfruttare l’agevolazione.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti