Infrastrutture

Stretto di Messina: dagli investimenti ai pedaggi, ecco tutti i numeri del Ponte

Il Ponte sullo Stretto di Messina è destinato ad essere molto più di una semplice infrastruttura, perché può essere la scelta da cui dipende la direzione da imprimere alla politica economica di un’intera area del Paes

di Carmine Fotina

6' di lettura

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Fa discutere, divide. E lo farà verosimilmente ancora per molto tempo. Il Ponte sullo Stretto di Messina è destinato ad essere molto più di una semplice infrastruttura, perché può essere la scelta da cui dipende la direzione da imprimere alla politica economica di un’intera area del Paese. Anche per questo un dibattito fondato sui numeri è essenziale, senza tralasciare una stima di cui si è parlato poco: il drastico calo della popolazione che proprio quell’aerea del Paese più interessata dal progetto, il Mezzogiorno, farà segnare da qui al 2070.

1. Il traffico: stimata una crescita del 30% al 2062

Lo scorso 6 agosto il Cipess (il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) ha approvato il progetto definitivo del Ponte. La delibera ha fatto seguito alla firma dell’atto aggiuntivo al contratto tra la Società Concessionaria Stretto di Messina e il Contraente Generale Eurolink, guidato da Webuild.

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Ora tocca alla Corte dei conti esprimersi e pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture dei trasporti Matteo Salvini ha detto di aspettarsi un via libera nell’arco di circa un mese. Gran parte delle cifre da esaminare è contenuta nel Piano economico finanziario e nei suo allegati, che si estendono su un orizzonte temporale di 38 anni (2025-20262) di cui otto anni di progettazione e costruzione (2025-2032, con una coda degli investimenti nel 2033) e 20 anni di gestione (2033-2062). L’investimento, al netto dei contributi pubblici previsti, risulta ammortizzato entro la scadenza della concessione senza valore di subentro.

Lo studio realizzato dalla società Tplan consulting, allegato al Pef, prevede per il traffico, in via prudenziale, per gli anni del periodo della concessione successivi al 2032 (quando l’opera dovrebbe entrare in esercizio), sia per i passeggeri sia per le merci, un tasso di crescita medio annuo pari all’1% fino al 2062, con un aumento cumulato quindi di oltre il 30%.

2. I dubbi del Dipe: il nodo utenza al Sud: -32% di abitanti nel 2070

Su questa stima si è soffermato, in una nota preparatoria per la riunione del Cipess che ha dato il via libera al progetto definitivo del Ponte, il Dipe, cioè il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica che fa capo a Palazzo Chigi. Il Dipe ha chiesto di specificare le motivazioni alle basi di questa stima, osservando che – secondo le proiezioni Istat sull’andamento demografico del Paese – nello stesso periodo sarà in corso una forte riduzione della popolazione del Mezzogiorno, nell’ordine del 32% al 2070. A fronte delle osservazioni del Dipe, la società Tplan Consulting ha aggiornato lo studio, aggiungendo che fino al 2032 la mobilità passeggeri dovrebbe crescere dell’1,5% annuo e il traffico merci del 2% mentre negli anni successivi si riuscirebbe comunque a mantenere un incremento prudenziale dell’1% per entrambe le componenti, in quanto lo studio evidenzia comunque “come la crescita della mobilità non sia strettamente correlata alle dinamiche demografiche o al Pil regionale, ma sia piuttosto influenzata da fattori strutturali e sistemici – come i legami con il resto del Paese, la domanda turistica e l’evoluzione dell’offerta di trasporto – che hanno storicamente sostenuto l’aumento dei flussi, anche in contesti di contrazione demografica o stagnazione economica locale”. Conclusioni che sono state condivise dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

3. I ricavi: dai pedaggi attesi 300 milioni al 2062

Le stime del traffico sono alla base di quelle relative agli incassi da pedaggio. Partendo da un dato: i ricavi dell’opera in fase di gestione sono previsti a quota 162,8 milioni nel 2033 e a 336,4 milioni di euro nel 2062. Quest’ultima cifra sarà composta da 300,4 milioni di ricavi da pedaggio per l’attraversamento stradale e per il resto da ricavi da canone ferroviario e contributo per la continuità territoriale attualmente percepito da Rfi (Rete ferroviaria italiana) per la Sicilia.

4. Le tariffe: per le auto 3,9 euro con a/r in giornata

Le tariffe di gestione indicate nel Pef in approvazione - rileva il Dipe nella sua nota – prevedono uno sconto rispetto ai livelli attuali di circa l’80% nel caso di motocicli e auto e del 20% per furgoni e autocarri. Nel dettaglio, le tariffe all’utente (per tratta, Iva inclusa a valori del 2024) sono previste per i motocicli a 1,79 euro; per le auto a 3,93 (con andata e ritorno in giornata), a 4,49 euro (con ritorno entro tre giorni) o a 7,14 euro (ritorno entro 90 giorni); per gli autobus del trasporto pubblico locale a 7,2 euro, per gli autobus a lunga percorrenza a 33,4 euro. Quanto alle merci, si va dai 45,7 euro a tratta per i furgoni ai 102,4 per gli autocarri. Nei calcoli c’è anche la stima, limitata al 2033, dei transiti: in tutto poco più di 4,5 milioni di veicoli di cui quasi 2,3 milioni di auto e poco meno di 1 milione di autocarri.

5. La struttura: campata unica lunga 3.300 metri

Il Ponte, opera con una vita di progetto di 200 anni, avrà una lunghezza della campata centrale di 3.300 metri, a fronte di 3.666 metri di lunghezza complessiva. La larghezza dell’impalcato ammonterà a 60,4 metri, l’altezza delle torri sarà di 399 metri. Sono previste due coppie di cavi per il sistema di sospensione, per 5.320 metri di lunghezza complessiva e 1,26 metri di diametro e blocchi d’ancoraggio pari a 533mila metri quadri. Il canale navigabile centrale per il transito di grandi navi sarà alto 65 metri.

6. La capacità: 6mila veicoli all’ora e 200 treni al giorno

Il progetto consiste in due corsie più una d’emergenza per il traffico stradale, per ciascun senso di marcia, con una capacità totale pari a 6mila veicoli/ora. Si aggiungono due binari ferroviari e marciapiedi laterali, per una capacità dell’infrastruttura pari a 200 treni/giorno. Sono poi comprese le opere di raccordo stradale e ferroviario si versanti calabrese e siciliano (in tutto 20,3 km di collegamenti stradali e 20,2 km di collegamenti ferroviari), in massima parte in galleria, per garantire il collegamento al nuovo tracciato dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e alla futura tratta ad Alta velocità Napoli-Reggio Calabria, da un lato, e alle tratte autostradali Messina-Catania e Messina-Palermo dall’altro.

7. Il costo: piano di investimento da 13,5 miliardi

L’importo complessivo dell’investimento è calcolato in 13 miliardi e 532 milioni di euro. Di questi 10 miliardi e 508 milioni si riferiscono all’affidamento al contraente generale, a loro volta ripartiti tra 9 miliardi e 242 milioni di lavori e 1 miliardo e 266 milioni di importi non soggetti a ribasso come, ad esempio, i costi della sicurezza (203,3 milioni), i servizi di ingegneria e le attività di monitoraggio (304,8 milioni), le opere e misure compensative dell’impatto territoriale e sociale (267 milioni). Ci sono poi quasi 3 miliardi di altri costi (di cui 1,9 miliardi figurano come somme a disposizione del committente) tra cui l’attività specializzata di direzione lavori, il monitoraggio ambientale, la bonifica delle aree da materiali inquinanti, i dispositivi per ispezioni antisabotaggio, le attività di sorveglianza e le indagini archeologiche, gli oneri per il protocollo di legalità.

8. La manutenzione: spese straordinarie per 1,64 miliardi

I costi operativi annui di gestione nel periodo 2033-2062 sono stimati in circa 80 milioni di euro di cui circa 6 milioni per la manutenzione ordinaria dell’opera, circa 24 milioni per la spesa per il personale, 50 milioni per altri costi. C’è poi il capitolo della manutenzione straordinaria, valutati in 1,64 miliardi di euro tra il 2034 e il 2060: una stima che – specifica la Relazione del Pef – è stata effettuata alla luce dell’esperienza di operatori internazionali che gestiscono la manutenzione di grandi ponti sospesi in Danimarca, Turchia e Giappone. In particolare, viene contemplato il rifacimento completo delle pavimentazioni ogni 5 anni, la sostituzione del 20% delle barriere stradali ogni 15 anni, il rifacimento del 50% della verniciatura ogni 15 anni e la sostituzione dei sistemi meccanici e degli impianti sempre ogni 15 anni. Il valore complessivo dell’investimento, incluse le manutenzioni straordinarie, ammonta nella documentazione esaminata da Dipe e Cipess a poco più di 15,3 miliardi di euro a cui si aggiungono gli investimenti netti in beni reversibili della società Stretto di Messina per 189,7 milioni.

9. Le coperture: dal Fondo sviluppo e coesione 6,2 miliardi

Oltre metà delle coperture finanziare del progetto – pari nel complesso a 13 miliardi e 532 milioni era stata stanziata con la legge di bilancio 2024, poi integrata l’anno successivo (6 miliardi e 962 milioni). Una quota rilevante tuttavia deriva dal Fondo sviluppo e coesione, il grande fondo nazionale per le politiche di coesione e la riduzione dei divari territoriali che è destinato per l’80% al Mezzogiorno con lo scopo di finanziare spesa in conto capitale per interventi che devono avere il carattere dell’aggiuntività rispetto alla spesa ordinaria dello Stato. Dall’Fsc, in particolare si attinge per il Ponte in misura di 4,6 miliardi di euro per quanto riguarda la quota afferente alle amministrazioni centrali della programmazione 2021-2027 e in misura di 1,6 miliardi per la quota delle Regioni Sicilia e Calabria sempre 2021-27. Ulteriori 370 milioni di coperture si riferiscono invece all’aumento di capitale di Stretto di Messina spa riservato al ministero dell’Economia e concretizzatosi il 27 dicembre 2023.

10. Le opere connesse: dote di 500 milioni attesa al Cipess

È fuori da questi calcolo la spesa, per complessivi 500 milioni di euro, già autorizzata dalla legge di bilancio 2024 per le opere connesse, come individuate dal Cipess sulla base delle proposte trasmesse dal ministero di Salvini all’esito della Conferenza di servizi, ma non inclusa tra le decisioni che ad inizio agosto sono state sottoposte al Comitato. Si attende adesso che anche questa la lista di opere, con lo sblocco dei relativi 500 milioni, arrivi sul tavolo del Cipess.

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