Stretto di Messina: dagli investimenti ai pedaggi, ecco tutti i numeri del Ponte
Il Ponte sullo Stretto di Messina è destinato ad essere molto più di una semplice infrastruttura, perché può essere la scelta da cui dipende la direzione da imprimere alla politica economica di un’intera area del Paes
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Fa discutere, divide. E lo farà verosimilmente ancora per molto tempo. Il Ponte sullo Stretto di Messina è destinato ad essere molto più di una semplice infrastruttura, perché può essere la scelta da cui dipende la direzione da imprimere alla politica economica di un’intera area del Paese. Anche per questo un dibattito fondato sui numeri è essenziale, senza tralasciare una stima di cui si è parlato poco: il drastico calo della popolazione che proprio quell’aerea del Paese più interessata dal progetto, il Mezzogiorno, farà segnare da qui al 2070.
1. Il traffico: stimata una crescita del 30% al 2062
Lo scorso 6 agosto il Cipess (il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) ha approvato il progetto definitivo del Ponte. La delibera ha fatto seguito alla firma dell’atto aggiuntivo al contratto tra la Società Concessionaria Stretto di Messina e il Contraente Generale Eurolink, guidato da Webuild.
Ora tocca alla Corte dei conti esprimersi e pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture dei trasporti Matteo Salvini ha detto di aspettarsi un via libera nell’arco di circa un mese. Gran parte delle cifre da esaminare è contenuta nel Piano economico finanziario e nei suo allegati, che si estendono su un orizzonte temporale di 38 anni (2025-20262) di cui otto anni di progettazione e costruzione (2025-2032, con una coda degli investimenti nel 2033) e 20 anni di gestione (2033-2062). L’investimento, al netto dei contributi pubblici previsti, risulta ammortizzato entro la scadenza della concessione senza valore di subentro.
Lo studio realizzato dalla società Tplan consulting, allegato al Pef, prevede per il traffico, in via prudenziale, per gli anni del periodo della concessione successivi al 2032 (quando l’opera dovrebbe entrare in esercizio), sia per i passeggeri sia per le merci, un tasso di crescita medio annuo pari all’1% fino al 2062, con un aumento cumulato quindi di oltre il 30%.
2. I dubbi del Dipe: il nodo utenza al Sud: -32% di abitanti nel 2070
Su questa stima si è soffermato, in una nota preparatoria per la riunione del Cipess che ha dato il via libera al progetto definitivo del Ponte, il Dipe, cioè il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica che fa capo a Palazzo Chigi. Il Dipe ha chiesto di specificare le motivazioni alle basi di questa stima, osservando che – secondo le proiezioni Istat sull’andamento demografico del Paese – nello stesso periodo sarà in corso una forte riduzione della popolazione del Mezzogiorno, nell’ordine del 32% al 2070. A fronte delle osservazioni del Dipe, la società Tplan Consulting ha aggiornato lo studio, aggiungendo che fino al 2032 la mobilità passeggeri dovrebbe crescere dell’1,5% annuo e il traffico merci del 2% mentre negli anni successivi si riuscirebbe comunque a mantenere un incremento prudenziale dell’1% per entrambe le componenti, in quanto lo studio evidenzia comunque “come la crescita della mobilità non sia strettamente correlata alle dinamiche demografiche o al Pil regionale, ma sia piuttosto influenzata da fattori strutturali e sistemici – come i legami con il resto del Paese, la domanda turistica e l’evoluzione dell’offerta di trasporto – che hanno storicamente sostenuto l’aumento dei flussi, anche in contesti di contrazione demografica o stagnazione economica locale”. Conclusioni che sono state condivise dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.









