L’inchiesta di Milano

Inter e Milan, rischi per dirigenti e giocatori nell’inchiesta di Milano

I club, parti lese della vicenda, sono sottoposti a misure di prevenzione e dovranno migliorare la propria organizzazione. Per i tesserati già in campo la giustizia sportiva. L’inchiesta di Milano infatti rivela scenari inquietanti sulle pressioni indebite subite da parte delle frange estreme del tifo, con possibili ripercussioni sportive e amministrative

di Marco Bellinazzo

Lo stadio San Siro di Miano (Afp)

3' di lettura

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Dalla lettura delle 568 pagine dell’ordinanza con le misure cautelari disposte dal Gip Domenico Santoro emergono scenari inquietanti sullo stato dei rapporti tra i club milanesi e le frange più estreme del tifo trasformatesi in vere e proprie associazioni a delinquere, con tanto di connessioni con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Uno scenario in cui l’Inter, il Milan e i loro tesserati e dirigenti sono sottoposti a pressioni indebite e di fatto a minacce costanti per soddisfare la sete di guadagni illeciti di queste ultime.

Posto come hanno ribadito gli inquirenti che le due società sono da reputarsi come parti lese e che non si indagati tra le loro fila, è anche vero che potrebbero comunque ripercussioni di carattere sportivo e/o amministrativo.

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La procedura di prevenzione

Nell’ordinanza del gip, a proposito delle indagini avviate in diversi filoni soprattutto negli anni 2019 e 2020, si evidenzia come «la società interista si trovi in una situazione di sudditanza nei confronti degli esponenti della Curva Nord, finendo, di fatto, per agevolarli seppur obtorto collo». Una situazione che «ad oggi, non è per nulla mutata (se non peggiorata)». Tanto da far dire al procuratore di Milano Marcello Viola che «dovremo valutare se ci sono delle criticità e con la collaborazione delle società come risolverle».

In effetti, parallelamente all’indagine è stato avviato dal Tribunale milanese un «procedimento di prevenzione», di norma promosso dalla Sezione speciale in presenza di una contestuale richiesta di amministrazione giudiziaria nei confronti dell’azienda coinvolta, come avvenuto, di recente, per realtà della logistica, della vigilanza privata e della moda.

Il commissariamento dei due club o di rami aziendali tuttavia è una misura estrema e al momento non è stata neppure presa in considerazione. Piuttosto gli inquirenti intendono verificare se Inter e Milan abbiano fatto tutto il possibile per sottrarsi alle pressioni indebite degli ultrà e se permangono carenze - come quelle portate alla luce dall’indagine in corso - nella gestione di alcune attività, in particolare, legate alla vendita dei biglietti e all’accesso allo stadio. Carenze tali da pregiudicare da un lato la piena autonomia del club e dall’altro lato la sicurezza degli altri spettatori. Inter e Milan, ad ogni modo, si sono immediatamente resi disponibili a collaborare con la Procura e i suoi consulenti per migliorare i propri standard organizzativi.

La giustizia sportiva

Il fenomeno delle infiltrazioni criminali nelle curve italiane. Nel 2019 la Cassazione nell’ambito dell’inchiesta Alto Piemonte ha accertato la presenza dominante nel tifo organizzato della Juventus di esponenti della ’ndrangheta, dediti principalmente al bagarinaggio. Vicenda che è costata sotto il profilo della giustizia sportiva un anno di inibizione, poi ridotti a tre me, all’allora presidente Andrea Agnelli. In quella vicenda, peraltro, erano coinvolti e indagati anche dipendenti del club bianconero.

Per chiarire tutti i contorni dell’indagine milanese e valutare se vi siano condotte di tesserati e delle due società astrattamente rilevanti per l’ordinamento sportivo il Procuratore della Federcalcio, Giuseppe Chinè, ha già chiesto ai Pm di Milano l’ordinanza di custodia cautelare e i documenti di indagine non coperti da segreto.

Il codice di giustizia sportiva (articolo 25) vieta alle società di finanziare anche i indirettamente gruppi organizzati e ai tesserati di «avere interlocuzioni con i sostenitori o di sottostare a manifestazioni e comportamenti degli stessi che costituiscano forme di intimidazione, determinino offesa, denigrazione, insulto per la persona o comunque violino la dignità umana», sia durante le gare che in situazioni collegate allo svolgimento della loro attività.

In questo senso saranno valutate le interlocuzioni avute con gli ultrà da Simone Inzaghi, Milan Skriniar e Davide Calabria Le sanzioni per i calciatori dalle multe alla squalifica per una o più giornate, I dirigenti rischiano l’inibizione temporanea. In linea teorica - ma non sembrano riccorrerne i presupposti - se venisse riscontrata qualche forma di responsabilità oggettiva per il club scatterebbe la sottrazione di punti in classifica.

I pm di Milano Paolo Storari e Sara Ombra nella richiesta di custodia cautelare per gli ultrà arrestati ieri hanno precisaro che l’Inter «nella attualità, alternando atteggiamenti variabili tra agevolazione colposa e sudditanza, intrattiene (indirettamente) rapporti con la criminalità organizzata e con la criminalità da stadio, incapace di interrompere in maniera netta tali relazioni».

Il cognato di Maldini

Intanto, spuntano anche i nomi dei fratelli Aldo e Mauro Russo, uno cognato di Paolo Maldini e l’altro socio in affari dello stesso capitano del Milan e di Christian Vieri, nell’elenco delle persone perquisite ieri durante il blitz contro i capi ultrà di Inter e Milan. Mauro Russo, secondo quanto si apprende, è indagato, il fratello Aldo no. Come si legge nella richiesta di misura cautelare della Procura di Milano, Mauro Russo avrebbe corrotto, per il capitolo che riguarda gli affari sui parcheggi vicino allo stadio, Manfredi Palmeri, esponente di ’M.I Stadio srl’ e consigliere regionale della Lombardia, ora indagato.

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