L’indagine

Infanzia, Cesvi: solitudine e povertà relazionale alimentano il maltrattamento

Il direttore generale di Fondazione Cesvi Piziali: «Il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale e di salute pubblica, che non può essere letto solo come una questione individuale o familiare»

di Pietro Menzani

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Nei contesti dove la povertà relazionale è più accentuata, bambine e bambini sono maggiormente esposti a maltrattamento, isolamento e disagio. La mancanza di adulti, comunità e spazi sicuri può avere conseguenze negative sul benessere dei minorenni. Lo rivela l’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia della Fondazione umanitaria Cesvi.

L’indagine, che analizza i fattori di rischio e la capacità delle regioni di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia, mostra una netta frattura tra nord e sud Italia: i dati più rassicuranti sono stati registrati nella parte settentrionale del Paese, mentre permangono criticità più acute nel Meridione. Lo studio si basa su 65 indicatori statistici regionali e prende in considerazione sei parametri: cura di sè e degli altri, vivere una vita sana, vivere una vita sicura, acquisire conoscenza e sapere, lavorare, accedere a risorse e servizi.

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Commentando i dati emersi dall’indagine, la ministra per la Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, ha affermato che «il maltrattamento all’infanzia rappresenta una delle più gravi violazioni dei diritti dei bambini e degli adolescenti e ci ricorda quanto sia necessario mantenere alta la capacità di ascolto, di prevenzione e di intervento delle nostre comunità. L’indice evidenzia come il fenomeno non possa essere letto esclusivamente attraverso la dimensione individuale o familiare: le condizioni economiche, sociali, educative, relazionali dei territori incidono infatti profondamente sul benessere dei minorenni e sulla capacità di prevenire situazioni di vulnerabilità».

La povertà relazionale

La settima edizione dell’Indice - che prende il titolo di Generazione Sola - dedica particolare attenzione alla povertà relazionale. Se l’instabilità economica e la disoccupazione amplificano la vulnerabilità delle famiglie più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni, parallelamente gioca un ruolo fondamentale anche il contesto sociale in cui bambine e bambini crescono.

Come segnala il report, l’assenza di figure di riferimento, legami significativi e spazi protetti priva i minorenni di una rete di tutela «stringendoli in una morsa di doppia fragilità». In questo contesto, quindi, secondo quanto emerge dall’analisi, la povertà non è solo mancanza di risorse materiali ma anche carenza di relazioni umane significative.

Stefano Piziali, direttore generale di Fondazione Cesvi, ha osservato che «il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale e di salute pubblica, che non può essere letto solo come una questione individuale o familiare. I risultati di questa edizione ci ricordano che il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono» e ha aggiunto che «l’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. I dati mostrano alcuni segnali incoraggianti, come la ripresa dei servizi a sostegno della genitorialità e dei servizi sociali territoriali dopo la pandemia, ma evidenziano anche persistenti disuguaglianze territoriali e criticità strutturali che non possiamo ignorare».

Solitudine e disagio mentale

Solitudine, assenza di ascolto e di spazi sicuri e legami familiari fragili si ripercuotono negativamente sulla sicurezza emotiva dei minorenni. La famiglia rimane il primo spazio di protezione emotiva e, insieme ai coetanei e agli altri adulti di riferimento, gioca un ruolo cruciale nella costruzione del benessere dei bambini.

Povertà economica e relazionale, però, non sono certo due fattori slegati tra loro. Il report rivela che le due dinamiche si rafforzano a vicenda: la mancanza di risorse materiali può sottrarre tempo ed energia ai genitori, alimentando conflitti domestici e precludendo ai bambini l’accesso a contesti sociali fondamentali come, per esempio, la partecipazione a società sportive.

«Preoccupa in particolare - ha proseguito il direttore generale di Fondazione Cesvi - la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento».

La performance delle regioni

Dal report emerge un’Italia che viaggia a due velocità. Nelle regioni del nord si riscontrano reti sociali più solide e servizi più strutturati e si registrano miglioramenti, mentre nel sud permangono condizioni di criticità più elevate, in territori caratterizzati da maggiore fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale.

Tuttavia, la disparità di condizioni non sembra essere adeguatamente affrontata attraverso servizi di supporto. Basti pensare che i servizi a sostegno della genitorialità raggiungono 741 utenti ogni 100mila abitanti al nord, 322,1 al centro e solo 271 al sud.

L’Indice rivela che l’Emilia Romagna è la regione con la maggiore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia. Seguono Veneto, Trentino Alto-Adige e Friuli. Le criticità più elevate sono invece state rilevate in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Piziali ha sottolineato poi che «occorre rafforzare quelle che definiamo vere e proprie “antenne sociali” – pediatri, insegnanti, operatori sociali - capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento», concludendo che «è altrettanto importante investire nella formazione degli operatori, nel monitoraggio dell’impatto degli interventi e nella costruzione di banche dati integrate che consentano di valutare in modo più efficace il contributo del pubblico e del privato sociale alla tutela dei diritti dei bambini. La prevenzione passa anche dalla capacità di misurare ciò che funziona e di orientare le risorse verso le esperienze più efficaci».

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