Istat

Industria giù per il 22esimo mese: -1,5% annuo a novembre, sul mese +0,3%

L’auto crolla del 37%. Da gennaio produzione manifatturiera in calo del 3,2%.

di Luca Orlando

(Imagoeconomica)

4' di lettura

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Il contatore non si arresta. I dati di novembre sulla produzione industriale, se da un lato vedono un progresso mensile dello 0,3% (che comunque scende a +0,1% per la sola manifattura), confermano invece il trend negativo nel confronto annuo, che palesa ormai un segno meno ininterrotto da 22 mesi: dall’inizio di febbraio 2023, da quando il calo ha iniziato a palesarsi, sono così passati 713 giorni.

Le evidenze e gli umori delle associazioni di categoria trovano conferma nei numeri Istat, che per il mese di novembre indicano per il dato tendenziale un calo dell’1,5%, con i punti di caduta principali nell’area dei mezzi di trasporto (-13,8%, per colpa delle auto, in calo del 37%) e dei macchinari (-6,2%).

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Il quadro del 2024 è così ormai quasi completo e si delinea una caduta ampia, con la produzione manifatturiera a cedere il 3,2% tra gennaio e novembre con appena due settori positivi: alimentari e apparati elettrici.

Auto ma non solo

Il settore peggiore a novembre è ancora una volta quello delle auto, con una produzione in caduta del 37%, sulla scia di quanto accaduto nei mesi precedenti, esito scontato delle casse integrazioni a ripetizioni avviate nei siti di Stellantis. Nelle stime di Fim-Cisl per trovare livelli peggiori (in 12 mesi si stimano 283mila unità prodotte, volumi in calo del 45,7%) occorre in effetti tornare al lontano 1956. Se a novembre il numero di settori in frenata si riduce, si registrano comunque flessioni rilevanti per aree “pesanti”, come macchinari e attrezzature, tessile-abbigliamento, metallurgia e chimica.

Il ruolo di Berlino

Freno alla manifattura nazionale che vede comunque anche “responsabilità” esterne, in primis nell’andamento del nostro primo cliente estero, la Germania. Da dove continuano ad arrivare segnali per lo più negativi: anche se la produzione di novembre, rispetto al mese precedente, è in crescita oltre le attese, su base annua c’è però un calo del 2,8%, così come in frenata nel dato tendenziale è l’export di Berlino. E in discesa sono anche le nostre vendite nel mercato tedesco: se i dati di export nazionale a novembre hanno riservato una sorpresa positiva invertendo il trend (+0,9%), va detto che in 11 mesi il calo vale tre miliardi, con riduzioni diffuse a più settori. A pesare nel rallentamento tedesco è anche il settore auto (non solo, perché la gelata colpisce soprattutto l’edilizia e il suo ampio indotto), che a dicembre in termini di produzione vanifica il ridotto progresso dei periodi precedenti. La caduta del mese (-10%) azzera infatti la crescita produttiva 2024, con volumi che si attestano a 4,1 milioni di vetture, come nel 2023 (e comunque si tratta di 15 volte la produzione italiana). Mentre in parallelo crolla a doppia cifra l’acquisto di vetture elettriche, con il risultato di produrre una calo delle immatricolazioni totali di un punto nell’intero 2024.

Fiducia in discesa

Scorrendo la sequenza di indicatori in Italia si trovano limitati spazi di conforto, anche in termini qualitatitvi. La fiducia delle imprese manifatturiere torna infatti a scendere a dicembre riportandosi sui minimi da 4 anni: solo nel periodo Covid, novembre del 2020, si trovano dati peggiori. Clima cupo indotto in particolare dalle prospettive di mercato, che restano deboli. Come testimoniato da quel 25% di aziende (anche in questo caso il top dal periodo Covid) che vede nella debolezza della domanda il principale ostacolo a produrre.

Il nodo degli investimenti

Momento delicato per l’industria anche sul fronte degli investimenti, che arretrano. Incertezza geopolitica, debolezza dei mercati, tassi di interesse ancora non rientrati dai picchi passati e impasse di Transizione 5.0 producono come risultato (società non finanziarie, investimenti fissi lordi registrati dall’Istat) una discesa di oltre un punto nel terzo trimestre rispetto al periodo precedente, che diventa -3% nel confronto annuo: nel bilancio dei primi nove mesi la riduzione è del 2,2%. Le nuove modifiche a Transizione 5.0 inserite nella Legge di bilancio potranno forse migliorare le prospettive nei prossimi mesi, anche se ad oggi il quadro resta desolante, con il portale Gse ad indicare 280 milioni di risorse prenotate e 5,9 miliardi ancora disponibili, per un utilizzo di crediti di imposta inferiore al 5% e una scadenza che al momento resta fissata per fine 2025.Impasse visibile nei numeri della meccanica strumentale, che per il 2024 vede proprio nel mercato interno la zavorra principale, un calo di oltre cinque miliardi nelle stime di Federmacchine, frenata del 17,4%. Consumo nazionale di impianti che scende così a 25,2 miliardi, tornando al di sotto dei livelli del 2019. Freno che va a ridimensionare le stime globali del settore, che se lo scorso giugno puntava a sfiorare i 55 miliardi di produzione, nelle indicazioni di fine anno vede una discesa secca poco oltre quota 52, un calo vicino all’8%.Discesa che se risparmia il comparto anticiclico per eccellenza, il packaging diretto ai settori food e farma (per Ucima il 2024 si chiude a +3,5% a 9,5 miliardi), va però a colpire in modo pesante l’area delle macchine utensili, che vede nell’auto uno dei principali mercati di sbocco, per una produzione di robot che lo scorso anno ha fatto segnare un calo superiore all’11%.

Difficile, gettando lo sguardo oltre novembre, che i dati di fine anno riservino in generale per la manifattura sorprese positive, tenendo conto delle scelte effettuate da più aziende, dalle fonderie alla meccanizzazione agricola, di anticipare la chiusura natalizia sfruttando ferie o attivando qualche giornata di Cassa, nell’attesa che la domanda riparta nel 2025.

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