Bucarest

In Romania è caduto il governo. Sfiduciato Bolojan

Il Parlamento rumeno ha sfiduciato l’esecutivo, aprendo una fase di incertezza politica e rischi economici, mentre si cercano nuove coalizioni per evitare elezioni anticipate.

Il primo ministro rumeno Ilie Bolojan interviene durante una seduta parlamentare alla vigilia di un voto di sfiducia a Bucarest, in Romania, martedì 5 maggio 2026. (AP Photo/Vadim Ghirda) APN

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Il governo guidato da Ilie Bolojan è stato sfiduciato dal Parlamento della Romania, che ha approvato una mozione di censura. La mozione ha ottenuto 281 voti favorevoli, ben oltre la soglia dei 233 necessari. A votare per la caduta dell’esecutivo sono stati in particolare i parlamentari del Partito Social Democratico (Psd) e delle forze di opposizione. Il governo resta ora in carica con poteri limitati all’ordinaria amministrazione fino alla formazione di un nuovo esecutivo.

«Questa mozione di censura è falsa, cinica e artificiale», ha detto Bolojan durante il teso dibattito prima del voto. «Qualsiasi paese, in una molteplicità di crisi, cercherebbe di consolidare i governi, non di cambiarli».

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Un ruolo decisivo nella caduta del governo è stato svolto dal Partito socialdemocratico (Psd) di centrosinistra. Contrario alle severe politiche di austerità adottate a Bucarest, il mese scorso il partito è uscito dal governo guidato dal Partito nazionale liberale di Bolojan e ha annunciato l’intenzione di collaborare con l’estrema destra dell’Alleanza per l’unione dei romeni per rimuovere il premier.

La scelta ha creato imbarazzo nel gruppo Socialisti e democratici del Parlamento europeo, di cui il Psd fa parte, dopo anni di critiche al Partito popolare europeo per accordi analoghi con l’estrema destra.

Bolojan e il Partito nazionale liberale erano al potere dal 2025, dopo le dimissioni dell’ex premier Marcel Ciolacu. La sua caduta arriva meno di un anno dopo le elezioni presidenziali in cui il sindaco moderato di Bucarest, Nicusor Dan, ha sconfitto il leader dell’Alleanza per l’unione dei romeni, George Simion.

Simion è considerato il principale regista della caduta di Bolojan. Il suo partito di estrema destra è in crescita nei sondaggi e potrebbe rafforzarsi ulteriormente in una fase di instabilità prolungata, con rischi per una situazione economica già fragile.

La Romania deve completare riforme chiave entro agosto per sbloccare circa11 miliardi di euro di fondi Ue e, se non rimetterà in ordine i conti pubblici, potrebbe subire anche un declassamento del rating.

Durante il dibattito parlamentare, Simion ha chiesto elezioni anticipate. «Ci assumiamo il futuro di questo paese, un futuro governo e restituiamo la speranza ai romeni», ha detto. «Il destino della Romania deve essere deciso dai voti dei romeni», ha aggiunto.

Elezioni anticipate prima della fine dell’attuale legislatura, nel 2028, sono però considerate improbabili. Il presidente Dan dovrebbe ora avviare consultazioni con i leader dei partiti per formare una nuova coalizione di governo sotto un nuovo primo ministro. Una possibilità è che i liberali di Bolojan e i socialisti formino una nuova intesa guidata da un tecnico indipendente.

Un’altra ipotesi è che Bolojan venga incaricato di guidare un governo di minoranza, lasciando il Psd all’opposizione insieme ai parlamentari dell’estrema destra di Simion.

Prima del voto, il presidente Dan aveva cercato di rassicurare sia gli elettori romeni sia gli alleati europei. «Voglio assicurare ai romeni che, indipendentemente da ciò che accadrà in un modo o nell’altro, la Romania continuerà a mantenere la sua direzione occidentale», ha detto lunedì in conferenza stampa. «Potrebbero esserci una o due settimane di incertezza, ma questo non deve preoccuparci, perché c’è un impegno verso gli obiettivi importanti», ha aggiunto.

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