Elezioni presidenziali

Romania al voto, in bilico tra sovranismo e Unione europea

L’annullamento del risultato di novembre ha provocato spaccature sociali e instabilità: Simion, antieuropeista, è favorito. Lo sfidante Dan, progressista, ha recuperato posizioni

di Roberto Da Rin

Il duello. I manifesti elettorali dei candidati alle presidenziali in Romania: il filorusso George Simion (a sinistra) e il filoeuropeo Nicusor Dan

3' di lettura

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Un’elezione presidenziale di un Paese europeo periferico, almeno in riferimento agli equilibri dei “grandi” di Bruxelles. Eppure il ballottaggio che si disputa oggi in Romania ha un peso rilevante, nella politica interna e in quella internazionale. Un’elezione sofferta che si sarebbe dovuta svolgersi lo scorso novembre. Sì perché quella di oggi in Romania è la ripetizione delle elezioni presidenziali, dopo che la Corte costituzionale ha invalidato la vittoria del candidato filorusso Calin Georgescu: ingerenze russe attraverso TikTok. Ne sono seguiti mesi di instabilità politica e di acceso dibattito interno. Georgescu ha definito la decisione di ripetere le elezioni come «una frode orchestrata da coloro che hanno fatto dell’inganno l’unica politica di Stato».

Tra i due candidati, il favorito è George Simion, 38 anni, euroscettico, di destra, che al primo turno, 15 giorni fa, ha incassato il 41% dei voti. Simion è il leader del partito Alleanza per l’unione dei romeni (Aur). Lo sfidante è il sindaco di Bucarest, Nicusor Dan, 55 anni, candidato indipendente, che ha ottenuto il 21% dei voti. Un moderato, europeista.

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I venti punti di distacco tra i due candidati, secondo i sondaggi, pare non rispecchino le intenzioni di voto dei cittadini; ci sarebbe un recupero di consensi dello sfidante Dan. Al di là dei sondaggi – che negli ultimi 6 mesi hanno sempre clamorosamente fallito - vi sono visioni profondamente diverse sulla società, sulla politica estera e sull’economia.

Dan è un europeista, Simion vuole nazionalizzare compagnie considerate strategiche. Noto per le sue posizioni sovraniste e il “no” agli aiuti militari all’Ucraina, ha promesso una “simionizzazione” dell’Unione Europea, pur assicurando fedeltà alla Nato e il mantenimento della presenza americana nel Paese. «Sono l’unico candidato capace di garantire la permanenza delle truppe Usa in Romania». Simion lancia critiche durissime all’Unione Europea, «entità che limita la libertà decisionale ed economica della Romania».

Dan si è spinto a definire così la sfida con Simion: «Non sarà uno scontro tra due persone, ma tra un orientamento della Romania filo-occidentale e uno ostile e anti-occidentale. Per questo chiedo a tutti i romeni di essere parte di questa battaglia»,

La posta in gioco non è più la tradizionale divisione destra-sinistra, ma lo scontro tra due Romanie che faticano a riconoscersi reciprocamente. Lo spiega bene Mihaela Iordache, di “Osservatorio Balcani”: «Simion, convince soprattutto nelle zone urbane o rurali o comunque economicamente fragili, dove la gente si sente esclusa dai benefici dell’integrazione europea. Tra elezioni annullate, guerra in Ucraina al confine, instabilità economica e crisi energetica, la paura è aumentata. Gli elettori romeni più vulnerabili sono ricettivi ai messaggi populisti».

In questa sfida di grande importanza politica la comunicazione e la strategia elettorale potrebbero confondere: Simion, considerato filorusso, ha ripetuto varie volte che «la Russia rappresenta la maggiore minaccia per la Romania, sotto diverse forme». Ciononostante si è recato in Polonia per sostenere il candidato conservatore Karol Nawrocki, accusato in patria di essere filorusso. Donald Tusk, primo ministro della Polonia, sostiene che l’amicizia tra George Simion e Karol Nawrocki renda felice Mosca.

Le elezioni in Romania costituiscono un banco di prova per la democrazia nell’era digitale. L’attenzione per questo voto va ben oltre Bucarest e approda a Bruxelles. Non solo per l’appartenenza della Romania nella Ue e nella Nato.

Bruxelles è chiamata a contrastare le interferenze straniere senza però esercitare pressioni indebite a favore di candidati filo europei. La legittimità e la strumentalizzazione dell’utilizzo delle piattaforme social costituiscono uno dei temi chiave. Si intrecciano tre temi: la disillusione degli elettori, la manipolazione tecnologica e le tensioni geopolitiche. Un’altra incognita concerne l’asse che una vittoria di Simion produrrebbe all’interno della Ue, con un’alleanza sovranista tra la Romania, l’Ungheria di Viktor Orban e la Slovacchia di Robert Fico. Lo scrittore più celebre della Romania, Mircea Cartarescu, si schiera a favore della Ue: « L’ingresso nella Ue e nella Nato dei Paesi dell’Est è stato cruciale per il loro sviluppo».

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