Imprenditori e talento: una parabola per il successo
Il successo imprenditoriale deriva dal coraggio di rischiare, dall’evoluzione personale e da una visione etica concreta
di Luca Brambilla*
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I media abbondano di ricerche e dati sulla carenza di personale specializzato: oltre un’azienda su due denuncia la difficoltà di reperire lavoratori formati, in particolare nei settori tecnico, ingegneristico, informatico e dell’artigianato. Ma l’Italia soffre ancora di più per la mancanza di imprenditori. Non imprenditori qualsiasi, ma disposti a mettersi in gioco e a lavorare su sé stessi per comprendere appieno il proprio talento e in seconda battuta valorizzarlo per farlo fruttare.
Il nostro è un Paese ad alto tasso di imprenditorialità, con oltre 4,8 milioni di imprenditori (Istat, 2021). Il 78,9% delle imprese è micro (dai 3 ai 9 addetti), spesso nate da scelte imprenditoriali locali o familiari e non sempre allineate con il talento e la passione personale del fondatore. In casi celebri, però, l’idea e la capacità del fondatore sono cresciute con l’azienda fino a farla diventare una multinazionale.
La parabola dei talenti
Esiste un modello “alto” per gli imprenditori di cui abbiamo bisogno: nell’accezione più bella e nobile del termine, l’imprenditore è colui che opera parafrasando la parabola dei talenti contenuta nel “Vangelo secondo Matteo” (25:14-30).
Un uomo, prima di partire per un lungo viaggio, affida dei beni a tre servi: cinque talenti al primo, due al secondo e uno al terzo. I primi due li investono e raddoppiano quanto ricevuto; il terzo, per paura di perdere tutto, nasconde il talento sottoterra. Al ritorno, il padrone loda e ricompensa i primi due per la loro intraprendenza, mentre rimprovera il terzo per la troppa prudenza, togliendogli ciò che aveva.
La parabola è stata letta come un invito alla fedeltà in attesa di Cristo o all’adesione alla sua Parola. Ma può anche essere interpretata in chiave contemporanea e applicata al mondo imprenditoriale: non basta conservare ciò che si possiede, occorre assumersi il rischio di usarlo e farlo crescere, perché l’inerzia, dettata dalla paura, porta alla perdita delle opportunità.








