Economia circolare

Imballaggi, il Parlamento europeo approva il nuovo regolamento

Via libera definitiva con con 476 voti favorevoli, 129 contrari e 24 astensioni. Prima di entrare in vigore, dovrà essere approvato formalmente anche dal Consiglio

7' di lettura

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Via libera al regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Ppwr), il parlamento europeo, nell’ultima seduta prima della fine della legislatura lo ha approvato in via definitiva con 476 voti favorevoli, 129 contrari e 24 astensioni. Nessuno tra gli europarlamentari italiani ha votato contro il provvedimento. Tra i favorevoli, gli eurodeputati italiani di Ecr, gruppo di cui fa parte Fratelli d’Italia, che avevano votato contro il regolamento nella versione presentata lo scorso novembre, quelli del Ppe di cui fa parte Forza Italia, quelli di S&D di cui fa parte il Pd e la pattuglia 5Stelle. Si è astenuta la Lega con la compagine di Id.

Prima di essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue ed entrare in vigore, l’accordo dovrà essere approvato formalmente anche dal Consiglio, verosimilmente dopo l’estate. Il testo su cui si è votato è stato quello concordato in via preliminare con il Consiglio Ue a marzo.

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Imballaggi in plastica vietati

Le nuove norme comprendono obiettivi di riduzione degli imballaggi (del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040) e impongono ai paesi di ridurre in particolare i rifiuti di imballaggio in plastica. Per limitare gli sprechi, è stata stabilita una proporzione massima di spazio vuoto del 50% che si applicherà agli imballaggi multipli e a quelli per il trasporto e per il commercio elettronico. In aggiunta, fabbricanti e importatori dovranno garantire che il peso e il volume degli imballaggi siano ridotti al minimo. Determinati tipi di imballaggi di plastica monouso saranno vietati a partire dal 1° gennaio 2030. Tra questi figurano gli imballaggi per frutta e verdura fresche non trasformate e per i cibi e le bevande consumati in bar e ristoranti, le monoporzioni (ad esempio condimenti, salse, panna da caffè e zucchero), i piccoli imballaggi monouso utilizzati negli alberghi e le borse di plastica in materiale ultraleggero al di sotto dei 15 micron.

Banditi gli “inquinanti eterni”

Per evitare effetti nocivi sulla salute, il testo vieta l’utilizzo dei cosiddetti “inquinanti eterni”, ovvero le sostanze perfluoroalchiliche, al di sopra di determinate soglie negli imballaggi a contatto con prodotti alimentari. Vengono previsti obiettivi di riutilizzo specifici da raggiungere entro il 2030 per imballaggi di bevande alcoliche e analcoliche (a eccezione, tra l’altro, di latte, vino, anche aromatizzato, e superalcolici), imballaggi multipli e imballaggi per la vendita e per il trasporto. A determinate condizioni, gli stati membri possono concedere deroghe di cinque anni a questi requisiti. I distributori finali di bevande e alimenti da asporto dovranno dare ai consumatori la possibilità di utilizzare i loro contenitori e adoperarsi per offrire il 10 % dei prodotti in un formato di imballaggio riutilizzabile entro il 2030.

Contenuto minimo riciclato

Inoltre tutti gli imballaggi (a eccezione di legno leggero, sughero, tessuti, gomma, ceramica, porcellana e cera) dovranno essere riciclabili sulla base di criteri rigorosi. Le misure comprendono anche obiettivi sul contenuto minimo riciclato per gli imballaggi di plastica e obiettivi minimi di riciclaggio in termini di peso per i rifiuti di imballaggio. Infine, entro il 2029, il 90% dei contenitori in metallo e plastica monouso per bevande fino a tre litri dovranno essere raccolti separatamente mediante sistemi di deposito cauzionale e restituzione o altre soluzioni che consentano di raggiungere l’obiettivo di raccolta.

L’Europa ha calcolato che gli imballaggi rappresentano una fonte di rifiuti in continuo aumento. Nel 2018 hanno generato un fatturato di 355 miliardi di euro nella Ue e il loro totale è passato dai 66 milioni di tonnellate del 2009 agli 84 milioni del 2021. Nel 2021, i cittadini europei hanno prodotto 188,7 kg di rifiuti di imballaggio pro capite, una cifra che, in assenza di nuove misure, è destinata a crescere fino a raggiungere i 209 kg nel 2030.

Le reazioni

«Con questa normativa l’Unione europea ha dimostrato pragmatismo e concretezza, conciliando gli obiettivi ambientali con gli interessi dell’economia. In particolare, grazie al lavoro del Parlamento europeo e dei suoi relatori, che mi onoro di aver guidato per la Commissione Industria, il regolamento difende e valorizza l’eccellenza dell’industria italiana del riciclo e le filiere di materiali sostenibili. In un momento in cui la campagna elettorale accentua la polarizzazione del dibattito sull’Europa e le prese di posizione ideologiche è un buon esempio di Europa concreta che fa gli interessi dei cittadini», ha commentato Patrizia Toia, eurodeputata Pd, vicepresidente e relatrice del regolamento imballaggi per la commissione Industria, Ricerca ed Energia.

«Il nostro è un Paese leader nel “riciclo” degli imballaggi e noi, grazie ad un gioco di squadra importante, che ha messo al centro dell’azione politica il sistema Paese e le forze propulsive che lo animano, siamo riusciti ad ottenere meccanismi di premialità per i Paesi che raggiungono risultati importanti nel riciclo. E l’Italia è certamente uno di questi e viene quindi esentata dagli obiettivi di riuso previsti all’Art. 26 del Regolamento mentre per le restrizioni di cui all’articolo 22 siamo riusciti a modificare la data della loro entrata in vigore differendola dall’immediato all’1 gennaio 2030», ha spiegato Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia – Ppe.

“Un’altra vittoria – prosegue Massimiliano Salini – riguarda l’esenzione degli obiettivi di riuso per il vino e le bevande alcoliche, che avrebbe messo in seria difficoltà i nostri produttori, principi nell’esportazione”.

“Con le nostre argomentazioni, serie e ben circostanziate, che rispettano i target di sostenibilità ambientale, in modo realistico ed equilibrato – conclude Massimiliano Salini - abbiamo dimostrato che è possibile pensare ad un Continente sostenibile, senza mettere in ginocchio il motore economico e produttivo”.

«La votazione di oggi conferma che nell’accordo tra Commissione, Parlamento e Consiglio è prevalso il buon senso, riconoscendo l’impegno di Stati virtuosi come l’Italia, che ha già un sistema di gestione dei rifiuti di imballaggio fra i più efficaci in Europa. Ora, per l’implementazione di questo nuovo regolamento, il ruolo dei sistemi di responsabilità estesa del produttore sarà fondamentale. A livello europeo, gli imballaggi rappresentano il 4% dei rifiuti totali, una piccola fetta che in larga parte viene già correttamente gestita. Ci auguriamo adesso che sempre più materiali possono rientrare in modo efficiente in un flusso circolare e sostenibile», ha aggiunto Ignazio Capuano, presidente Conai.

Antonio D’Amato, ceo di Seda international Packaging Group e presidente dell’European Paper Packaging Alliance ha sottolineato: «Una grande giornata per l’Europa, grande giornata soprattutto per l’Italia che ha visto prevalere le sue tesi e il suo impegno nella difesa e sviluppo del sistema di economia circolare di cui oggi è il Paese più avanzato in assoluto. Il risultato di oggi al Parlamento Europeo, con il 75% dei consensi, è di enorme significato perché ha evitato un’inversione di marcia rispetto al percorso che l’Unione Europea sta seguendo da oltre 30 anni in collaborazione con i Paesi membri e le imprese europee. Questo approccio strategico ha costruito un’economia circolare nella quale sono stati investiti miliardi di euro, garantendo la crescita economica insieme alla sostenibilità ambientale e una notevole riduzione del 33% delle emissioni di gas serra dal 1990. Il modo migliore con il quale l’Europa può contribuire alla riduzione dell’emissione di gas serra è mettere a disposizione le proprie tecnologie, il proprio know how e le proprie best practice a tutte le economie del mondo così che possono da subito perseguire i propri obiettivi di crescita nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale. Il Parlamento europeo riafferma oggi il fondamentale principio della neutralità tecnologica e il rispetto delle evidenze scientifiche che hanno chiaramente dimostrato la validità del modello di economia circolare».

Apprezzamento da tutta la filiera italiana della carta, della trasformazione e del riciclo, come testimonia il presidente della Federazione Carta Grafica Michele Bianchi: «Siamo pronti a dare il nostro contributo per la fase attuativa del regolamento Ppwr che sarà fondamentale per contemperare sostenibilità e armonizzazione interna. Con un quadro normativo certo ci saranno le condizioni per una reale transizione dell’Europa verso una economia sempre più circolare, con investimenti industriali mirati allo sviluppo di soluzioni innovative e tecnologie efficaci».

La protesta della plastica

Il nuovo regolamento «vieta molteplici tipi di packaging monouso in plastica, e temiamo fortemente che danneggerà un intero sistema di eccellenza nel riciclo, ed intere filiere produttive, per la scelta ideologica di penalizzare il riciclo a favore del riuso, che comporta una serie di impatti negativi, dalla logistica alla sicurezza, del fino al maggior consumo di acqua ed energia. Decenni di investimenti e progressi per la creazione di un modello italiano di economia circolare assurto a leader a livello internazionale, certificato dal recente 72% dei rifiuti da imballaggio riciclati, non sono serviti a nulla contro un’impostazione iniqua, dai dubbi risultati ambientali e che incredibilmente non poggia su nessuna valutazione di impatto credibile», è il commento molto severo di Marco Bergaglio, presidente di Unionplast-Federazione Gomma Plastica, che stigmatizza la violazione del principio di neutralità che dovrebbe guidare la normativa, e si dichiara stupefatto dalle numerose regole speciali per gli imballaggi in plastica e le eccezioni per imballaggi realizzati con altri materiali.

«Con le nuove norme in pericolo c’è il 60-70% del fatturato del settore del packaging alimenti freschi italiano, che vale 1,5 miliardi di euro. E il rischio concreto è che in nome del no “senza se e senza ma” alla plastica si inneschi una reazione a catena a detrimento della sostenibilità: prodotti con una durata media minore, condizionata dall’assenza della protezione data dagli imballaggi, con l’aumento di scarti e sprechi alimentari, e il ricorso al cartoncino accoppiato con plastica o altri materiali, che produce più rifiuti e maggiore CO2 per lo smaltimento. Se dunque l’obiettivo del Ppwr era di diminuire i rifiuti da imballaggio, il fallimento è concreto», conclude Bergaglio.

Il nodo dell’ortofrutta

Se il testo definitivo votato dal Parlamento ha convalidato l’introduzione del principio di reciprocità anche per l’import dai Paesi extra-europei e ha cancellato l’obbligo di riuso delle bottiglie di vino e il divieto dei vasi di plastica per i florovivaisti, secondo Cia-Agricoltori Italiani restano norme ancora penalizzanti per l’ortofrutta fresca. Per il presidente Cristiano Fini «rimane critico il divieto di utilizzo degli imballaggi monouso in plastica per frutta e verdura sotto 1,5 kg, che non supporta il settore né sul fronte delle spese né sulla garanzia di una migliore conservazione del prodotto, oltre che rispetto all’obiettivo del contrasto allo spreco alimentare. Preoccupa inoltre il margine ampio di sussidiarietà lasciato ai singoli Stati membri, che rischia di tradursi in un proliferare di disposizioni nazionali eterogenee che contraddicono e minano il mercato unico dell’Ue, creando problemi di competitività e aumenti di costi per le imprese, soprattutto quelle orientate all’export. Questioni sulle quali confidiamo che il nuovo Parlamento, post elezioni, trovi una soluzione più equa».

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