«La votazione di oggi conferma che nell’accordo tra Commissione, Parlamento e Consiglio è prevalso il buon senso, riconoscendo l’impegno di Stati virtuosi come l’Italia, che ha già un sistema di gestione dei rifiuti di imballaggio fra i più efficaci in Europa. Ora, per l’implementazione di questo nuovo regolamento, il ruolo dei sistemi di responsabilità estesa del produttore sarà fondamentale. A livello europeo, gli imballaggi rappresentano il 4% dei rifiuti totali, una piccola fetta che in larga parte viene già correttamente gestita. Ci auguriamo adesso che sempre più materiali possono rientrare in modo efficiente in un flusso circolare e sostenibile», ha aggiunto Ignazio Capuano, presidente Conai.
Antonio D’Amato, ceo di Seda international Packaging Group e presidente dell’European Paper Packaging Alliance ha sottolineato: «Una grande giornata per l’Europa, grande giornata soprattutto per l’Italia che ha visto prevalere le sue tesi e il suo impegno nella difesa e sviluppo del sistema di economia circolare di cui oggi è il Paese più avanzato in assoluto. Il risultato di oggi al Parlamento Europeo, con il 75% dei consensi, è di enorme significato perché ha evitato un’inversione di marcia rispetto al percorso che l’Unione Europea sta seguendo da oltre 30 anni in collaborazione con i Paesi membri e le imprese europee. Questo approccio strategico ha costruito un’economia circolare nella quale sono stati investiti miliardi di euro, garantendo la crescita economica insieme alla sostenibilità ambientale e una notevole riduzione del 33% delle emissioni di gas serra dal 1990. Il modo migliore con il quale l’Europa può contribuire alla riduzione dell’emissione di gas serra è mettere a disposizione le proprie tecnologie, il proprio know how e le proprie best practice a tutte le economie del mondo così che possono da subito perseguire i propri obiettivi di crescita nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale. Il Parlamento europeo riafferma oggi il fondamentale principio della neutralità tecnologica e il rispetto delle evidenze scientifiche che hanno chiaramente dimostrato la validità del modello di economia circolare».
Apprezzamento da tutta la filiera italiana della carta, della trasformazione e del riciclo, come testimonia il presidente della Federazione Carta Grafica Michele Bianchi: «Siamo pronti a dare il nostro contributo per la fase attuativa del regolamento Ppwr che sarà fondamentale per contemperare sostenibilità e armonizzazione interna. Con un quadro normativo certo ci saranno le condizioni per una reale transizione dell’Europa verso una economia sempre più circolare, con investimenti industriali mirati allo sviluppo di soluzioni innovative e tecnologie efficaci».
La protesta della plastica
Il nuovo regolamento «vieta molteplici tipi di packaging monouso in plastica, e temiamo fortemente che danneggerà un intero sistema di eccellenza nel riciclo, ed intere filiere produttive, per la scelta ideologica di penalizzare il riciclo a favore del riuso, che comporta una serie di impatti negativi, dalla logistica alla sicurezza, del fino al maggior consumo di acqua ed energia. Decenni di investimenti e progressi per la creazione di un modello italiano di economia circolare assurto a leader a livello internazionale, certificato dal recente 72% dei rifiuti da imballaggio riciclati, non sono serviti a nulla contro un’impostazione iniqua, dai dubbi risultati ambientali e che incredibilmente non poggia su nessuna valutazione di impatto credibile», è il commento molto severo di Marco Bergaglio, presidente di Unionplast-Federazione Gomma Plastica, che stigmatizza la violazione del principio di neutralità che dovrebbe guidare la normativa, e si dichiara stupefatto dalle numerose regole speciali per gli imballaggi in plastica e le eccezioni per imballaggi realizzati con altri materiali.
«Con le nuove norme in pericolo c’è il 60-70% del fatturato del settore del packaging alimenti freschi italiano, che vale 1,5 miliardi di euro. E il rischio concreto è che in nome del no “senza se e senza ma” alla plastica si inneschi una reazione a catena a detrimento della sostenibilità: prodotti con una durata media minore, condizionata dall’assenza della protezione data dagli imballaggi, con l’aumento di scarti e sprechi alimentari, e il ricorso al cartoncino accoppiato con plastica o altri materiali, che produce più rifiuti e maggiore CO2 per lo smaltimento. Se dunque l’obiettivo del Ppwr era di diminuire i rifiuti da imballaggio, il fallimento è concreto», conclude Bergaglio.