Regolamenti

Imballaggi senza plastica, ecco che cosa cambia con le nuove norme Ue

Lo scorso dicembre l’Italia è stato l’unico tra i ventisette Stati membri ad aver votato contro l’adozione del mandato negoziale del Consiglio Ue sul regolamento imballaggi

di Sara Deganello

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3' di lettura

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Il Consiglio Ue e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta di regolamento sul packaging e sui rifiuti di imballaggio (Ppwr). «Questo regolamento mira a ridurre i rifiuti causati dagli imballaggi, rendendoli più sostenibili, garantendo al contempo i più elevati standard di gestione dei rifiuti», scrive la presidenza belga di turno. Lo scorso dicembre l’Italia è stato l’unico tra i ventisette Stati membri ad aver votato contro l’adozione del mandato negoziale del Consiglio Ue sul regolamento imballaggi. Mentre nel testo del Parlamento, votato a novembre, erano state numerose le aperture alle richieste delle filiere italiane.

Richiesto un calo dei rifiuti da imballaggio

Nel merito, l’intesa conferma la richiesta di un calo dei rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030, del 10% nel 2035 e del 15% entro il 2040, come previsto nella proposta iniziale della Commissione europea. Saranno vietati dal 1° gennaio 2030 (la Commissione prevedeva prima) alcuni formati di imballaggi in plastica monouso, come quelli per frutta e verdura fresca non trasformata, imballaggi per alimenti e bevande riempiti e consumati in bar e ristoranti, porzioni individuali (come condimenti, salse, panna, zucchero), e prodotti in miniatura per i prodotti da toilette negli alberghi e e la pellicola per le valigie negli aeroporti.

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I divieti vengono limitati ai soli imballaggi in plastica, non valgono se questa è compostabile, e viene raccolta e smaltita come avviene in Italia – una conquista dunque per la nostra filiera –, e per gli imballaggi compositi, in plastica e carta, per esempio. Rimane l’esenzione se si mette a rischio la deperibilità del prodotto. Bando per le borse in plastica molto leggere (sotto i 15 micron), a meno che non siano necessarie per motivi igienici o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi per aiutare a prevenire gli sprechi alimentari. Vietato l’uso dei cosiddetti orever chemicals (come i Pfas) negli imballaggi a contatto con gli alimenti.

Le deroghe

È stato fissato un obiettivo specifico per gli imballaggi riutilizzabili per bevande alcoliche e analcoliche entro il 2030: almeno il 10%. Gli Stati membri possono concedere una deroga di cinque anni a tali requisiti a determinate condizioni. Il settore Horeca è esentato. Come pure vini e superalcolici. E i Paesi che raggiungano o superino del 5% i target di riciclo per materiale (per esempio per la carta sono fissati al 75%). E l’Italia su questo è sulla buona strada per centrare tutti gli obiettivi. Deroga anche per i cartoni da imballaggio utilizzati nel trasporto.

I distributori finali di bevande e cibi da asporto nel settore dei servizi di ristorazione saranno obbligati a offrire ai consumatori la possibilità di portare il proprio contenitore. Dovrebbero inoltre impegnarsi a offrire il 10% dei prodotti in un formato di imballaggio riutilizzabile entro il 2030. Il 90% dei contenitori per bevande monouso in plastica e metallo (fino a tre litri) dovrà essere raccolto separatamente entro il 2029 con sistemi di deposito cauzionato.

Su richiesta del Parlamento, gli Stati membri sono tenuti a incentivare ristoranti, mense, bar, caffetterie e servizi di ristorazione a servire acqua del rubinetto (dove disponibile, gratuitamente o a un costo di servizio basso) in un formato riutilizzabile o ricaricabile. Tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili, soddisfacendo criteri da definire attraverso la legislazione secondaria. Sono previste esenzioni per legno leggero, sughero, tessuti, gomma, ceramica, porcellana, cera.

Le reazioni italiane

«L’esito del trilogo sul regolamento imballaggi, che viene incontro su alcuni punti alle posizioni dell’Italia, conferma la bontà delle nostre proposte per tutelare ambiente e imprese. Parziale soddisfazione per la deroga orizzontale agli obblighi di riuso e alle restrizioni che sono state circoscritte. È chiaro che non è abbastanza e serve ancora un surplus di riflessione», ha commentato a caldo la viceministro all’Ambiente Vannia Gava.

«È il migliore accordo possibile per l’Italia: i fattori che avevano motivato il voto contrario al Consiglio Ue sono stati quasi totalmente tolti. Ci sono elementi che lo rendono soddisfacente», spiega Massimiliano Salini europarlamentare del Ppe, presente ai negoziati. «Chiediamo a tutti i settori industriali, ai Paesi dell’Ue e ai consumatori di fare la loro parte nella lotta contro l’eccesso di imballaggi. Era essenziale che le ambizioni ambientali incontrassero la realtà industriale. L’accordo promuove l’innovazione e prevede esenzioni per le microimprese», aveva detto la relatrice belga Frédérique Ries (Renew). Il Parlamento e il Consiglio ora dovranno approvare formalmente l’accordo prima che possa entrare in vigore.

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