Mar Rosso

Il rafforzamento di Aspides lunedì sul tavolo dei ministri della Difesa Ue

Italia in prima fila per chiedere di potenziare la missione navale Ue, garantendo il transito nello Stretto di Bab el-Mandeb. Molti Paesi sono sensibili al tema ma mancano prima di tutto i mezzi

dal nostro corrispondente Beda Romano

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La fregata della Marina militare italiana Antonio Marceglia, impegnata nella missione Aspides. ANSA / U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist Seaman Sawyer Connally  USS Carter Hall (LSD 50), Amhibi

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BRUXELLES – Un eventuale rafforzamento della missione europea Aspides sarà al centro delle discussioni che i ministri della Difesa avranno lunedì 28 settembre, a Bruxelles. Le pressioni per inviare nuove navi e nuovi uomini nel Mar Rosso, pur di garantire il transito nello Stretto di Bab el-Mandeb, giungono in particolare dall’Italia. L’esito della riunione resta incerto. Molti Paesi membri sono consapevoli di quanto il passaggio marittimo sia cruciale, ma mancano di mezzi.

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A metà mese, il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto ha inviato una lettera all’Alta Rappresentante Kaja Kallas per chiedere rinforzi nel Mar Rosso. L’ex premier estone ha fatto propria la richiesta italiana, esortando i Ventisette in una missiva del 19 settembre ad aumentare la presenza «in modo sostanzioso». Paesi membri sono a turno presenti nella regione, con in tutto due navi. A guidare l’operazione è la Grecia. Oggi l’Italia ha sul posto una fregata, a cui potrebbero aggiungersi due cacciamine.

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I timori

La paura del governo italiano è di non riuscire con i mezzi attuali a contrastare gli attacchi degli Houthi, il gruppo sciita appoggiato dall’Iran. Secondo le informazioni raccolte a Bruxelles, c’è sensibilità al tema, ma molti partner europei appaiono restii ad impegnarsi maggiormente. Nelle prime interlocuzioni a livello diplomatico qui a Bruxelles, i Paesi membri non hanno reagito oltre misura allo scambio di lettere.

Spiega un diplomatico: «Al di là della questione mezzi, alcuni governi dopo i recenti attacchi degli Houthi hanno deciso per motivi di sicurezza di rivedere la loro esposizione». Un funzionario europeo ha detto comunque di sperare in «progressi» lunedì. Il Belgio sarebbe disposto a mettere a disposizione una nave. È possibile che la Francia e l’Olanda possano fare altrettanto. Attualmente Parigi ha nella regione due imbarcazioni, tendenzialmente presenti sotto allo Stretto di Hormuz, epicentro del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Il passaggio nel Mar Rosso

Lo Stretto di Bab el-Mandeb è tradizionalmente importante perché via il Canale di Suez permette di evitare la circumnavigazione dell’Africa per le navi dirette in Europa o in Asia. Si calcola che dal braccio di mare tra lo Yemen e il Gibuti passi il 10% del commercio mondiale. Secondo i dati della US Energy Information Administration, nel 2023 è transitato da Bab el-Mandeb il 12% del petrolio commerciato via nave e l’8% del gas liquefatto oggetto di import-export.

Al di là dell’aspetto energetico, che assume contorni ancora più preoccupanti alla luce della minaccia americana di fermare le esportazioni di carburante diesel, il passaggio nel Mar Rosso è importante anche per il commercio internazionale. Secondo una stima di Assolombarda, l’associazione imprenditoriale della Lombardia, dal Mar Rosso dipendono il 30% delle esportazioni italiane, il 15% dell’import e, in totale, circa il 40% dell’import-export italiano via nave.

Una ultima annotazione storica. In un volume recente, Géohistoire - Une autre histoire des humains sur la terre (Les Arènes, 2023), Christophe Grataloup, geografo e professore a Paris Cité, racconta che il caffè arrivò in Europa attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb intorno al 2000 a.C. e che il porto di Aden, sul Mar Arabico, era tra il ‘400 e il ‘500 uno dei principali crocevia degli scambi tra i Paesi produttori di prodotti manifatturieri (all’epoca, la Cina, la Turchia e l’Egitto) e i Paesi fornitori di materie prime e di schiavi.

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