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Rider, come funziona il racket dei caporali: tolto fino al 50% dei guadagni

Sotto scacco migranti irregolari: alcuni assumono debiti di 15mila euro per arrivare in Italia. Profili falsi a 1.500 euro su Telegram, violenze e pressioni

di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci

ANSA

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Un lavoro pagato tra due e quattro euro a corsa. E spesso la metà scivola via, nelle mani sbagliate. Nelle pieghe del food delivery ha attecchito un sistema parallelo con un nome preciso: caporalato digitale. Non servono piazze o furgoni come nel modello tradizionale: bastano un account in affitto, un conto d’appoggio, una bici elettrica e, talvolta, un letto in un appartamento condiviso. Il pacchetto lo fornisce il caporale. In cambio pretende fino al 50% degli incassi giornalieri.

Il meccanismo è diffuso in tutta Italia, con particolare incidenza tra i 30mila rider di Glovo e Deliveroo (estranee agli illeciti): lavoratori formalmente autonomi, ma proprio per questo più vulnerabili alle dinamiche del caporalato. Una realtà che non coinvolge Just Eat, dove i fattorini sono stati inquadrati con contratti di lavoro subordinato.

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Il caporale digitale

I carabinieri per la Tutela del lavoro stanno riempiendo verbali con le dichiarazioni dei rider (in particolare pakistani e bengalesi), tanto che si stanno aprendo molteplici procedimenti in diverse procure italiane, tra le quali Milano. Ma sempre più spesso l’apripista è il sindacato, la Cgil Nidil, che attraverso le sue strutture territoriali sta mappando uno scenario allarmante.

Le prede perfette? Gli irregolari senza permesso di soggiorno e chi non ha risorse per iniziare. C’è chi, per arrivare in Italia, si è caricato 15mila euro di debiti, diventando di fatto servo dell’organizzazione che lo ha portato. Spesso le reti di caporali digitali sono della stessa etnia, ma è difficile che tutto avvenga senza la mano di italiani. Così, all’oscuro delle piattaforme, crescono agenzie interinali criminali. Non solo “pacchetti lavoro”: tutto è in vendita. Patenti false, software capaci di manipolare le app per ottenere priorità negli ordini, account già registrati sulle piattaforme acquistabili su canali Telegram a 1.500 euro per aumentare la capacità di consegna. Il caporale fornisce, indirizza, monetizza.

Turni infiniti e violenza

A poco meno di cinque anni dai grandi scandali giudiziari — come il caso Uber Italia — lo sfruttamento sembra rientrato dalla porta di servizio. Attori diversi, copione identico. I rider descrivono turni estenuanti per coprire la tassa quotidiana da versare al caporale.

Il contratto di lavoro offerto ai rider da Glovo e Deliveroo - sottoscritto tra Assodelivery-Ugl - riconosce 10 euro lordi l’ora. Ma quell’“ora” non è l’ora dell’orologio: è il tempo stimato dalla piattaforma per completare una o più consegne. Se l’algoritmo calcola 18 minuti, il pagamento è 18/60 di quell’ora. Risultato: poco più di 3 euro a consegna. Su quel valore poi si applica la gabella del caporale: 50 per cento. Il netto per il rider non supera 1,50 euro a consegna.

C’è anche la violenza. A Parma un giovane pakistano è stato preso a bastonate da connazionali mentre filmava episodi di illegalità.

Un’organizzazione

C’è poi un dato che inquieta. In tutta Italia si osserva un movimento organizzato di rider stranieri che si spostano di città in città seguendo la domanda di food delivery. Cagliari, la scorsa estate: in poche ore un picco repentino di rider operanti nel capoluogo. Account pronti, bici disponibili, un posto dove dormire. Troppo coordinato per essere casuale.

La Cgil Nidil sta provando a penetrare questo mondo. L’obiettivo è ridurre le zone d’ombra, aprire canali con le comunità straniere che reggono gran parte delle consegne. È un lavoro lento. Spesso i sindacalisti cercano di convincere i rider a iscriversi, nella speranza che diventino ponti verso gruppi più ampi. Ma non tutte le porte conducono nel posto giusto. In passato si sono presentati rider impeccabili: italiano fluente, inglese perfetto, piena disponibilità a collaborare. Profili ideali, almeno in apparenza. Il dubbio cresceva a ogni incontro: attivisti sinceri o caporali travestiti?

Nel frattempo, intimidazioni. Rider in contatto col sindacato minacciati, con un messaggio chiaro: non avvicinatevi, non parlate, non collaborate.

La mossa delle piattaforme

Si muovono anche le piattaforme. Assodelivery, che come detto raggruppa i player del settore, spiega che «condanniamo con fermezza ogni forma di sfruttamento lavorativo e siamo attivamente impegnati nel contrasto a tali pratiche. Dal 2021 abbiamo dato attuazione alle misure previste nei protocolli per la legalità, contro il caporalato, intermediazione illecita e lo sfruttamento lavorativo nel settore del food delivery, attraverso la definizione di modelli 231/2001». In particolare, spiegano, «costituendo un organismo di garanzia e specifiche misure per raccogliere segnalazioni».

Concludono che «siamo in prima linea per contrastare qualsiasi forma di sfruttamento nel settore » e «ribadiamo il nostro impegno a promuovere condizioni di lavoro regolari, trasparenti e rispettose della dignità delle persone, rafforzando la collaborazione con le istituzioni e le parti sociali». Deliveroo, infine, tiene a precisare di aver inserito un «riconoscimento facciale» all’app, nel tentativo di inibire gli accessi irregolari.

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