Corte d’Appello di Roma

Beniamino Zuncheddu assolto per non aver commesso il fatto

Lo hanno deciso i giudici al termine del processo di revisione. L’ex pastore sardo ha scontato quasi 33 anni di carcere

di Nicoletta Cottone

Beniamino Zuncheddu libero dopo 32 anni di ingiusta detenzione

4' di lettura

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È stato assolto ed è finalmente un uomo libero Beniamino Zuncheddu, l’ex pastore sardo in carcere da quasi 33 anni, condannato all’ergastolo per la strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’Appello di Roma al termine del processo di revisione. I giudici della Corte di Appello di Roma hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla procura capitolina in relazione a tre testimonianze rese in aula, tra cui quella dell’ex poliziotto che si occupò delle indagini all’epoca. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

La requisitoria del pg

Nella requisitoria il pg Francesco Piantoni ha ripercorso le vicende che si sono susseguite dopo la strage di Sinnai. Si è soffermato sull’identificazione dell’assassino di Cuile is coccus, sul cambio di rotta della testimonianza del sopravvissuto Luigi Pinna, che prima aveva dichiarato che l’assassino aveva il volto coperto da una calza da donna e poi si era trasformato nel principale accusatore di Zuncheddu. Ha parlato del sovrintendente di Polizia Mario Uda che avrebbe mostrato al teste Luigi Pinna la foto di Zuncheddu prima del riconoscimento formale. Piantoni ha ricordato tutte le intercettazioni che hanno svelato le menzogne che hanno tenuto in carcere Zuncheddu per quasi 33 anni. Il pg ha affermato che «quell’accordo fraudolento è durato 30 anni».

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Trogu: Beniamino non meritava ciò che ha subito

«Beniamino è una persona incredibile che non meritava quello che ha subito», ha dichiarato l’avvocato Mauro Trogu, difensore di Beniamino Zuncheddu, a margine della lettura della sentenza di assoluzione nell’ambito del processo di revisione. «Abbiamo studiato tanto con i consulenti che mi hanno supportato, ci siamo convinti nell’intimo dell’innocenza di Beniamino: le carte parlavano di prove a carico assolutamente contradditorie - ha aggiunto il difensore - le indagini difensive hanno dimostrato la falsità di quelle prove a carico e rimanevano solo quelle a discarico. E poi perché abbiamo conosciuto Beniamino. Io auguro a chi abbia anche solo un minimo dubbio di berci un caffè insieme e questo dubbio verrà cancellato».

Irene Testa: oggi è un grande giorno

Emozionata la garante dei detenuti della Sardegna e tesoriera del Partito Radicale Irene Testa, che ha seguito e portato sotto i riflettori nazionali la vicenda di Beniamino Zuncheddu. «Per tutti noi è un grande giorno. Sono contenta e commossa per l’assoluzione di Beniamino Zuncheddu. Ma molto preoccupata per lo stato della giustizia nel nostro Paese. Se da una parte oggi la giustizia ha trionfato, dall’altra c’è una giustizia che fa paura, una giustizia che ha rubato 33 anni di vita a un uomo. Una riflessione viene spontanea. Quanti Beniamino ci sono nelle carceri italiane? La giustizia italiana va riformata perché così è una giustizia che fa paura e quanto accaduto a Beniamino potrebbe accadere a chiunque. Che la vicenda di Beniamino possa essere da monito a chi conduce le indagini e a chi è chiamato a giudicare».

La strage di Sinnai l’8 gennaio 1991

La strage di Sinnai risale all’8 gennaio del 1991. Nell’ovile di Cuile is coccus furono uccisi a colpi di fucile Gesuino Fadda, 56 anni, il figlio Giuseppe, di 24 anni e Ignazio Pusceddu, 55enne, che lavorava alle dipendenze dei due. Nell’agguato si salvò Luigi Pinna, genero di Fadda, che all’epoca aveva 29 anni. Solo un paio di più di Beniamino che entrerà in carcere due mesi prima di compiere 27 anni e ne uscirà solo a 59 anni.

La tesi dei dissidi fra allevatori

Fra le tesi all’esame degli inquirenti i dissidi tra gli allevatori della zona e in particolare tra la famiglia Fadda e quella degli Zuncheddu che gestivano un altro ovile. La polizia imboccò questa pista alla luce di alcuni episodi che si erano verificati prima della strage e in particolare l’uccisione di alcuni capi di bestiame e cani e le liti che ne erano seguite tra gli allevatori.

L’autore arrivò a bordo di uno scooter

Secondo gli investigatori l’autore della strage arrivò a bordo di uno scooter, con il volto travisato da una calza, e sparò prima a Gesuino Fassa, che si trovava nella strada di accesso all’ovile, per poi risalire in direzione del recinto di bestiame per fare fuoco in direzione del figlio Giuseppe. Pusceddu fu invece ucciso mentre si trovava all’interno di una baracca assieme a Pinna (che rimase gravemente ferito).

Zuncheddu fu arrestato il 28 febbraio 1991

Beniamino Zuncheddu venne fermato il 28 febbraio del 1991, quando Luigi Pinna - che prima aveva detto di non aver riconosciuto l’assassino - indicò Zuncheddu, all’epoca dei fatti 27enne, come l’autore della strage, spinto dal poliziotto Uda (che ha sempre negato). Beniamino è stato condannato all’ergastolo, si è sempre dichiarato innocente e non ha mai usufruito di istituti premiali.

Il processo di revisione e la carta vincente delle intercettazioni

Nel 2020 il suo difensore, Mauro Trogu, alla luce di nuove prove, ha chiesto e ottenuto il processo di revisione a Roma, grazie al supporto fondamentale dell’allora procuratrice generale della Corte d’appello di Cagliari Francesca Nanni (oggi procuratrice generale alla Corte d’appello di Milano). Le intercettazioni disposte dalla procuratrice hanno dissolto il castello di menzogne. Il principale accusatore Luigi Pinna, oggi 62enne, ha ribaltato la sua versione affermando che all’epoca dei fatti «prima di effettuare il riconoscimento dei sospettati, l’agente di polizia che conduceva le indagini mostrò la foto di Zuncheddu e mi disse che il colpevole della strage era lui».

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