Micromobilità

Il pasticcio dei monopattini, vittime d’incertezza normativa

Mario Cianflone

2' di lettura

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Con l’entrata in vigore del nuovo codice della strada i monopattini elettrici sono diventati relegati ai margini del mercato della mobilità urbana. Certo, non si tratta di mezzi intrinsecamente sicuri, e il casco serve al pari dell’assicurazione e, forse della targa. E servirebbe anche per le bici, soprattutto quelle e-bike che, inutile far finta di non vedere, sfrecciano per le città e sono di fatto moto elettriche illegali in mano a rider che per portare in minuti 5 il sushino ai radical del centro, bici muniti ma non con la pioggia, sono costretti a violare ogni norma nel codice della strada per un miserabile introito di un lavoro precario come nel film del regista Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif «E noi come s...i rimanemmo a guardare».

Citazioni a parte, quello che è successo sui monopattini elettrici in Italia ha del grottesco. Da una parte è innegabile che l’assenza di regole abbia creato un disastro in termini di sicurezza, soprattutto nello sharing dove utenti senza esperienza si mettevano alla guida, magari con passeggero, per schiantarsi come mosche sui vetri.

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Per non parlare dei mezzi truccati e di quelli iper economici, poco più che giocattoli, con ruote da 7 pollici e freni che al limite rallentano. Davvero letali. Tuttavia questi veicoli, utili per la micromobilità urbana, sono tecnologicamente migliorati negli ultimi due anni, mentre le normative diventano più stringenti. Montano ruote di grande diametro (10 pollici), freni doppi, frecce (di legge) e sospensioni. Usati con testa possono essere un modo pratico per spostarsi, anche nella ecosocialista città a 15 minuti.

Qual è il problema dei monopattini con il codice della strada? Da sempre veicoli atipici, ora con le nuove norme mancano anche i dispostivi di attuazione. Il Cds prescrive la targa ma non si sa come fare a farla. I monopattini in genere non hanno un numero di telaio (solo quelli più nuovi hanno stampigliato un vin). Dunque senza numero di telaio come si fa a emettere una targa la cui forma non è neppure stata definita. E come si fa a mettere in regola quelli vecchi con frecce e limite di velocità? Poi c’è il tema assicurazione obbligatoria, ma l’offerta delle compagnie è in un limbo e molti temono il salasso. La questione del casco è più precisa perché si devono usare prodotti conformi alla Uni En 1078 o e Uni En 1080. Criticabile il limite dei 20 orari: 25 km/h, come una volta, sarebbe stata la velocità giusta, perché a 20 orari i moderni e-scooter, come gli ultimi Navee e Xiaomi , sono “a tappo”: si sente che potrebbero dare di più per tiraci di impaccio e invece rimaniamo in mezzo a un incrocio e magari siamo costretti a inchiodare.

Il risultato di tutto questo è che il mercato è fermo ed è stato di fatto azzerato. Non bello se si punta a snellire il traffico in città, ma qui arriva anche l’assurda questione di Comuni come Milano, che da ottobre 2025 bloccheranno le vecchie moto le cui emissioni inquinanti sono irrilevanti. Ed è un’altra (brutta) storia.

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