Il paradosso della complessità: perché un mondo interconnesso ci fa più paura
Nonostante i progressi globali in salute, istruzione e povertà, la percezione di insicurezza cresce a causa di modelli decisionali obsoleti e incentivi a breve termine
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Stiamo vivendo all’interno di un paradosso, ma forse non ce ne rendiamo conto. Negli ultimi decenni la tecnologia e i processi di globalizzazione socio-economica hanno reso la realtà profondamente più interconnessa rispetto al passato. Le catene del valore attraversano continenti, le informazioni circolano in tempo reale ed è piuttosto evidente che le scelte locali producono spesso effetti globali. Stiamo quindi vivendo in una realtà in cui la complessità è la condizione ordinaria della nostra esistenza collettiva.
Come direbbe Francois Jullien, questo momento storico porta con sé una naturale propensione verso la consapevolezza dell’interdipendenza e, di conseguenza, dovrebbe favorire l’emergere di modelli di cooperazione su scala globale e un diffuso orientamento a strategie orientate al bene comune e alla sostenibilità. Dovremmo quindi vivere in un contesto che ci porta naturalmente a un futuro migliore, prospero e sereno.
Eppure – e qui sta il paradosso - ci stiamo dirigendo in una direzione diametralmente opposta a quella naturale. Crescono populismi, sovranismi, autocrazie. Si rafforzano narrazioni identitarie e logiche di potenza. La conflittualità pubblica aumenta, il dibattito si polarizza, la fiducia istituzionale si erode. E in molte società, più che il desiderio di cooperare, emerge il bisogno di proteggersi dagli altri.
I dati ci dicono che viviamo in un mondo oggettivamente migliore rispetto al passato. L’aspettativa di vita globale è passata da circa 46 anni nel 1950 a oltre 72 anni oggi. Secondo la Banca Mondiale la quota di popolazione in povertà estrema è scesa da oltre il 35% negli anni ’90 a meno del 10%. L’alfabetizzazione mondiale supera l’85%. La mortalità infantile si è più che dimezzata in pochi decenni. Anche la violenza mostra una riduzione significativa: il tasso globale di omicidi è oggi intorno a 6 ogni 100.000 abitanti e in molte regioni del mondo è diminuito drasticamente negli ultimi trent’anni. Mai così tante persone hanno avuto accesso a cure mediche, istruzione, tecnologia, informazione.
E tuttavia la percezione diffusa è di insicurezza, vulnerabilità, ansia.








