I dati

Il numero di morti per annegamento in Europa ai minimi dal 2011: le strategie in campo

I decessi per annegamento nell’Ue sono scesi ai minimi dal 2011: merito di informazione e soccorso

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Francesca Barca (Voxeurope, Francia) e Lola García-Ajofrín (El Confidencial, Spagna)

5' di lettura

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La tendenza al ribasso, questa volta, è un buon segno ma, come sottolineano gli esperti, «si deve fare di più». Calano gli annegamenti tra spiagge e piscine. Merito di una maggiore informazione, ma anche dei servizi di soccorso e assistenza. I dati elaborati dall’Eurostat dicono che, nel 2022, ci sono stati 4.810 decessi per annegamento e immersione nell’UE, 194 in meno rispetto al 2021, quando se ne sono contati 5.004, con una diminuzione del 3,9%.

Anche la quota di annegamenti e decessi per immersione su tutti i decessi accidentali è leggermente diminuita, dal 3,1% nel 2021 al 2,8% nel 2022. Si tratta del numero più basso dal 2011, quando è iniziata la raccolta dei dati, e quando «gli annegamenti e le vittime di immersione hanno rappresentato il 4,2% di tutti i decessi accidentali». Nella classifica il numero più alto di decessi per annegamento e immersione è stato segnalato in Francia con 784 vittime, in Germania con 542 vittime, seguita da Polonia con 535, Romania con 472 e Spagna con 449 . I numeri più bassi dell’Ue sono stati registrati in Lussemburgo con 1 vittima, Malta con 3, Cipro con 13 e Slovenia con 25. «Come negli anni precedenti, le morti per annegamento erano più comuni tra gli uomini che tra le donne - si legge nel rapporto Istat -. Nel 2022, questo è stato il caso in tutti i paesi dell’Ue. Tuttavia, in Slovenia 14 uomini, 11 donne, la differenza era meno sostanziale che in altri paesi dell’UE. In Lussemburgo, l’unica vittima era l’unico».

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Il caso italiano

C’è il caso italiano dove il fenomeno è particolarmente sentito dalle istituzioni. Non a caso l’Iss, istituto superiore della sanità, ha stretto una collaborazione con 9 Regioni (Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto e Sicilia) per realizzare una campagna di sensibilizzazione. Punto di partenza il fatto che «più di metà degli annegamenti delle piscine riguarda i bambini fino a 12 anni, e in generale delle circa 330 persone che muoiono in media ogni anno per questo motivo il 12% ha meno di 18 anni». Obiettivo dell’iniziativa, come sottolineato da Andrea Piccioli, direttore generale dell’Iss, è «instaurare un corretto rapporto con l’acqua, fondamentale per la crescita dei nostri bambini. Con alcune attenzioni si possono ridurre i rischi che inevitabilmente sono connessi a questo elemento».

Il dato sui decessi

In Italia muoiono ogni anno per annegamento in media circa 328 persone, di tutte le età. «Nei 5 anni dal 2017 al 2021 (dati Istat), sono morte per annegamento 1642 persone. Di queste, il 12.5% (ovvero 206) aveva un’età dagli 0 ai 19 anni. Si tratta di circa 41 decessi ogni anno che riguardano bambini o ragazzi adolescenti, con i maschi che rappresentano un cospicuo 81% di tutte le mortalità per annegamento in età pediatrica - sottolinea l’Iss -. Il tasso di mortalità è di 0,4/100.000 abitanti. I casi aumentano con l’aumentare dell’età, anche se non in maniera lineare (la fascia di età 1-4 anni presenta più casi di quella 5-9 anni), fino ad arrivare agli adolescenti, che da soli coprono il 53.4% di tutti gli annegamenti da 0 a 19 anni».

In questo scenario è importante il comportamento sia dei bambini che dei genitori o degli accompagnatori. «Molto spesso la bandiera rossa che sventola in caso di mare mosso - sottolineano i bagnini delle postazioni del Golfo del Leone nella Sardegna sud occidentale - viene ignorata e, tanto i giovani quanto gli adulti compiono atti imprudenti che ci costringono poi a intervenire per riportarli in salvo. Sarebbe opportuno che, invece, i consigli e le regole venissero rispettate».

I consigli pratici

Dall’Iss con le Regioni è stato emanato anche il decalogo con i consigli pratici. Sette punti per stare al mare senza correre rischi. Primo consiglio è quello di «immergersi preferibilmente in acque sorvegliate dove è presente personale qualificato in grado di intervenire in caso di emergenza». Da evitare, il bagno «in caso di mare mosso o in prossimità di specchi d’acqua dove sono presenti correnti di ritorno. È essenziale essere consapevoli delle condizioni del mare prima di immergersi».

Non meno importante la segnaletica e le indicazioni dei sorveglianti: «Questo può aiutare a identificare zone pericolose e comportamenti da evitare». Quando si portano bambini è sempre bene «sorvegliarli in maniera continuata, sia in acqua sia in prossimità di un qualsiasi specchio d’acqua soprattutto nelle piscine domestiche o private». Un altro aspetto, riservato agli adulti è quello di «educare i bambini all’acquaticità fin da piccoli. Insegnare loro a nuotare e a comportarsi in acqua in modo sicuro può ridurre in maniera significativa il rischio di incidenti». Un altro consiglio è quello di «evitare di tuffarsi in acqua repentinamente dopo aver mangiato o dopo un’esposizione prolungata al sole». Infine: «evitare tuffi da scogliere o in zone non protette e prestare attenzione a immergersi solo in acque di profondità adeguata».

La Francia

In Francia il tema è monitorato con una sorveglianza estiva ufficiale (Santé publique France, con il sistema Snosan). Nell’estate 2024 (1° giugno–30 settembre) sono state registrate 1.244 noyades totali, di cui 350 con esito mortale: un livello complessivamente stabile rispetto al 2023, ma con un picco del +41% tra il 16 luglio e il 15 agosto, in coincidenza con le ondate di calore. Il 56% degli eventi ha riguardato adulti; tra i minorenni i casi si concentrano soprattutto negli under 6. Per luogo, metà dei decessi è avvenuta in corsi o specchi d’acqua interni; per i minori il contesto più critico resta la piscina privata, per gli adulti il mare. Le regioni più colpite nella stagione estiva 2024 sono state PACA, Nuova Aquitania e Occitania. Nel Pas-de-Calais si è registrato un cluster di vittime tra persone migranti (25 dei 32 decessi dipartimentali).

Sul fronte delle politiche, oltre alle campagne ministeriali su Aisance aquatique (familiarizzazione precoce con l’acqua e apprendimento del nuoto), la Francia impone per legge dal 2003 la presenza di dispositivi di sicurezza per le piscine private interrate o semi-interrate (barriera, copertura, allarme o abris conformi a norma), con sanzioni in caso di inadempienza. Secondo i materiali istituzionali, la strategia nazionale punta a combinare infrastrutture, formazione e comunicazione, anche alla luce della diffusione dei bacini privati sul territorio.

Il caso spagnolo

In Spagna, dopo i 422 decessi del 2023, il 2024 si è chiuso con 471 morti per annegamento non intenzionale, secondo l’Informe Nacional de Ahogamientos della RFESS: secondo peggior anno dell’ultimo decennio (non include le vittime legate alla DANA di fine ottobre). Per profilo, l’81,5% erano uomini, il 46,7% over 55; per luogo, il 51,8% dei decessi è avvenuto in spiaggia, il 18% in fiumi, il 12,1% in piscine; solo il 14% degli eventi mortali si è verificato in aree con sorveglianza attiva. Per territorio, Andalusia ha contato 72 vittime, seguita da Galizia (64), Canarie (63) e Comunitat Valenciana (63).

La federazione spagnola (RFESS) conduce tutto l’anno la campagna #StopAhogados e chiede di estendere e rafforzare i presidi di salvataggio oltre l’alta stagione, con particolare attenzione agli anziani, ai tratti di costa non vigilati e all’educazione preventiva per minori. I dati parziali del 2025 (fino a luglio) confermano un quadro ancora critico, con oltre 300 vittime cumulate e concentrazione estiva.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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