Clima e trasporti marittimi: così il Mediterraneo è invaso dalle specie aliene
Dal pesce scorpione alle meduse del Pacifico, passando per le foreste arse in Spagna e l’erosione della biodiversità marina: il Mediterraneo si sta trasformando. Colpa di clima, traffici navali e poca prevenzione. Gli scienziati lanciano l’allarme: “Il mare che conoscevamo sta scomparendo”
di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)
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Arrivano senza fare rumore, nascosti tra le acque di zavorra delle navi mercantili o attaccati alle chiglie. Sono pesci, meduse, alghe e invertebrati provenienti da mari lontani, che trovano nel Mediterraneo un habitat sempre più simile a quello tropicale. E ci restano. Il risultato? Un mare che cambia faccia, spinto dal riscaldamento climatico e dalla globalizzazione dei trasporti marittimi, mentre le specie autoctone arretrano o spariscono.
«Tra i fattori principali dell’introduzione delle specie aliene c’è il traffico marittimo», spiega Manuela Falautano, ricercatrice dell’Ispra. «Attraverso l’acqua di zavorra e gli organismi incrostati sulle chiglie, ma anche tramite il Canale di Suez, l’acquacoltura e le scie lasciate dalle imbarcazioni». Il risultato è una presenza crescente nei nostri mari di pesci che nulla hanno a che fare con la fauna mediterranea.
Cresciuti gli avvistamenti e catture
Nell’ultimo anno, sono cresciuti gli avvistamenti e le catture di esemplari del scorpione (è commestibile ma le spine possono causare punture molto dolorose anche 48 ore dopo la morte dell’animale), pesce palla maculato (la specie possiede una potente neurotossina che la rende altamente tossica al consumo, anche dopo la cottura. Inoltre, ha una possente dentatura con la quale può infliggere morsi dolorosi), pesce coniglio scuro e Pesce coniglio striato (specie erbivore commestibili ma dotate di spine che possono causare punture dolorose anche dopo la morte dell’animale). Non a caso l’Ispra e il Cnr hanno avviato anche la campagna di sensibilizzazione “attenti a quei4!”.
Il Mediterraneo sta cambiando
Presenze che, come sottolinea la ricercatrice, sono il segno del mare che sta cambiando. «Il Mediterraneo è in sofferenza - argomenta la ricercatrice - con la presenza di specie alinee e un impoverimento di risorse. Inoltre sono stati alterati i cicli biologici. Le specie aliene sono di affinità sub tropicale e tropicale, mentre quelle tipiche sono in sofferenza». In questo scenario, a giocare una partita importante ci sono i ricercatori che effettuano un monitoraggio costante degli ambienti marini. «I monitoraggi si stanno portando avanti e devono essere incrementati, così come la ricerca applicata - aggiunge ancora la ricercatrice - inoltre è necessario responsabilizzare la collettività ad avere comportamenti improntati al rispetto dell’ambiente».
E il cambiamento porta appresso anche altre specie aliene: si tratta delle Meduse del Pacifico e la vegetazione che arriva da altri mari e che, nonostante l’ambiente differente riesce a resistere.


