Cambiamento climatico

Clima e trasporti marittimi: così il Mediterraneo è invaso dalle specie aliene

Dal pesce scorpione alle meduse del Pacifico, passando per le foreste arse in Spagna e l’erosione della biodiversità marina: il Mediterraneo si sta trasformando. Colpa di clima, traffici navali e poca prevenzione. Gli scienziati lanciano l’allarme: “Il mare che conoscevamo sta scomparendo”

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

Un granchio blu, specie introdotta o aliena nel Mediterraneo dall'America, a Manavgat, in Turchia (Alamy Stock Photo)

4' di lettura

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Arrivano senza fare rumore, nascosti tra le acque di zavorra delle navi mercantili o attaccati alle chiglie. Sono pesci, meduse, alghe e invertebrati provenienti da mari lontani, che trovano nel Mediterraneo un habitat sempre più simile a quello tropicale. E ci restano. Il risultato? Un mare che cambia faccia, spinto dal riscaldamento climatico e dalla globalizzazione dei trasporti marittimi, mentre le specie autoctone arretrano o spariscono.

«Tra i fattori principali dell’introduzione delle specie aliene c’è il traffico marittimo», spiega Manuela Falautano, ricercatrice dell’Ispra. «Attraverso l’acqua di zavorra e gli organismi incrostati sulle chiglie, ma anche tramite il Canale di Suez, l’acquacoltura e le scie lasciate dalle imbarcazioni». Il risultato è una presenza crescente nei nostri mari di pesci che nulla hanno a che fare con la fauna mediterranea.

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Cresciuti gli avvistamenti e catture

Nell’ultimo anno, sono cresciuti gli avvistamenti e le catture di esemplari del scorpione (è commestibile ma le spine possono causare punture molto dolorose anche 48 ore dopo la morte dell’animale), pesce palla maculato (la specie possiede una potente neurotossina che la rende altamente tossica al consumo, anche dopo la cottura. Inoltre, ha una possente dentatura con la quale può infliggere morsi dolorosi), pesce coniglio scuro e Pesce coniglio striato (specie erbivore commestibili ma dotate di spine che possono causare punture dolorose anche dopo la morte dell’animale). Non a caso l’Ispra e il Cnr hanno avviato anche la campagna di sensibilizzazione “attenti a quei4!”.

Il Mediterraneo sta cambiando

Presenze che, come sottolinea la ricercatrice, sono il segno del mare che sta cambiando. «Il Mediterraneo è in sofferenza - argomenta la ricercatrice - con la presenza di specie alinee e un impoverimento di risorse. Inoltre sono stati alterati i cicli biologici. Le specie aliene sono di affinità sub tropicale e tropicale, mentre quelle tipiche sono in sofferenza». In questo scenario, a giocare una partita importante ci sono i ricercatori che effettuano un monitoraggio costante degli ambienti marini. «I monitoraggi si stanno portando avanti e devono essere incrementati, così come la ricerca applicata - aggiunge ancora la ricercatrice - inoltre è necessario responsabilizzare la collettività ad avere comportamenti improntati al rispetto dell’ambiente».

E il cambiamento porta appresso anche altre specie aliene: si tratta delle Meduse del Pacifico e la vegetazione che arriva da altri mari e che, nonostante l’ambiente differente riesce a resistere.

Necessario aumentare monitoraggio

A rimarcare l’importanza della ricerca e del monitoraggio è Ernesto Azzurro, ricercatore del Cnr, anche alla luce degli avvistamenti registrati soprattutto nello Ionio. «L’osservazione di una nuova specie tropicale può suscitare curiosità, ma rappresenta in realtà solo la punta dell’iceberg di un profondo stravolgimento della biodiversità marina - dice -. Il Mediterraneo, così come lo abbiamo conosciuto, sta scomparendo. Le specie non più adatte alle nuove condizioni climatiche stanno rapidamente regredendo, e tra queste molte che per millenni hanno rappresentato il nostro nutrimento, la nostra cultura e le nostre tradizioni. Questo processo sta portando alla formazione di nuovi ecosistemi, con assetti ecologici profondamente diversi e ancora in gran parte sconosciuti».

Un mix di fattori

Quindi le cause che «dipendono da molteplici fattori». «In particolare, per quanto riguarda le invasioni biologiche, è fondamentale ricordare che le specie aliene devono prima essere introdotte in un nuovo ambiente, un processo che per definizione avviene grazie alle attività umane - aggiunge ancora -. Pensiamo, ad esempio, all’apertura del Canale di Suez nel 1869, che ha creato un corridoio diretto tra il Mar Rosso e il Mediterraneo, oppure ai numerosi vettori, come le acque di zavorra delle navi. È molto importante saper riconoscere queste nuove specie, anche per prevenire potenziali rischi come spine velenose o carni tossiche». In questo scenario c’è il ruolo dei cittadini che «possono fornire un contributo fondamentale al monitoraggio delle invasioni biologiche, semplicemente segnalando le proprie osservazioni alla comunità scientifica».

Il ruolo dei cittadini

Abbastanza complicato poi, come avviene nei casi a terra, procedere con l’eradicazione giacché «la vastità del mare rende impossibile questa iniziativa». «Sarebbe auspicabile che tutti noi, come cittadini, acquisissimo maggiore consapevolezza della portata di questi cambiamenti - conclude -. Solo così potremo far sentire la nostra voce sulla classe politica. Non sarà possibile invertire la rotta, ma nemmeno rallentare il fenomeno, se non saremo in grado di mettere in discussione un modello di sviluppo che continua a non preoccuparsi dei limiti planetari e ad agire come se vivessimo in un pianeta infinito».

Spagna, tra incendi, meduse e tartarughe marine

Il Mediterraneo che cambia non riguarda solo le acque. In Spagna, nelle regioni mediterranee, il cambiamento climatico si manifesta anche sulla terraferma: ondate di calore sempre più intense e stress idrico mettono in crisi le foreste mediterranee — fatte di lecci, querce da sughero e pini — e causano incendi sempre più frequenti.

Secondo il Pyrenean Climate Change Observatory, le alterazioni nei cicli vitali di animali e piante stanno portando a fenomeni come la migrazione verso latitudini e altitudini più elevate, la desincronizzazione tra specie (ad esempio tra impollinatori e piante), e l’espansione di parassiti come la processionaria dei pini.

Anche i mari spagnoli si riscaldano: la temperatura in aumento sta compromettendo ecosistemi delicati come le praterie di posidonia, fondamentali per la biodiversità e la protezione delle coste. Diminuiscono le popolazioni ittiche autoctone e aumentano quelle tropicali, tra cui pesci esotici e meduse invasive.

Negli ultimi anni, si sono registrate anche morti di massa di coralli e gorgonie, e una colonizzazione del Mare delle Baleari da parte di specie esotiche. Tra il 2019 e il 2023 sono stati identificati 11 nidi di tartaruga Caretta caretta sulle spiagge baleariche: un evento inedito che gli esperti attribuiscono direttamente al riscaldamento globale.

Per reagire, la Spagna ha esteso la rete di aree marine protette e partecipa a programmi di monitoraggio della biodiversità e controllo delle specie invasive. Ma resta alta l’urgenza di interventi strutturali.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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