«Vogliamo tornare prima possibile in Italia». Il grido d’aiuto di Martina, liceale bloccata a Dubai
“Abbiamo paura, siamo in ansia e vogliamo tornare prima possibile in Italia”, ci racconta la giovane connazionale negli Emirati con il progetto We the People Model United Nations
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«Siamo preoccupati e in ansia, vogliamo tornare prima possibile in Italia; siamo in un hotel vicino all’aeroporto, dalla mia stanza vedo la torre di controllo e sentiamo boati, e aerei in sorvolo, abbiamo paura!».
Il viso acqua e sapone, gli occhi profondi e acuti, minuta e soprattutto molto spaventata, Martina Teja ha però la determinazione di chi si trova in una situazione impensabile e vuole uscirne quanto prima.
Entro in contatto con lei, tramite mia figlia Micòl, che da Tokyo, dove è rimasta bloccata con il suo volo annullato, mi rilancia il grido di aiuto della sua amica. Sento prima la mamma Michaela Ausili al telefono, è in angoscia per la figlia diciassettenne, al quarto anno di liceo classico a Milano, e poi lei mi chiama.
«Sono a Dubai con il progetto We MUN, We the People Model United Nations, (che consiste nel fare una simulazione di immedesimazione nel ruolo di ambasciatori che rappresentano un paese alle Nazioni Unite), io ho difeso gli interessi della Romania. Era andato tutto bene, e poi...».
Qui la ragazzina ferma per un attimo il racconto, è emozionata e in agitazione, sento che ha timore, non è più la Martina sicura che conosco, lo stress si percepisce fitto, ma prosegue: «abbiamo appreso dell’escalation quando al mattino, riuniti nel luogo in cui si è tenuta la cerimonia di conclusione della nostra simulazione, tra noi ragazzi si è diffusa la voce dell’attacco militare di Usa e Israele; ci siamo allarmati per il nostro volo. I nostri tutor inizialmente ci hanno tranquillizzato, parlavano solo di ritardi. Ma poi il dirigente del nostro progetto ci ha detto di mantenere la calma, che non si poteva ripartire a causa dell’attacco missilistico».







