Il fratello del ragazzo d’oro di Trinidad
Paul e Peter sono i protagonisti di Golden child, appassionante esordio di Claire Adam, autrice di Trinidad e Tobago ora trasferitasi a Londra.
di Lara Ricci
4' di lettura
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Paul e Peter sono gemelli. «Gemelli siamesi?» chiedono tutti. «Gemelli normali» si affretta sempre a precisare Peter. D’aspetto, solo d’aspetto, sono identici. Peter è razionale, freddo, studioso. Paul è emotivo, sognatore, sensibile, sensuale.
Paul quando è nato aveva il cordone ombelicale intorno al collo e un medico ha ipotizzato che il suo cervello potesse essere stato danneggiato. Anche se non viene fatta alcuna valutazione clinica, come con una maledizione d’altri tempi, la sua vita s’incanala in questa narrazione: se ne convincono presto i genitori, spiazzati di fronte al comportamento impulsivo e irrazionale del piccolo, davanti ai suoi pianti disperati, al suo mutismo, alla sua capacità di ficcarsi nei guai.
Se ne convincono anche gli insegnanti, tranne uno, incontrato alle medie, anche se effettivamente Paul fatica a leggere: le lettere si muovono sul foglio come formiche, e lui rimane indietro rispetto al programma.
Peter invece viene rapidamente considerato un genio, gli insegnanti prospettano possa vincere la medaglia d’oro che gli aprirebbe la porta delle migliori università americane. Tutte le attenzioni sono rivolte a lui.
Paul e Peter sono i protagonisti di “Golden child”, appassionante esordio di Claire Adam, autrice di Trinidad e Tobago ora trasferitasi a Londra. Vivono sull’isola caraibica in un tempo imprecisato che immaginiamo essere la fine del secolo scorso: il turismo è in espansione con la sua fame di terra (si legga a questo proposito il notevole esordio di un’altra autrice caraibica, Nicole Dennis Benn: “Here comes the sun”, 2024).









