Sembra un'attività professionale molto simile a quelle presenti nel vino…
Ci sono assonanze evidenti, solo che nel caffè si conosce davvero poco. Uno non pensa che un barista parta per il Costa Rica e si metta a gestire un processo anaerobico assieme a un agronomo locale, eppure grazie all'esperienza, alla conoscenza e ai contatti questo è il percorso che mi consente di arrivare a lavorare sul profilo gustativo proprio di quel singolo caffè. E grazie a questo lavoro il caffè di un piccolo produttore della Colombia lavorato nella mia miniroastery è l'unico in Italia ad aver preso una valutazione di 9,5 punti.
Il caffè è dunque questione di cultura?
Il lavoro tutti i gironi per far capire che il caffè non è solo quella cosa nera e bollente e noiosa. Dietro al caffè c'è un mondo da scoprire e anche per questo sto girando un documentario a episodi sui miei viaggi e sulla ricerca nei Paesi d'origine. È autoprodotto, ma sto cercando una piattaforma interessata a metterlo in onda.
A che punto è l'Italia in questa maturazione?
Siamo ad un bivio. Io non sono a Berlino solo per una gara personae, ma vorrei rappresentare l'Italia che non sta passando un periodo luminoso nel segmento caffè. Nonostante il caffè italiano abbia fatto la storia e nonostante il made in Italy sia ancora famoso i questo comparto, oggi vive ancora un declino legato alla guerra sul prezzo che ha portato all'abbattimento della qualità. Questo ha portato un appannamento e poca credibilità, almeno nella community dei coffeelover che oggi evitano i prodotti italiani. Ecco io vorrei rappresentare una nuova generazione del caffè italiano, che vuole far onore al prodotto dei geni del passato.
Una nuova generazione sta emergendo?
Oggi le aziende che fanno caffè italiano sono dominate da eredi. Io non voglio muovere critiche gratuite, vorrei però scuotere chi si chiude nel passato. Io seguo da 15 anni un movimento che esprime la voglia di cambiamento e lo promuovo, certo diciamo che in Italia questo interesse cresce ancora lentamente. È bello vedere che a Milano negli ultimi due anni hanno aperto 10 spazi dedicati allo specialty coffee, ma l'evoluzione ancora lenta.
Perché?
Deve esserci una rottura netta sul prezzo del caffè, perché è scandaloso pensare che un caffè al bar costi un euro quando produrre un kg di caffè costa circa 1,5 euro.