Il plenum

Il Csm ai magistrati: «Tutelare la reputazione degli indagati»

Al plenum il 3 giugno nuove linee guida sulla comunicazione giudiziaria. Fnsi: «si tuteli il diritto di essere informati»

di Raffaella Calandra

 IMAGOECONOMICA

3' di lettura

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I punti chiave

  • La bozza attesa al plenum
  • La comunicazione nell’era digitale
  • Le novità legislative
  • La protesta Fnsi
  • La formazione

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«La reputazione oggi è parte essenziale della tutela della persona e anche l’amministrazione della giustizia è chiamata a farsene carico». Parte da questo assunto la proposta di aggiornamento delle linee guida sulla comunicazione degli uffici giudiziari, attesa mercoledì 3 giugno al plenum del Consiglio superiore della magistratura. Tra discussione e distinguo, dentro e fuori Palazzo Bachelet.

La bozza attesa al plenum

La comunicazione, da sempre uno dei nervi più scoperti nei rapporti tra Procure, politica, media. Diventato ancora più complesso nell’epoca dei social, della comunicazione virale e dell’indignazione immediata. Nelle nuove indicazioni – a cui sono stati presentati emendamenti – si mette nero su bianco il dovere per l’ufficio giudiziario, che dovesse informare la stampa di un’inchiesta, «di rettificare la notizia quando muti contenuto e significato». Si introduce la comunicazione «reattiva e di aggiornamento» per correggere informazioni inesatte, come già previsto nelle linee guida del 2018, e per seguire «l’evoluzione del procedimento o del processo». Si invitano cioé gli uffici a diffondere comunicati stampa anche «dopo archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, assoluzioni o altri esiti di segno diverso rispetto alla fase iniziale». Viene inoltre sollecitata tracciabilità e conservazione online del materiale.

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La comunicazione nell’era digitale

La consapevolezza che «nell’ecosistema digitale una notizia giudiziaria diffusa nella fase iniziale delle indagini può produrre effetti reputazionali assai più rapidi e persistenti del successivo accertamento processuale» – si legge nella bozza - porta il Consiglio ad affermare che «la comunicazione istituzionale deve essere non solo rispettosa della presunzione di non colpevolezza, ma anche vera, necessaria, proporzionata, riparabile e aggiornata, così da evitare – si specifica - che l’inevitabile provvisorietà della fase investigativa si traduca in una compromissione irreversibile della dignità personale». Gli aggiornamenti dovranno rispondere ai criteri di «tempestività, visibilità e rigorosa simmetria informativa rispetto alla comunicazione iniziale».

Le novità legislative

Riflessioni, dietro le quali si sente l’eco di conferenze stampa del passato o di casi di dimissioni di personaggi pubblici, più o meno celebri, sull’onda dell’avvio di un’inchiesta. Anche i nuovi oneri ricadono sui vertici degli uffici giudiziari, a cominciare dai Procuratori, le cui comunicazioni si sono già ridotte dopo il decreto legislativo 188 dell’8 novembre 2021, di recepimento della direttiva Ue sulla presunzione di innocenza. Le linee guida - che tengono conto di questo decreto come del dlgs 198 del 10 dicembre 2024 sulla pubblicazione delle ordinanze di misure cautelari - vengono da più parti percepite come una nuova stretta alla comunicazione.

La protesta Fnsi

«Il Csm non limiti il diritto dei cittadini ad essere informati su vicende di interesse pubblico», l’appello della Federazione Nazionale della Stampa. Pur condividendo la finalità ultima dell’intervento, punta l’attenzione sull’accesso alle ordinanze: «Non sono atti coperti da segreto e il loro contenuto, pur non potendo essere virgolettato, può essere legittimamente riassunto – scrive in una nota - come peraltro prevede la nuova formulazione del codice di procedura penale: non fornirle ai giornalisti significa impedire cronache complete e corrette, lasciando spazio al mercato nero delle informazioni». Vexata quaestio, affrontata con circolari da alcune Procure. In queste ore, oltre che sullo spirito complessivo dell’intervento, si discute inoltre tra i vari attori sulle problematicità pratiche di alcuni aspetti, come sulla tendenza alla burocratizzazione di questioni di natura per lo più deontologica.

La formazione

Visto che in Italia, al contrario della Francia, negli uffici giudiziari non ci sono figure specializzate, il Csm si rivolge poi alla Scuola superiore della magistratura per una formazione dei magistrati su «comunicazione digitale, decontestualizzazione delle notizie, persistenza online dei contenuti, tecniche di rettifica visibile e simmetrica e identità digitale del magistrato».

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