Superbonus, per i finti crediti d’imposta sequestrati in tutto 9,3 miliardi
Lo schema degli illeciti ruota intorno all’utilizzo di società cartiere
di Marco Mobili
3' di lettura
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Il superbonus anche nelle frodi presenta sempre numeri da record. Il contatore dei sequestri di finti crediti d’imposta per lavori di ristrutturazione o riqualificazione energetica dei condomini mai realmente realizzati ha toccato quota 9,3 miliardi. Ad aggiornarlo costantemente è la Guardia di Finanza che, in sinergia con le Entrate, interviene ormai sistematicamente per bloccare l’utilizzo di questi crediti d’imposta il più delle volte inesistenti o frutto di finti sconti in fattura.
Le indagini portate avanti dopo analisi di rischio mirate hanno tutte un comune denominatore: il ricorso alle frodi è sempre messo in atto da complesse reti criminali che creano falsi crediti, poi trasferiti e monetizzati attraverso società cosiddette «cartiere» e prestanome. A finire nella rete delle frodi anche amministratori e condomini che in buona fede hanno acquistato crediti d’imposta inesistenti.
La strategia dell’amministrazione finanziaria e in particolare quella adottata dalla Guardia di Finanza, spiegano dal Comando generale, poggi su un doppio pilastro: la prevenzione, tramite analisi del rischio per impedire la circolazione dei crediti fittizi; la repressione con indagini penali e misure amministrative.
Prima della stretta
Gli illeciti accertati hanno riguardato, in massima parte, attività illecite tutte poste in essere prima della stretta normativa arrivata nel novembre 2021. Stretta con cui, prima è stato definito il perimetro del numero delle cessioni e il profilo soggettivo dei cessionari, così da agevolare l’Amministrazione finanziaria a monitorare i differenti passaggi dei crediti tra i vari soggetti e, successivamente limitato la possibilità di accedere allo sconto in fattura o alla cessione del credito. Da novembre 2021 a oggi, sottolinea il Comando generale della Guardia Finanza, «l’ammontare complessivo dei crediti inesistenti in materia edilizia ed energetica sottoposti a sequestro preventivo è pari a oltre 9,3 miliardi di euro».
Lo schema delle frodi
Lo schema delle frodi, come accennato, ruota quasi sempre intorno a società cartiere. Si tratta di società amministrate da prestanome o teste di legno in grado di emettere fatture per operazioni inesistenti da rigirare ad altri soggetti per dedurre costi fittizi, abbattere imponibili o maturare crediti d’imposta inesistenti. In questo ultimo contesto, come quelli dei bonus edilizi, la società cartiera svolge il ruolo di intermediario non solo per “generare” crediti d’imposta inesistenti ma soprattutto per cederli a terzi per poi sparire velocemente.








