Guardia di Finanza

Superbonus, per i finti crediti d’imposta sequestrati in tutto 9,3 miliardi

Lo schema degli illeciti ruota intorno all’utilizzo di società cartiere

di Marco Mobili

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Il superbonus anche nelle frodi presenta sempre numeri da record. Il contatore dei sequestri di finti crediti d’imposta per lavori di ristrutturazione o riqualificazione energetica dei condomini mai realmente realizzati ha toccato quota 9,3 miliardi. Ad aggiornarlo costantemente è la Guardia di Finanza che, in sinergia con le Entrate, interviene ormai sistematicamente per bloccare l’utilizzo di questi crediti d’imposta il più delle volte inesistenti o frutto di finti sconti in fattura.

Le indagini portate avanti dopo analisi di rischio mirate hanno tutte un comune denominatore: il ricorso alle frodi è sempre messo in atto da complesse reti criminali che creano falsi crediti, poi trasferiti e monetizzati attraverso società cosiddette «cartiere» e prestanome. A finire nella rete delle frodi anche amministratori e condomini che in buona fede hanno acquistato crediti d’imposta inesistenti.

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La strategia dell’amministrazione finanziaria e in particolare quella adottata dalla Guardia di Finanza, spiegano dal Comando generale, poggi su un doppio pilastro: la prevenzione, tramite analisi del rischio per impedire la circolazione dei crediti fittizi; la repressione con indagini penali e misure amministrative.

Prima della stretta

Gli illeciti accertati hanno riguardato, in massima parte, attività illecite tutte poste in essere prima della stretta normativa arrivata nel novembre 2021. Stretta con cui, prima è stato definito il perimetro del numero delle cessioni e il profilo soggettivo dei cessionari, così da agevolare l’Amministrazione finanziaria a monitorare i differenti passaggi dei crediti tra i vari soggetti e, successivamente limitato la possibilità di accedere allo sconto in fattura o alla cessione del credito. Da novembre 2021 a oggi, sottolinea il Comando generale della Guardia Finanza, «l’ammontare complessivo dei crediti inesistenti in materia edilizia ed energetica sottoposti a sequestro preventivo è pari a oltre 9,3 miliardi di euro».

Lo schema delle frodi

Lo schema delle frodi, come accennato, ruota quasi sempre intorno a società cartiere. Si tratta di società amministrate da prestanome o teste di legno in grado di emettere fatture per operazioni inesistenti da rigirare ad altri soggetti per dedurre costi fittizi, abbattere imponibili o maturare crediti d’imposta inesistenti. In questo ultimo contesto, come quelli dei bonus edilizi, la società cartiera svolge il ruolo di intermediario non solo per “generare” crediti d’imposta inesistenti ma soprattutto per cederli a terzi per poi sparire velocemente.

È quanto accaduto nell’estate scorsa a Chieti con una frode scoperta dalla Gdf e che ha fatto emergere crediti fittizi per 25 milioni di euro. Con la falsificazione della documentazione tecnica e fiscale relativa a lavori effettivamente eseguiti da altre società, grazie anche alla compiacenza di due professionisti, la società «cartiera» si è materialmente sostituta all’impresa esecutrice degli interventi, totalmente estranea alla frode. I crediti fittizi ottenuti sono stati successivamente ceduti, in parte, a soggetti terzi in buona fede.

Ma questo è solo uno dei tanti schemi di frode messo in atto. A Siracusa, ad esempio, l’operazione illecita si è basata sulla finta costituzione di un condominio, nella realtà mai esistito. Dall’acquisto per un milione di euro di un albergo in disuso di 5mila metri quadrati con un progetto di riqualificazione è stato creato un complesso residenziale con tanto di appartamenti in parte già venduti. Si tratta di 101 appartamenti con tanto di accatastamento, box auto e moto. Da qui la nascita del finto condominio per accedere al bonus sul risparmio energetico, quello per l’installazione di pannelli fotovoltaici e adeguamento antisismico. Crediti d’imposta maturati poi ceduti allo stesso consorzio che ha effettuato l’efficientamento energetico dell’immobile. Attenzione i finti crediti sono poi finiti a una multinazionale che, estranea alla frode, si è trovata in mano crediti inesistenti come era d’altronde il finto condominio.

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