Welfare familiare

Il caregiver diventerà un lavoro: sblocco per il riconoscimento

Dopo l’inserimento in manovra dei fondi, in arrivo un Ddl che stabilisce compenso e ruolo. L’opposizione: risorse esigue

di Serena Uccello

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A singhiozzo e con un percorso a ostacoli, che però ora sembra avviarsi verso una risoluzione. È il riconoscimento della figura dei “caregiver”, ossia di quei 7 milioni di persone che assistono quotidianamente oltre 4 milioni di soggetti disabili e non autosufficienti. Dopo l’inserimento nel Ddl di Bilancio di un articolo (il 53) che prevede un «Fondo per le iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare», nei giorni scorsi la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, ha annunciato un disegno di legge ad hoc. Attualmente, infatti, non esiste una legge nazionale che riconosca e tuteli il ruolo dei caregiver. Più presente invece è stata la politica locale con 12 Regioni che si sono attivate per normare questa figura. Nel complesso nessuna svolta finora risolutiva, fatta eccezione per la legge 205/2017 e un fondo dedicato nel 2020 per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare, con stanziamenti che, hanno lamentato le associazioni, sono sempre rimasti insufficienti rispetto ai reali bisogni.

Caregiver, arriva il riconoscimento come lavoro

La legge di Bilancio

Nel dettaglio, l’articolo 53 della manovra – ora al Senato per l’approvazione in prima lettura – prevede risorse pari a 1,15 milioni per il 2026 e a 207 milioni dal 2027, per finanziare «iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare». Si tratta di risorse che all’indomani della presentazione del Ddl di Bilancio sono state bollate come esigue, in relazione ai bisogni di una platea così ampia, sia da Loredana Ligabue, segretaria di Carer, sia da Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva. Il punto di partenza della critica si focalizza sul fatto che quotidianamente i caregiver con la loro presenza si fanno carico e risolvono le carenze strutturali del sistema pubblico, generando un valore economico tra il 2,5 e il 3% del Pil italiano con la loro attività di sostegno e cura. Nel mirino, inoltre, vista la formulazione dell’articolo, anche la mancata definizione sull’allocazione delle risorse e sulla destinazione.

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L’IDENTIKIT

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Il disegno di legge

A fare chiarezza è intervenuta la ministra della Disabilità, Alessandra Locatelli, che nei giorni scorsi ha annunciato la svolta attesa, ovvero la presentazione di un disegno di legge il cui iter inizierà a gennaio, dopo l’approvazione della manovra, con la presentazione in Consiglio dei ministri. Il testo fissa la definizione di “caregiver” familiare che è «la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile o del convivente di fatto», oppure «di un parente o di un affine entro il secondo grado» o «di un parente entro il terzo grado».

Inoltre, introduce un sistema di tutele differenziate distinguendo tra:

a) caregiver familiare prevalente con un carico assistenziale uguale o superiore a 91 ore settimanali convivente con una persona in condizione di non autosufficienza;

b) caregiver familiare convivente con la persona assistita con un carico di assistenza uguale o superiore a 30 ore e inferiore a 91 ore settimanali;

c) caregiver familiare non convivente con la persona assistita con un carico di assistenza uguale o superiore a 30 ore settimanali;

d) caregiver familiare convivente o non convivente con la persona assistita con un carico di assistenza uguale o superiore a dieci ore settimanali e inferiore a 30 ore settimanali.

Infine, la norma determina un sostegno di tipo economico per chi ha una soglia Isee pari a 15mila euro, che non svolga un’attività lavorativa o, nel caso in cui lo faccia, non ne ricavi un reddito superiore a 3mila euro lordi annui. All’inizio l’importo trimestrale sarà fino a 1.200 euro.

Ed è qui che entrano in gioco la copertura dei 207 milioni prevista dal Ddl di Bilancio (per quanto l’intenzione è quella di fissare la copertura a 257 milioni, utilizzando 50 milioni dal Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità), ma anche le critiche. Per la ministra, intervenuta sul tema durante il question time alla Camera il 19 novembre, la copertura di 207 milioni è «un punto di partenza, su cui lavorare insieme perché da dieci anni le famiglie stanno aspettando». In effetti negli ultimi dieci anni «sono state presentate una trentina di proposte di legge sui caregiver che non hanno visto la luce».

Al momento però, l’impianto del testo non convince l’opposizione. Secondo Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva e firmatario in passato di uno di quei trenta testi citati, «serve un salto di qualità nell’assistenza».

Il nodo per Faraone è il riconoscimento giuridico di questa figura: «Non si tratta di dare un reddito di povertà a chi assiste»; un passo avanti sulla strada del riconoscimento, in questo caso, economico sarebbe stato dare anche «la possibilità di accumulare dei contributi previdenziali».

Un’altra questione che divide è il coinvolgimento delle associazioni perché se la ministra definisce il Ddl «il frutto del lavoro di un Tavolo di più di 50 soggetti tra famiglie, associazioni, enti del territorio, sindacati», Marco Furfaro, deputato Pd e capogruppo in commissione Affari sociali dice invece che «il piano sui caregiver dell’esecutivo non è condiviso con le associazioni che vengono ulteriormente umiliate» dal momento che «ci vorranno 91 ore di cura a settimana, 400 ore al mese per avere un contributo su base Isee limitatissima».

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