Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Laura Cavestri
3' di lettura
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In Europa, Il 40% degli europei vorrebbe trasferirsi nei prossimi due anni. Le città sono al centro di questa trasformazione, attirando sia acquirenti, sia affittuari. Sorprendentemente, le motivazioni che stanno alla base di questa volontà di cambiamento non sono principalmente guidate da esigenze economiche, ma da aspirazioni personali, come il desiderio di abitazioni più grandi in posizioni migliori, oltre alla crescente necessità di spazi per il lavoro da casa. È quanto emerge dall’ultima indagine RE/MAX European Housing Trend Report 2023, che ha coinvolto oltre 22mila candidati di 22 Paesi europei e regioni limitrofe.
«Sebbene alcune di queste tendenze possano essere temporanee, altre potrebbero plasmare il panorama dell’immobiliare residenziale del prossimo futuro – ha detto Dario Castiglia, ceo & founder di Re/Max Italia –. L’idea di un trasloco è presente anche nella mente di quasi il 40% dei partecipanti italiani al sondaggio, che dichiarano una varietà di motivazioni alla base di questa decisione».
In Italia, le considerazioni finanziarie rivestono un ruolo significativo rispetto alla media europea, rappresentando la principale esigenza per il 22% di chi intende trasferirsi. Di questi, circa il 43% si auspica di vivere più vicino al luogo di lavoro. Ciò si traduce in un crescente appeal delle aree urbane. Va sottolineato, però, che quasi il 13% di chi ha in programma un trasloco intende affittare, mentre solo il 6% è indeciso se acquistare o affittare la prossima casa.
Tra gli intervistati, un italiano su cinque ha in programma di acquistare una proprietà entro i prossimi due anni. Gli appartamenti in città sono la prima scelta per quasi il 40% dei potenziali acquirenti, pari al doppio di chi cerca nell’hinterland e nelle periferie. Quasi un quarto dei partecipanti al sondaggio in Italia (24,4%), infatti, è aperto all’idea di trasferirsi per vantaggi fiscali.
È rilevante notare che i giovani italiani dimostrano un forte interesse per il co-living: oltre tre quarti di chi ha meno di 25 anni è disposto ad abbracciarlo se si dimostrerà essere un’opzione più conveniente. I dati italiani confermano, dunque, il trend europeo che vede l’affermarsi del co-living come possibilità di poter vivere nel luogo desiderato con diversi vantaggi: la condivisione dei costi, la presenza di servizi aggiuntivi come palestre e spazi di lavoro e l’opportunità di avere più abitazioni contemporaneamente consentendo loro di passare da un ambiente urbano a uno rurale o addirittura tra città o Paesi diversi. Un entusiasmo che, come prevedibile, diminuisce gradualmente con l’età.
Altra tendenza è quella della comproprietà, che attira l’attenzione del 28% degli italiani intervistati, guidato principalmente dalla prospettiva di assicurarsi una seconda casa o una casa per le vacanze. Poco più di un quarto (26,1%) considererebbe la co-ownership come un modo per condividere l’onere dei costi di manutenzione. La comproprietà emerge come un mezzo per rendere la proprietà di una casa accessibile a molti, con un europeo su cinque che la considera un modo per acquistare un’abitazione che altrimenti sarebbe fuori dalla propria portata finanziaria. Poco più di un quarto (27,8%) dei giovani tra i 18 e i 24 anni vede la comproprietà come un modo per condividere le responsabilità di manutenzione, che scendono a circa il 20% tra le persone di età compresa tra i 56 e i 65 anni. Circa un europeo su otto considera la comproprietà come una possibilità per costruire un portafoglio di investimenti immobiliari diversificato.
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