Giustizia civile

I tribunali rallentano: target Pnrr più lontano per le cause civili

Negli uffici di primo grado i tempi segnano +0,4% nel 2024 rispetto al 2023. Tra i motivi l’aumento dei ricorsi, soprattutto per cittadinanza e immigrazione

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

Adobestock

4' di lettura

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Nel 2024, la riduzione dei tempi delle cause civili nei tribunali si è fermata. Il calo, necessario per conseguire gli obiettivi Pnrr, era partito nel 2021 ma lo scorso anno il disposition time, che è un indicatore che stima la durata prevedibile dei procedimenti, è rimasto di circa 16 mesi, passando dai 486 giorni del 2023 ai 488 del 2024 (+0,4%). Le chance di riuscire a tagliare i tempi dei processi civili del 40% entro il 30 giugno 2026, come previsto dal Pnrr, sembrano oggi un miraggio, visto a fine 2024 il taglio raggiunto era del 20,1 per cento.

L’EVOLUZIONE

Il disposition time delle cause contenziose civili dal 2019 al 2024 nei tre gradi di giudizio. Dati in giorni e var % rispetto al 2019 e al 2023. L’obiettivo da raggiungere entro il 30/06/2026 consiste nella riduzione del 40% rispetto al 2019

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L’impasse e le cause

Il target da centrare (che va calcolato in riferimento ai tempi del 2019 e coinvolge solo i procedimenti contenziosi) non riguarda soltanto i tribunali ma la durata complessiva dei procedimenti nei tre gradi di giudizio.

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In base al monitoraggio statistico degli indicatori Pnrr elaborato dal ministero della Giustizia, l’anno scorso Corti d’appello e Cassazione hanno continuato ad accorciare i tempi con risultati migliori in Cassazione (-5,8%) e più ridotti nelle Corti d’appello (-1,6%). Complessivamente, nel 2024, c’è stata quindi una diminuzione del disposition time del 3,2% che ha portato al 20,1% il miglioramento rispetto al 2019, la metà di quel 40% stabilito dal Pnrr: in totale, si è passati dai 2.512 giorni del 2019 ai 2.008 giorni registrati l’anno scorso.

LE PENDENZE

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Per centrare il target Pnrr ci sarebbe quindi bisogno di un’ulteriore diminuzione delle durate pari al 19,9 per cento. In primo grado la spinta alla velocizzazione si è però arenata. I tempi sono aumentati in 62 sedi su 140 e le differenze territoriali rimangono molto forti.

Il lieve allungamento del disposition time in tribunale (+0,4%) nel 2024 è dovuto soprattutto all’incremento dei procedimenti iscritti che, come spiega la relazione ministeriale, nel 2024 sono cresciuti del 12,4 per cento. Le definizioni sono invece rimaste invariate e non hanno bilanciato le nuove iscrizioni; le pendenze hanno quindi ripreso, seppur di poco (+0,3%) a salire, per la prima volta dal 2019.

L’aumento dei nuovi fascicoli ha riguardato soprattutto alcune materie di competenza delle sezioni immigrazione costituite nei tribunali distrettuali. In primo luogo i diritti di cittadinanza: le richieste di riconoscimento sono salite dell’89 per cento. Per porre un freno a questo afflusso il decreto legge 36 del 28 marzo 2025 ha limitato la possibilità di presentare la richiesta a chi ha genitori e nonni italiani (prima, invece, non c’erano limiti generazionali).

LO SMALTIMENTO DELL’ARRETRATO

I procedimenti civili pendenti misurati in relazione all’obiettivo Pnrr scaduto il 31 dicembre 2024 (consisteva nella riduzione del 95% delle cause iscritte fino al 2016 in tribunale e fino al 2017 in corte d’appello) e in relazione a quello fissato per il 30 giugno 2026 (consiste nella riduzione del 90% delle cause iscritte fino al 2022)

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Sul territorio

Particolarmente colpito dall’aumento dei procedimenti in materia di cittadinanza è il Tribunale di Venezia, dove le durate si sono allungate del 58% rispetto al 2023 (del 123% rispetto al 2019) salendo a 1.167 giorni. Le richieste di riconoscimento arrivano infatti soprattutto da cittadini brasiliani discendenti di emigrati italiani partiti dal Veneto fra la seconda metà dell’800 e l’inizio del ’900. «Fra il 2022 e il 2024 sono aumentate del 1138% – spiega Salvatore Laganà, che è stato presidente del tribunale di Venezia fino al 31 dicembre del 2024 –. Attualmente sono 36mila e ogni richiesta riguarda in media dieci persone. È un numero spropositato che rappresenta i due terzi dell’intero contenzioso ordinario. Ma se lo scorporiamo, il quadro cambia completamente: nel lavoro i tempi di definizione sono infatti di 238 giorni, nella famiglia di 398 e nella sezione imprese di 433».

Sente il peso delle nuove iscrizioni il Tribunale di Trieste, che nel 2024 ha registrato un disposition time di 1.207 giorni (+28,4% rispetto al 2023 e +50,9% rispetto al 2019): «L’anno scorso – spiega il presidente, Igor Maria Rifiorati – abbiamo avuto 7.408 nuovi procedimenti iscritti, soprattutto in materia di protezione internazionale e di cittadinanza, contro i 4.400 di media dei cinque anni precedenti. Un flusso che su un tribunale piccolo come il nostro ha avuto un effetto devastante, benché da noi siano aumentate anche le definizioni. Con questi numeri e a meno di interventi eccezionali, per noi è impossibile rispettare l’obiettivo del taglio del disposition time».

NEGLI UFFICI DEI TRIBUNALI

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L’aumento delle iscrizioni in materia di cittadinanza e protezione internazionale ha pesato anche sul Tribunale dell’Aquila. «Dal 2023 c’è stata un’impennata e le iscrizioni in queste due materie hanno rappresentato più del 50% dell’intero contenzioso civile ordinario», dice Elvira Buzzelli, presidente del Tribunale dell’Aquila dove i tempi sono aumentati del 111 per cento. «Purtroppo – continua Buzzelli – i dati rispecchiano le difficoltà strutturali di un tribunale distrettuale che ha un organico di soli 14 magistrati e che nel 2013, ha scontato carenze del 50%: attualmente siamo in otto. L’applicato extradistrettuale nonostante le ripetute richieste non ci è stato rinnovato».

La riduzione dei tempi appare difficile anche per uffici grandi e tradizionalmente efficienti, come il Tribunale di Milano, dove il disposition time 2024 è di 418 giorni, sotto la media nazionale ma stabile rispetto ai 417 giorni del 2019. Anche qui rileva l’aumento delle cause in materia di immigrazione: «I ricorsi iscritti nel 2024 sono stati 6.943 – osserva il presidente, Fabio Roia – contro i 2.100 del 2021. Ciò appesantisce tutti gli indici: la sezione immigrazione ha circa 12mila ricorsi pendenti dei 40.909 di tutto il Tribunale». Ma Roia amplia il discorso: «Sui tempi incide anche la nuova scansione dei termini processuali introdotta dalla riforma Cartabia: la fase introduttiva si è allungata, per arrivare alla prima udienza con tutti gli elementi per decidere. Se questo rito avrà un effetto deflattivo lo si apprezzerà tra qualche tempo, dopo la scadenza del Pnrr».


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