L’analisi

Tempi della giustizia civile, sarà necessario rinegoziare l’obiettivo con l’Ue

In cinque anni il taglio del disposition time è stato pari a metà target: molto complesso colmare la differenza

Marco Fabri*

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2' di lettura

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Dal monitoraggio Pnrr pubblicato dal ministero della Giustizia emergono alcune note positive e altre, purtroppo, negative.

Partiamo dalle note positive. L’obiettivo intermedio da raggiungere a dicembre 2024 relativo all’abbattimento dell’arretrato, così come rinegoziato dal Governo con la Commissione europea nel novembre 2023 (-95% dei procedimenti civili iscritti fino al 2016 nei tribunali e fino al 2017 nelle corti di appello) è stato raggiunto nelle corti (-99,4%) e, «nei limiti di accoglimento», recita così la relazione ministeriale, nei tribunali (-93,2%).

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La rinegoziazione degli obiettivi originali, che facevano riferimento all’arretrato Pinto, è stata salvifica. Gli obiettivi intermedi precedenti non sarebbero stati mai raggiunti, né dai tribunali (a fine 2024 erano a -37,9%, contro il -65% previsto), né dalle corti d’appello (che hanno raggiunto un -45,5% invece di -55%).

In prospettiva, al traguardo di giugno 2026, è presumibile che i nuovi obiettivi di riduzione dell’arretrato siano raggiunti, almeno «nei limiti di accoglimento» della Commissione,

Altro aspetto positivo riguarda il disposition time (DT) dei procedimenti penali: a giugno 2026 dovrebbe essere inferiore del 25% rispetto a quello del 2019, ma mostra già oggi un -28 per cento.

Passiamo alle note negative. L’obiettivo di ridurre del 40% entro il giugno 2026 il disposition time dei procedimenti civili, considerando tutti i tre gradi di giudizio, è lontano.

A dicembre 2024, infatti, la riduzione totale è stata del 20,1%, soprattutto grazie alla Cassazione. Sono andati molto meno bene le corti di appello e i tribunali. Se in cinque anni la riduzione del disposition time è stata pari alla metà rispetto all’obiettivo, sarà complesso riuscire a fare altrettanto entro giugno 2026.

Il tempo a disposizione per immaginare interventi organizzativi è poco. L’unica soluzione praticabile appare riaprire un dialogo con la Commissione europea per rinegoziare anche questo obiettivo.

Inoltre, confrontando il 2019 con il 2024, i dati a livello nazionale mostrano che sono calati i procedimenti civili definiti sia in tribunale (-8,4%), sia nelle corti d’appello (-24,7%); fa eccezione la Cassazione che segna un +3,4 per cento. I cospicui investimenti di risorse umane e organizzative che hanno portato all’istituzione dell’ufficio per il processo non sembrano a oggi aver dato un contributo significativo all’aumento delle definizioni.

Permangono delle intollerabili differenze a livello territoriale, con tribunali civili che hanno un disposition time oltre i mille giorni e altri intorno ai 200 giorni. Ciò pone dei notevoli problemi rispetto al principio cardine dell’eguaglianza di trattamento e di un “servizio giustizia” che dovrebbe iniziare a considerare dei Livelli essenziali di giurisdizione, in modo similare ai Livelli essenziali di assistenza previsti in ambito sanitario.

Nonostante gli investimenti, resta purtroppo il problema di fondo di un sistema giudiziario che funziona male e a macchia di leopardo, che non dovrebbe guardare al solo raggiungimento degli obiettivi Pnrr ma al suo miglioramento complessivo.

*Dirigente di ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche

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