Tempi della giustizia civile, sarà necessario rinegoziare l’obiettivo con l’Ue
In cinque anni il taglio del disposition time è stato pari a metà target: molto complesso colmare la differenza
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Dal monitoraggio Pnrr pubblicato dal ministero della Giustizia emergono alcune note positive e altre, purtroppo, negative.
Partiamo dalle note positive. L’obiettivo intermedio da raggiungere a dicembre 2024 relativo all’abbattimento dell’arretrato, così come rinegoziato dal Governo con la Commissione europea nel novembre 2023 (-95% dei procedimenti civili iscritti fino al 2016 nei tribunali e fino al 2017 nelle corti di appello) è stato raggiunto nelle corti (-99,4%) e, «nei limiti di accoglimento», recita così la relazione ministeriale, nei tribunali (-93,2%).
La rinegoziazione degli obiettivi originali, che facevano riferimento all’arretrato Pinto, è stata salvifica. Gli obiettivi intermedi precedenti non sarebbero stati mai raggiunti, né dai tribunali (a fine 2024 erano a -37,9%, contro il -65% previsto), né dalle corti d’appello (che hanno raggiunto un -45,5% invece di -55%).
In prospettiva, al traguardo di giugno 2026, è presumibile che i nuovi obiettivi di riduzione dell’arretrato siano raggiunti, almeno «nei limiti di accoglimento» della Commissione,
Altro aspetto positivo riguarda il disposition time (DT) dei procedimenti penali: a giugno 2026 dovrebbe essere inferiore del 25% rispetto a quello del 2019, ma mostra già oggi un -28 per cento.








