Competitività

I tappi di sughero diventano «bio». Una leva sui mercati esteri

Dopo anni di lavoro, aziende pronte a certificare i prodotti in base al Regolamento Ue 848

di Giovanna Mancini

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I tappi di sughero ottengono la certificazione «bio», al pari di prodotti agricoli come vino, olio e ortofrutta: un’ottima notizia per un comparto di nicchia, ma che rappresenta una delle eccellenze del made in Italy.

Italia terza per produzione di sughero

LL’Italia, da sola, grazie in particolare alle foreste della Sardegna, produce e trasforma infatti circa il 10% del sughero commercializzato a livello globale, alle spalle di Spagna e Portogallo, che detengono il 70% della produzione, e davanti a Maghreb e Francia. Gran parte di questa produzione viene destinata proprio alla realizzazione dei tappi per bottiglie, soprattutto di vino e ora le aziende italiane, grazie a un lavoro di adeguamento al Regolamento Ue 848 durato tre anni, sono pronte per certificare come biologici i propri tappi in sughero..

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«Una una concreta opportunità di differenziazione competitiva, soprattutto nei mercati a maggiore valore aggiunto, per valorizzare ulteriormente le caratteristiche di sostenibilità e tracciabilità proprie di questo materiale, che ambisce a diventare così l’unica chiusura naturale sui mercati nazionali e internazionali», spiega Alessandro Canepari, responsabile del gruppo Sughero di Assoimballaggi, parte di FederlegnoArredo.

Una leva di competitività

Proprio il lavoro di squadra tra FederlegnoArredo, European Commission e ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha permesso di raggiungere questo traguardo, che segna «un passo avanti decisivo per la valorizzazione dell’economia circolare e delle eccellenze del nostro comparto», aggiunge Canepari.

E anche una leva strategica di rilancio per il settore, che conta circa 480 imprese e 2.370 addetti (dati FederlegnoArredo) e sta affrontando una fase di mercato complessa: nel 2025 il sistema ha registrato infatti una flessione del fatturato del 2,5%, attestandosi a 342 milioni di euro, confermando il trend di rallentamento avviato nel 2023, dopo due anni di crescita. Le esportazioni, pari al 10% del fatturato totale, valgono 34 milioni di euro, di cui l’87% riguarda proprio i tappi in sughero, che oggi risentono negativamente sia del calo dei consumi di vino a livello mondiale, sia della concorrenza con sistemi di chiusura alternativi.

Certificata l’intera filiera

«Il valore aggiunto di questa certificazione sta nel fatto che coinvolge l’intera filiera - spiega Canepari -. Non si certifica soltanto il tappo, ma un percorso produttivo, un elemento distintivo che nessun’altra tipologia di chiusura può offrire con le stesse caratteristiche. Motivo per cui le aziende associate ad Assoimballaggi sono pronte a investire nella certificazione e nei processi necessari per cogliere questa opportunità e offrire così al settore vitivinicolo, anche biologico, una soluzione capace di coniugare sostenibilità e competitività».

In un mercato in cui i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità e alla coerenza ambientale dei prodotti che acquistano, «la certificazione biologica del tappo in sughero consente di estendere il concetto di biologico oltre il contenuto della bottiglia, coinvolgendo anche uno degli elementi più rappresentativi del packaging del vino», si legge nella nota diffusa dall’associazione.

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