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Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Maximilian Cellino
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I mercati «graziano» per il momento l’Italia mantenendo su livelli accettabili lo spread BTp-Bund nonostante la crisi di Governo, ma il Tesoro ha il suo bel da fare per tenere a bada l’inevitabile aumento degli oneri di finanziamento del debito provocato dal rincaro dei tassi. Nei primi sei mesi dell’anno il costo medio all’emissione dei titoli di Stato italiani si è attestato allo 0,91%, nove volte in più rispetto al minimo storico (e probabilmente irripetibile) dell’anno precedente.
L’effetto, giusto per sgombrare ogni dubbio, è legato quasi esclusivamente alle dinamiche di mercato, che hanno visto il livello generale dei tassi obbligazionari (a partire da Bund tedeschi Treasury Usa) aumentare in modo sensibile per riflettere il nuovo scenario di inflazione e di Banche centrali in ritirata rispetto all’atteggiamento ultraespansivo del precedente decennio.
L’Italia ha in questo poche colpe, se non quella di essere vulnerabile per via dell’ammontare complessivo del proprio debito e di soffrire (anche qui in termini di allargamento dello spread) le mosse della Bce, che ha per il momento in parte abbassato il suo «scudo» protettivo terminando i piani di riacquisto proprio a fine giugno.
La «bolletta» da pagare per il Tesoro è in ogni caso più pesante: restringendo il campo ai soli titoli a medio-lungo termine emessi finora per un ammontare lordo pari a 162,4 miliardi di euro (quasi due terzi della provvista complessiva attesa per il 2022) il tasso medio registrato nelle aste è secondo le stime degli operatori di mercato più che triplicato dallo 0,44% del 2021 all’1,50% dei primi sei mesi di quest’anno. Un aumento che si traduce in un maggior onere di circa 1,7 miliardi, che si riproporrà poi nei prossimi anni e fino alla naturale scadenza dei bond che è in media 7,09 anni per il debito pubblico italiano complessivo e 6 anni per quello finora emesso nel 2022.
Evidente che si tratti di un calcolo del tutto provvisorio, perché con i tassi ancora in tensione e su livelli ben più elevati delle medie registrate da inizio anno, i quasi 100 miliardi lordi da collocare da qui a fine dicembre potrebbero presentare un conto ancora più salato. Il BTp a sette anni, scadenza che corrisponde più o meno alla durata media del nostro debito pubblico, ha registrato tassi medi dello 0,37% nel 2021 e di quasi il 2% nella prima metà di quest’anno, ma viaggia al momento già ben più in alto e attorno al 2,8 per cento. Se soltanto questi livelli venissero confermati da qui a fine anno si potrebbero ipotizzare ulteriori extra-costi rispetto al 2021 dei record (al ribasso) per oltre 2 miliardi.