Start

Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Maximilian Cellino
2' di lettura
2' di lettura
Sono ormai oltre 60 i centesimi di rendimento che il Bund a 10 anni ha ceduto in meno di un mese, da quando i venti di recessione sono tornati a spirare con forza in Europa. Ora il titolo di Stato tedesco staziona attorno all’1,15%, ma la sua retromarcia potrebbe non essere terminata è c’è perfino chi non esclude un ritorno a zero.
L’ipotesi - che era realtà non più tardi dello scorso marzo, ma appariva addirittura un’eresia da pronunciare da quando l’inflazione ha iniziato a mordere e la Bce a muoversi - è stata rilanciata da Ubs. Sarebbe la possibile conseguenza di uno scenario piuttosto nefasto per la Germania e per l’Europa: un blocco completo delle consegne del gas russo che al momento è tutt’altro che campato per aria.
In questo caso, sottolinea la casa di investimenti elvetica, le previsioni attuali sul Pil dell’Eurozona rischierebbero di essere ridotte di ben 3,4 punti percentuali, con una crescita 2023 attesa a -2,2% e il pericolo di dati ancora più negativi. L’inflazione potrebbe a sua volta raggiungere il 12% e spingere la Bce ad aumentare i tassi fino allo 0,25% entro la fine di quest’anno, per mantenerli poi invariati il prossimo.
«Il mercato dovrebbe internalizzare questo shock esogeno e stagflazionistico attraverso un ciclo rialzista dell’Eurotower più lento e meno profondo», spiega Rohan Khanna, strategist di Ubs, che di conseguenza vede il Bund decennale «scendere fino a zero entro la fine del 2022, prima di recuperare allo 0,75% nel 2023». Al contrario, se il flusso di gas dovesse aumentare in modo sufficiente da consentire alla Germania di soddisfare i requisiti di stoccaggio, i timori sarebbero infondati e i titoli tedeschi andrebbero incontro a nuove svendite e a tassi attorno all’1,5 per cento.
Spettatore tutt’altro che disinteressato alle gesta del Bund è ovviamente il Tesoro italiano, che mercoledì 13 luglio ha collocato BTp a 3, 7 e 15 anni per complessivi 7 miliardi di euro con tassi rispettivamente dell’1,84%, 2,76% e 3,15% già in discesa di un punto percentuale e oltre rispetto alle precedenti operazioni su scadenze analoghe. Oltre al ridimensionamento dello spread rispetto ai livelli di un mese fa è infatti determinante il valore di base free-risk dei titoli tedeschi. Tornare alle condizioni di finanziamento del 2021 (quando all’emissione i titoli italiani erano costati appena lo 0,1%) è impensabile e magari anche da non augurarsi, ma una via di mezzo rispetto al caro-tassi sperimentato a giugno non sarebbe certo disprezzata.