L’intervista

«I grandi progetti vanno avanti. Emirati mercato irrinunciabile per l’Italia»

Parla Marianna Saragaglia, presidente della Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi Uniti che fa parte di Assocamerestero

di Giovanna Mancini

La facciata di un edificio nel quartiere finanziario di Dubai parzialmente danneggiata; secondo le autorità, il danno è stato causato dalla caduta di detriti in seguito a un'operazione di intercettazione riuscita, Emirati Arabi Uniti.  (AP Photo/Altaf Qadri)

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«Rispetto al numero enorme di persone che normalmente affollano questa città, Dubai appare in queste settimane insolitamente vuota, sottotono. Ma dopo lo choc iniziale, con gli attacchi missilistici e di droni dall’Iran, sta cercando di ritrovare la sua normalità: i negozi e i supermercati sono aperti e gli scaffali pieni. Anche le aziende hanno ripreso a lavorare, con tutte le misure di sicurezza. Il settore che soffre di più è il turismo: gli hotel sono vuoti e i ristoranti lavorano solo grazie a noi expat, che siamo comunque la stragrande maggioranza dei residenti».

Marianna Saragaglia è da poche settimane presidente della Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi Uniti che fa parte di Assocamerestero, con sede a Dubai. Lavora per un grande gruppo friulano che produce materiali elettrici per le raffinerie e ha vissuto 34 anni in Medio Oriente, tra Arabia Saudita ed Emirati, passando per Qatar, Iraq e Libia.

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Ha vissuto quindi situazioni di crisi e instabilità ben peggiori di questa? 

Le confesso: l’mpatto psicologico questa volta è stato diverso, più forte. Perché in alcuni Paesi più notoriamente pericolosi ero preparata a situazioni di emergenza. In questo caso è stato veramente un pugno nello stomaco per tutti, perché mai avremmo immaginato che potesse accadere qui negli Emirati. Tuttavia, dopo un primo momento di smarrimento, la percezione di sicurezza si è rafforzata ancora di più in noi expat che lavoriamo qui, perché lo scudo di difesa del Paese all’aggressione e la protezione dei propri cittadini, tra cui siamo considerati anche noi, è stato rapido ed efficace. Quindi mi sento di dire che l’amore e la stima per questo Paese oggi è confermato da parte di tanti cittadini esteri. Le do solo due numeri: nel primo mese siamo stati attaccati da 400 missili balistici e da 200 droni iraniani, che sono stati neutralizzati dalla controffensiva emiratina nel 99% dei casi. Ci sono stati pochissimi incidenti, con danni limitati agli edifici. Purtroppo, abbiamo avuto quattro decessi tra i civili e due della forza aerea emiratina. Anche una sola morte è inaccettabile, ma rispetto agli attacchi subiti, la difesa è stata eccellente.

Quali sono in questo momento le maggiori difficoltà per le aziende italiane che operano negli Emirati?

Tutte hanno bisogno di approvvigionamenti e su questo stiamo soffrendo, perché la chiusura o il rallentamento di alcuni canali – non solo Hormuz – attraverso cui passano gas e petrolio, ma anche merci e beni, provoca ritardi nelle consegne e aumenti di prezzo, che in alcuni casi si sono persino centuplicati. C’è inoltre un tema di assicurazioni, che fanno fatica a coprire tutte le casistiche. E poi porti come Jeddah, in Arabia Saudita, o Sohar in Oman, stanno lavorando al 100 per 100 delle loro capacità, quindi non mancano disservizi e ritardi.

Come avviene l’approvvigionamento di merci e materiali?

La scelta che al momento le aziende stanno prediligendo, nonostante i costi elevati, è quella aerea, perché è l’unica garantita. Oppure via terra: le navi arrivano a Jeddah o in Oman e poi i beni viaggiano su gomma. Cerchiamo di organizzarci e anche a questo serve il lavoro della nostra Camera a Dubai, in coordinamento anche con l’ambasciata. Facciamo incontri settimanali con le aziende e condividiamo idee, esperienze, ma anche capacità logistiche. Facciamo rete.

L’export è in frenata?

Sicuramente c’è un rallentamento per i beni di lusso, perché molti potenziali clienti sono andati via da Dubai, ma soprattutto per le difficoltà di trasporto. Per chi, come la mia azienda, ha commesse del valore di milioni di euro, si riesce ad ammortizzare l’aumento dei costi logistici, ma per altri settori, soprattutto nei beni di consumo, l’impatto sarebbe troppo oneroso. Quindi prevale l’attesa. Ma non vedo nessuno intenzionato a rinunciare a questo mercato. E non parlo solo degli Emirati, ma di tutto il Golfo. Abbiamo vissuto altre crisi, come la recessione del 2009 e il Covid nel 2020, ma questo Paese ha risorse incredibili e infatti ne siamo usciti in maniera ancora più forte, in termini di crescita per le aziende presenti.

Quindi lei è fiduciosa?

Sì. Ovviamene sono preoccupata, perché tutti ci aspettavamo che questa crisi rientrasse in poche settimane, come era accaduto la scorsa estate. Purtroppo, la storia insegna che più si prolunga un conflitto e più l’impatto economico-finanziario è negativo. Ma questo Paese, anche se cade, si rialza. Inoltre, è vero che il retail e il turismo soffrono, ma i grandi progetti stanno andando avanti. Anzi, noi come azienda abbiamo avuto addirittura un’accelerazione di nuovi progetti che stiamo acquisendo negli Emirati e in Arabia Saudita, dove stiamo aprendo una nuova fabbrica. Questo Paese rimane attrattivo e strategico per la crescita delle imprese. Questa crisi ci segnerà, ma credo che potrà portare anche nuove opportunità.

In che senso?

Sicuramente gli Emirati penseranno di investire ancora di più in tecnologie al servizio della sicurezza, ma anche in impianti di desalinizzazione, perché la vera preoccupazione, inquesto momento, qui da noi non è l’energia, ma l’acqua. Sono una persona ottimista per natura, ma non certo una sprovveduta: sono certa che, quando si arriverà a una risoluzione, si apriranno nuove prospettive anche per le aziende italiane.

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