Tendenze

Così i brand riavvolgono il nastro e puntano sull’effetto nostalgia

Revival di musiche, parole e immagini: il richiamo al passato viene espresso in storytelling tranquillizzanti e riconoscibili. La riscoperta delle radici è tra i trend forti della ricerca Backslash’s di Tbwa

Di Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano

4' di lettura

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Un ritorno al futuro, parafrasando un titolo cinematografico che ha fatto la storia. Perché nella recente campagna di Apple per il Capodanno cinese il nastro della memoria si riavvolge facendoci tornare negli anni Novanta. Altro che metafora: siamo proprio di fronte ad una musicassetta. Al contempo il racconto è fatto con quegli strumenti che in quei vorticosi anni neppure si immaginavano, ossia l’iPhone 16 Pro, con un’operazione marketing già consolidata per il colosso di Cupertino. Ottavo video per il Capodanno cinese, ma stavolta da guinness per celebrare l’Anno del Serpente. In questo caso è il primo musical girato via smartphone. Wei durante i festeggiamenti a casa dei genitori scopre la compilation e viene trasportato in un mondo da sogno e qui si innamora di una perfetta sconosciuta.

Ancoraggi multi-generazionali

In una fase economica turbolenta il marketing gioca la carta della memoria. Una forma di cautela, un modo per rinchiudersi su se stesso. È l’esaltazione dei tempi andati e dei luoghi cari, lontani dagli scombussolamenti odierni e dalle dinamiche della globalizzazione messe in crisi dalla geopolitica. Benvenuti nel marketing della nostalgia che ridefinisce spazio e tempo lavorando su immagini riconoscibili e su storytelling tranquillizzanti. «Quando i legami con il passato vengono recisi, perdiamo più della semplice storia: lasciamo andare ispirazione, identità e capacità di immaginare un futuro», ha scritto Dulani Porter poche settimane fa su AdWeek, evidenziando il legame tra memoria e creatività.

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«L’emozione nostalgica è la prima risposta al cambiamento e a ciò che mette in discussione le nostre sicurezze, poiché l’uomo sa che è il passato ad aiutarlo a definire quale scenario di futuro sia desiderabile per lui. Quando viviamo in uno stato di forte coinvolgimento emotivo abbiamo una maggiore capacità e predisposizione di recuperare nella nostra memoria alcuni elementi rispetto a quando non siamo coinvolti», sostiene Daniela Bavuso, co-autrice di “Retro marketing” con Natale Cardone per Edizioni LSWR. Intanto l’effetto nostalgia tende a differenziarsi dal presente e dal futuro. «Ha la caratteristica di cogliere nel nostro immaginario quegli elementi facili da codificare che possono esporci ad un coinvolgimento emotivo. Tutto ciò per renderci più ricettivi, considerando anche che le emozioni ci aiutano a memorizzare quanto apprendiamo. Ci parla di fatti e dimensioni non reali o non futuribili, puntando anche sulla rappresentazione di ricompense con relativa produzione di dopamina: il marketing, insomma, lavora a completare le rappresentazioni mentali e a farcele percepire accessibili», precisa Bavuso.

Oggi questa narrazione passa per musiche, immagini, parole permeabili, anche lontano da ciò che si è vissuto. Si tratta di ancoraggi multi-generazionali. «Non dobbiamo avere per forza vissuto o percepito direttamente quelle situazioni. Il marketing lavora sul target shifting con il coinvolgimento che si propaga su pubblici più lontani da un diretto coinvolgimento», dice Bavuso.

Il rifugio della confort-zone

È il revival delle radici che implica un ancoraggio spazio-temporale. Così mette nero su bianco l’unità di intelligence culturale globale di Tbwa Backslash presentando il glossario dei 39 cambiamenti culturali che stanno rimodellando il presente. Un osservatorio che analizza dati provenienti da più di 45 Paesi del mondo. «Pandemie, crisi climatiche, guerre, denatalità, invecchiamento della popolazione, immigrazione, rivoluzioni tech: viviamo in un mondo iperconnesso dove depressione e solitudine sono le malattie del secolo. Per molti è semplicemente troppo da gestire, una modernità che genera ansia e paura, mentre anni fa generava speranza e ottimismo. Quindi si cerca rifugio in comfort-zone rassicuranti e conosciute. L’uso – e in Italia spesso l’abuso – di testimonial e canzoni storiche, come anche la costruzione di immaginari stereotipati di famiglie e luoghi rassicuranti, veicola vicinanza emotiva tra azienda e persone», afferma Fabrizia Marchi, CEO di TBWA\Italia. Ma si deve ragionare su fenomeni sistemici. «Per un brand oggi la sfida deve essere quella di creare cultura, arricchire e generare qualcosa di duraturo che aggiunga valore all’esperienza umana. I marchi culturalmente rilevanti saranno quelli che offriranno ispirazione con una missione tangibile e trasparente. Oggi sta emergendo in maniera preponderante il tema della cura: verso l’ambiente, l’umanità e se stessi. Si chiede alle aziende di essere concrete, realmente sostenibile – sul piano ambientale, sociale, individuale – e trasparenti», dice Marchi.

In questa ricerca di memoria si registra un’attenzione a ciò che accade fuori, anziché dentro l’organizzazione. «Bisogna essere sempre più interconnessi con l’esterno attraverso un sistema fluido e aperto, trovando la maniera di mettere insieme mondi apparentemente lontani per creare un nuovo modo di comunicare. Le agenzie dovrebbero diventare collettori di talento e pensiero e ideare brand experience di valore che risveglino l’attenzione e costruiscano legami profondi tra i brand e i loro clienti», conclude Marchi. Ma attenzione. Anche nell’adozione di dinamiche narrative ancorate alla nostalgia bisogna muoversi con cautela. «Le aziende devono sapere che una strategia di retrò marketing costruita in modo speculativo sfruttando un trend del momento senza tenere conto del proprio posizionamento ed heritage – o ancora costruita solo a livello di narrazione non radicata in un vero atto di dichiarazione valoriale – può renderla irriconoscibile alla propria audience o farla sembrare poco autentica. Il retrò marketing non è per tutti: se quella promessa che sfrutta le leve dell’emozione non ha riscontro in un vantaggio funzionale per il consumatore, allora può generare frustrazione e disaffezione. Il retrò marketing che include anche elementi culturali, politici e religiosi può mettere a rischio il brand perché opera su un terreno scivoloso», ammonisce Bavuso. La macchina del tempo protegge, ma può rivelarsi controproducente, minando alle radici il capitale reputazionale.


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