I Beatles sono più popolari di Gesù (da ormai 60 anni)
Il 4 marzo 1966 John Lennon pronunciò la celebre frase che scandalizzò il mondo. Storia e geografia della prima polemica globale del pop
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Inutile girarci intorno: i Beatles hanno inventato praticamente tutto. Nella popular music e non solo. E, in questo loro inventare tutto, raggiunsero livelli di popolarità inimmaginabili per chiunque, figuriamoci per quattro ventenni della working class britannica. Nessuno, prima di loro, aveva mai messo in piedi una band in cui tutti cantano perché tutti contano, nessuno aveva occupato contemporaneamente le prime cinque posizioni della Billboard Hot 100, nessuno aveva ottenuto un titolo nobiliare grazie al successo discografico. E nessuno, prima di loro, aveva mai innescato una polemica di portata planetaria, capace di scandalizzare contemporaneamente la destra religiosa americana e il Vaticano, il Messico e la Spagna. E far oscillare la Borsa di Londra.
Continuando intorno a questo concetto: nessuno, prima di allora, si era mai accorto di quanto le parole di una popstar potessero influire sulla vita di tutti, perché nessuno si era mai accorto che gli intrattenitori - cantanti, attori, artisti vari che fossero - sono anche «influencer», termine oggi abusato che tuttavia nessuno frequentava prima dell’invenzione dei social network.
A spingere la storia in avanti, ci pensò suo malgrado John Lennon, 25enne che la band di Liverpool la aveva fondata: il 4 marzo 1966, esattamente 60 anni fa, uscì sul quotidiano inglese Evening Standard la prima di una serie di interviste curate da Maureen Cleave dal titolo Come vive un Beatle? («How does a Bealte live?»). Tutto partiva da un’idea del manager dei Fab Four Brian Epstein, la cui intenzione era far capire là fuori che nel caso dei suoi assistiti, oltre alla patina di un successo senza precedenti, c’era anche tanta sostanza. Artistica, intellettuale e umana.
Non era infatti una fase banale nella storia dei Beatles: a dicembre del 1965 era uscito un capolavoro intitolato Rubber Soul. Ad agosto del 1966 sarebbe uscito un altro capolavoro, Revolver. Due dischi fondamentali che contribuirono alla definizione del canone della popular music contemporanea.
Dal momento che, raggiunto il successo mondiale, i Beatles possono fare quello che vogliono, perché allora non farli esprimere sui massimi sistemi? Ecco a voi John, Paul, George e Ringo che discettano di cultura giovanile, politica, droghe, sesso e... religione. Ci sta, quant’è vero che i quattro ragazzi di Liverpool erano sempre risultati efficaci nei loro incontri con la stampa.











