Musica

The Beatles Anthology, cosa c’è nei nuovi 4 volumi e nel documentario inedito

A 30 anni dall’uscita torna la storia dei Beatles raccontata dai Beatles. Abbiamo ascoltato i dischi e visto il nono episodio della serie in anteprima

di Francesco Prisco

Paul, George e Ringo nella (quasi) reunion di Friar Park che portò alla produzione di The Beatles Anthology

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Beatlesiani di tutto il mondo, l’attesa è finita: a 30 anni esatti dalla release originaria, torna The Beatles Anthology, la storia dei Beatles raccontata dai Beatles medesimi. Venerdì 21 novembre è il giorno dell’uscita discografica arricchita del volume Anthology 4 per conto di Universal Music, mentre da mercoledì 26 novembre su Disney+ (in tre appuntamenti: 26, 27 e 28 novembre, con 3 episodi disponibili al giorno) esce la serie documentaria completata da una nona puntata inedita. E già questo è segno dei tempi: 30 anni fa i tre doppi Cd erano ovviamente Emi e la serie a cura dell’emittente americana Abc. Ma All things must pass, come canta Zio George in Anthology 3, tutto passa a questo mondo, tranne pochissime cose. Tipo i Beatles e la passione di chi li ama. Nel nome di questa passione, in anteprima abbiamo ascoltato i quattro volumi del nuovo The Beatles Anthology Collections e visto la nona puntata del doc. Ecco quello che ci abbiamo capito.

Il box

Il primo aggettivo che vale la pena spendere è «sontuoso». L’alternativa è tra la versione in 8 Cd (quattro doppi) o quella in 12 vinili (quattro tripli). Quest’ultima rende finalmente giustizia al concept originario dell’amico dei tempi di Amburgo Klaus Voorman: le copertine dei primi tre volumi, affiancate l’una all’altra, realizzano un collage rotelliano sulla storia dei Fab Four che è poi la perfetta traduzione grafica del progetto Anthology. Sul versante prettamente audiofilo, il figlio Giles Martin completa idealmente il lavoro del padre, cotanto George Martin, con una rimasterizzazione rigorosa e insieme rispettosa dei testi sacri di partenza.

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Anthology 1

Innanzitutto c’è la «sigla», ossia Free as a Bird, il primo dei tre inediti provenienti dal demo tape di Zio John cui i tre Beatle superstiti hanno messo mano in occasione della (quasi) reunion di Friar Park. Poi si va dalla preistoria della band a Beatles for Sale, seguendo passo passo l’esplosione della Beatlemania, prima come fenomeno britannico, poi americano e mondiale. Ci sono ovviamente tracce dei Quarrymen (la cover di Buddy Holly Thtat’ll Be the Day, In Spite of all the Danger, dove i ragazzi mediano l’arte degli Everly Brothers) e il making of di Please, Please Me, il fulminante album di debutto registrato in una manciata di ore. C’è già l’assetto della band in cui tutti cantano perché tutti contano: Lennon per ora è il leader, McCartney il genio che lancia la scalata al progetto musicale, Harrison l’apprendista, Starr il fantasista.

Anthology 2

Altro volume, altro inedito proveniente dal demo lennoniano: Real Love, ancora più figlia degli arrangiamenti di Jeff Lynne, negli anni Novanta miglior amico e collaboratore di Zio George. Nella tracklist il salto è quantico: si passa dai Beatles cinematografici (quelli di Help!) e si arriva ai Beatles colti, quelli sperimentali di Revolver, Sgt. Pepper e Magical Mystery Tour. Le perle abbondano: la versione folkeggiante di I’m looking through you, l’evoluzione commovente di Strawberry Fields Forever, il quarto take di The Fool on the Hill, ma potremmo continuare a lungo.

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Anthology 3

Qui l’inedito non c’è: il perché lo avremmo scoperto soltanto nel 2023, quando le nuove tecnologie introdotte da Peter Jackson con l’operazione Get Back consentirono il recupero di Now and Then che forse è l’inedito più bello tra quelli lasciati da Zio John. In compenso ripercorriamo la strada lunga e tortuosa (The Long and Winding Road, appunto) che porterà i Fab allo scioglimento. La parabola indiana del White Album, l’aborto del progetto Get Back che poi sarà Let it Be, il making of di Abbey Road che, col suo Lato B, è una delle vette più alte toccate dalla musica del Novecento.

Anthology 4

Veniamo a noi. Il quarto e ultimo volume di Anthology, quello curato da Giles, attraversa tutto l’evo beatlesiano dall’inizio alla fine con il senno di poi. Qui le tracce unrealeased sono 16, a cominciare dal secondo take di I saw her standing there che apre il triplo Lp, passando per la prima versione di Nowhere Man e una rockeggiante Hey Bulldog strumentale. Poi ci sono i mix 2025 di Free as a Bird e Real Love che meritano menzione: quest’ultima, in particolare, sembra una canzone diversa, con più piano e meno chitarra elettrica rispetto alla versione anni Novanta. E ovviamente Now and Then, ultima perché destinata a rimanere «the Last Beatles song».

The Beatles Anthology - Episodio 9

Permetteteci l’accostamento un po’ irriguardoso: dopo il Vangelo ci sono gli Atti degli apostoli. E così, dopo le otto puntate della Serie Tv in cui la band «più famosa di Gesù Cristo» (Lennon dixit) racconta sé stessa, c’è il racconto di quello che è successo dopo lo scioglimento. C’è Zio George dispiaciuto perché Zio John non ha fatto in tempo a godersi la stagione del «disgelo» beatlesiano degli anni Ottanta/Novanta, culminata per l’appunto a Friar Park. C’è Zio Paul che racconta della famosa musicassetta lasciatagli in eredità di Yoko Ono, Zio Ringo che accoglie con favore la proposta. Eccoli tutti e tre che schitarreggiano allegri su Blue Moon of Kentucky o improvvisano a bordo lago Ain’t She Sweet. C’è Neil Aspinall, l’amico di sempre, il roadie fidato che, finiti i Beatles, raccoglie tutto quello che sui Beatles c’è da raccogliere, a futura memoria. Un mare magnum in cui sarà Mark Lewisohn, massimo esperto mondiale dei Fab Four, a mettere ordine. Roba che in larga parte trovate esposta al Liverpool Beatles Museum di Mathew Street. E ovviamente ritrovate nell’Anthology.

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