Norvegia: il rifiuto degli smartphone a scuola e la rinascita della lettura tra i bambini di Oslo
Dopo l’esperimento fallito con i tablet, Oslo rilancia la lettura con biblioteche dedicate, programmi culturali e una letteratura per l’infanzia che affronta temi reali e difficili.
di Lara Ricci
6' di lettura
6' di lettura
«Non ero interessato ai libri ma a andare nei boschi. Disegnavo sempre sui bordi dei testi di scuola e non ascoltavo. Fino a quando un’insegnante è venuta verso di me. Ecco, ora mi sgrida, ho pensato. Invece mi ha dato un album per disegnare. Da allora scrivo e disegno». Øyvind Torseter è oggi uno dei più noti autori e disegnatori per bambini norvegesi. Coi suoi personaggi silenziosi e ostinati - come il protagonista di Il Buco e Il Buco² (Orecchio Acerbo il primo, Beisler il secondo), o della serie Mule Boy (Beisler) - e le sue invenzioni poetiche e filosofiche, ha vinto numerosi premi, tra cui il Bologna Ragazzi Award della Bologna Children’s Book fair, dove lo si potrà incontrare dal 13 al 16 aprile, assieme a altre autrici molto amate, anche in Italia, Maria Parr e Maja Lunde. E a Kristin Roskifte: il suo Tutti quanti contano (Emme), con oltre 60 versioni, è uno dei libri norvegesi per bambini più tradotti. Quest’anno infatti è la Norvegia il Paese ospite, porterà a Bologna 23 scrittori e illustratori riuniti dal tema «What if» (cosa succederebbe se...).
Di insegnanti come quella di Torseter al momento a Oslo ne hanno un terribile bisogno. Dieci anni fa il governo, credendo di favorire l’apprendimento e di evitare un divario di competenze tra ricchi e poveri, decise di dare a ogni bambino, fin dalla prima elementare, un tablet da usare a scuola e da portare a casa. Non solo, erano apparecchi senza restrizioni, e i genitori non potevano neppure controllare cosa i figli facessero. «Quanto siamo stati naïve» commenta oggi Mariann Yourmans, la responsabile del programma per i ragazzi della più grande biblioteca comunale di Oslo, la Deichman.
Oggi la situazione è drammatica. Generosamente, rappresentanti delle associazioni letterarie o editoriali norvegesi hanno condiviso la loro esperienza con un gruppo di giornalisti europei invitati a Oslo per approfondire la conoscenza di autrici, autori ed editori norvegesi per l’infanzia, in vista della fiera di Bologna, la più importante al mondo per la letteratura per ragazzi.
Parla molto chiaro Trine Skei Grande, ceo dell’associazione degli editori norvegese ed ex ministra della Cultura e della parità, e dell’Educazione (per un mese): il suo Paese, che era fra quelli con i migliori risultati in Europa negli studi sull’apprendimento e l’alfabetizzazione (come i test Pisa) - o anche nei sondaggi che valutano il piacere di leggere (come i Pirls) - ora fa parte dei peggiori.
«Da due anni nessun partito lo nega. Ci sono mezzo milione di norvegesi (il 10% della popolazione, ndr) che leggono così male da non capire un sms o un manuale di istruzioni. Tra i maschi, un ragazzo su cinque non riesce neppure a seguire i sottotitoli di un film» lamenta Grande, aggiungendo che questi ragazzi hanno a disposizione un vocabolario di sole 17mila parole, che basta a mala pena per esprimere l’ordinario («kitchen language», lo chiama, linguaggio da cucina).













