Elezioni negli Stati Uniti

Harris: «Un nuovo inizio per l’America». Trump: «Con me un futuro luminoso»

Gli Usa alle urne, 78 milioni di americani si sono già espressi con il voto anticipato. L’appello finale dei due candidati

da Philadelphia Marco Valsania e da New York Luca Veronese

Usa2024, la corsa fra i due candidati alla Casa Bianca resta serrata

5' di lettura

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«L’America è pronta per un nuovo inizio. L’America è pronta per un nuovo cammino». È l’appello finale della campagna della democratica Kamala Harris, durante un grande comizio di mezzazonotte da Philadelphia in Pennsylvania, che chiede agli elettori di sostenerla per superare le divisioni nel Paese. Anche il candidato repubblicano, l’ex presidente Donald Trump, nell’ultimo giorno di campagna, ha scelto di concentrare i suoi sforzi negli Stati in bilico: in North Carolina e a sua volta in Pennsylvania, dove ha incrociato la rivale a Pittsburgh, per poi chiudere nel Michigan. «Faremo l’America grande di nuovo, renderemo il nostro Paese più sicuro» ha detto per poi passare a insultare la rivale e a urlare davanti al suo popolo: «Kamala sei licenziata, sei fuori!». Due agende agli antipodi, per due idee dell’America: Harris vede una nazione capace di guardare assieme al futuro, che non deve «tornare indietro» per affrontare le sfide aperte; Trump dipinge a tinte fosche un Paese in crisi esistenziale, travolto da immigrati clandestini e crimini efferati, evocando il recupero di mitiche ere di gloria.

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Harris a Philadelphia

Entusiasmo – e speranza - sono sicuramente nell’aria per Harris nel cuore di Philadelphia, territorio urbano e amico scelto come traguardo di una durissima campagna. Si respirano, assieme al nervosismo, tra le decine di migliaia di persone che fin dal primo pomeriggio hanno creato un gigantesco serpente umano nelle strade della città per partecipare all’evento conclusivo della sua corsa. Un comizio-concerto, davanti alla scalinata del grande Museo d’Arte della città, immortalata dal film Rocky di Sylvester Stallone. Ai piedi c’è la statua del leggendario underdog del grande schermo, pugile sfavorito, poi divenuto campione. Harris conta di trasformare la sua candidatura, che ha sempre presentato come ardua, in un simile momento di trionfo, questa volta nel ring reale della politica, su Trump.

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La fa con un messaggio che ha ripetuto incessantemente negli ultimi rally e rilancia ancora adesso, e che campeggia al cospetto delle colonne del Museo e del palco: vuole essere «A president for all», un presidente per tutti. Capace di portare unità, di superare le divisioni e i rancori seminati - accusano i democratici - da Trump, di «voltare pagina», una volta per tutte, lasciandosi alle spalle il tycoon. Sul palco è stata preceduta da celebrità quali Oprah Winfrey e da grida in musica della folla Yes she can, riadattata dallo Yes we can di Barack Obama. E’ arrivata dopo le 11 di sera, dopo una giornata campale: «Qui, assieme, mostriamo che cosa l’America è. Queste sono le elezioni più importanti. Siamo ottimisti su cosa possiamo fare collettivamente. E’ ora di una nuova leadership in America e io sono pronta a offrire questa leadership. Vinceremo e vinceremo perchè sappiamo quello per cui ci battiamo, per voltare la pagina su una politica di paura e divisione», ha detto.

Sono slogan che trovano eco tra i tanti mobilitati qui, per lo sforzo finale di spingere tutti al voto. «Chi vince in Pennsylvania?», chiedo a Elizabeth, giovane studentessa universitaria arrivata con un gruppo di amiche. «Kamala, Yes!» risponde di getto e con ottimismo. Perché? «Perché è per i ceti medi e i diritti delle donne e di tutti», aggiunge. Sono tante le donne, di ogni età, in una folla multietnica e multigenerazionale.

Un’altra giovane però interviene, con un commento che tradisce maggior cautela. «Spero che vinca Harris, per riportare almeno un po’ di stabilità, ma non sono sicura». Se alla campagna di Harris in chiusura non difetta la passione, che i democratici trovano di buon auspicio, i sondaggi, in Pennsylvania come negli altri Stati più contesi e nel Paese, sono in realtà arrivati all’apertura ufficiale delle urne mostrando un sostanziale testa a testa, che rende davvero impossibile fare previsioni.

IL PROGRAMMA DI KAMALA HARRIS

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Grande incertezza

Il Paese va alle urne dopo che 78 milioni di americani si sono già espressi con il voto anticipato. Ma nessuno può dire quale America ci sarà dopo le elezioni. Gli ultimi sondaggi danno Harris in leggero vantaggio, ma è una sfida serratissima. Che secondo gi esperti potrebbe risolversi proprio in Pennsylvania: «Se vinciamo qui avremo conquistato la Casa Bianca» ha ripetuto Harris.

L’incertezza intanto alimenta le paure. In tutti gli Stati Uniti, attorno ai seggi, sono state predisposte misure di sicurezza eccezionali. I militari controllano La Casa Bianca e il Parlamento.

I democratici temono che Trump, in caso di risultati incerti o di sconfitta, possa agitare le piazze come fece quattro anni fa. Magari annunciando di avere vinto prima del tempo, prima di qualsiasi risultato accertato, per contestare - come ha già fatto in questi giorni - «i brogli dei democratici» e aprire la strada ai ricorsi legali che bloccherebbero il processo democratico.

 

Nella campagna ci sono stati colpi di scena mai visti: due attentati e una condanna penale per l’ex presidente repubblicano Trump, e la sorprendente ascesa del vicepresidente democratico Harris, dopo il passo indietro del presidente Joe Biden. Le due campagna hanno speso quasi 4 miliardi di dollari per spot televisivi, messaggi sui social, eventi e attività porta a porta.

I sondaggi mostrano Trump, 78 anni, e Harris, 60 anni, praticamente alla pari. Per i risultati definitivi, per sapere chi ha vinto, potrebbero essere necessari giorni: un limbo rischioso per la democrazia del Paese, considerati i precedenti di quattro anni fa quando, dopo la vittoria di Biden, una folla di esagitati di destra, sostenitori di Trump, presero d’assalto il Parlamento per tentare di ribaltare le elezioni.

IL PROGRAMMA DI DONALD TRUMP

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L’appello di Tump

«Da quattro anni aspettiamo questo momento», ha detto Trump senza menzionare la sconfitta, anzi, rimpiangendo di non avere insistito per restare alla Casa Bianca. «Se Harris fosse eletta sarebbe una catastrofe per l’economia. Un voto per me significa che i vostri generi alimentari saranno più economici, i vostri stipendi saranno più alti, le vostre strade saranno più sicure, le vostre comunità saranno più ricche e il vostro futuro sarà più luminoso che mai», ha detto. Trump è parso affaticato nelle ultime tappe di campagna, parlando a folle distratte. Ha tuttavia potuto incassare almeno un nuovo appoggio in extremis influente, quello del popolare personaggio radiofonico Joe Rogan, la cui audience giovane e maschile è tra i punti di forza del candidato repubblicano.

La campagna democratica ha affermato con ottimismo che - come risulta da alcuni report interni - gli elettori indecisi stanno passando a favore di Kamala e che sembra esserci un aumento del voto anticipato tra gli elettori che tradizionalmente sostengono li progressisti: in particolare tra i giovani e gli afroamericani. Oltre che fra le donne.

I consiglieri di Trump hanno confermato con apprensione che nel voto anticipato hanno votato più donne che uomini; un dato significativo perché Harris è davanti a Trump nel consenso tra le donne iscritte alle liste elettorali: con il 50% contro il 38% di Trump, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos. Mentre Trump supera la candidata democratica tra gli uomini con margini più ridotti: con il 48% contro il 41%. «Gli uomini devono votare!» ha scritto, sulla sua piattaforma social X, Elon Musk, il più importante sostenitore di Trump.

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