Elezioni negli Stati Uniti

L’America al voto sceglie il futuro. Filo spinato attorno alla Casa Bianca

Ultimi comizi, alle urne un Paese profondamente diviso tra Kamala Harris e Donald Trump. Pochi decideranno chi sarà il presidente. Si temono disordini

da New York Marco Valsania e Luca Veronese

I due candidati. La democratica Kamala Harris e il repubblicano Donald Trump

4' di lettura

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Cosa tenere d’occhio nella notte elettorale degli Stati Uniti? Sulla mappa - anche su quella che verrà aggiornata, mano a mano, con exit poll e proiezioni - segnatevi la Contea di Montgomery, in Pennsylvania: 800mila abitanti in tutto, a nord di Philadelphia

Saranno, molto probabilmente, aree come questa, sconosciute ai più, a decidere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Poche migliaia di voti negli Stati bilico faranno la differenza, e quei voti verranno dalle contee incerte negli Swing States.

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Testa a testa nei sondaggi

Un’America profondamente divisa tra Kamala Harris e Donald Trump va alle urne in un clima di alta tensione, con straordinarie misure di sicurezza (comprese nuove recinzioni di due metri e mezzo e barricate con il filo spinato attorno alla Casa Bianca e al Campidoglio) e sondaggi che mai nella storia del Paese hanno mostrato una battaglia così aperta: tutti prigionieri - dopo una campagna a tratti violenta e volgare - di margini risicati, frazioni di punto percentuale, compresi nell’errore statistico, e quindi inutili per capire alla vigilia chi prevarrà.

Secondo le analisi più accreditate: Harris parte da una dote storica di 226 grandi elettori, Trump ne ha già in tasca 210. Per vincere, con il sistema elettorale americano, ne servono almeno 270 su 538. In gioco, tra le sorprese dell’ultima ora, ci sono 93 grandi elettori ancora da assegnare.

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Gli Stati contesi

I sette Stati contesi - dal Midwest al Sudest e alla Pennsylvania - sono un microcosmo del Paese e dalle loro contee potranno anticipare i risultati finali: hanno elettori spesso ancora in maggioranza bianchi, senza laurea. Il loro paesaggio è fatto di vaste aree rurali, ma con una crescente presenza di minoranze e crescita dei sobborghi urbani. Ecco appunto Montgomery, che aveva premiato i democratici nel 2020 con un guadagno netto di 40mila voti rispetto al 2016, più della metà di quelli che servirono a Joe Biden per conquistare l’intera Pennsylvania. O Lackawanna, con il vecchio centro industriale di Scranton, dove Harris ha iniziato ieri l’ultima giornata di campagna prima del comizio-concerto finale a Philadelphia, dove sono arrivate star come Lady Gaga e Oprah Winfrey.

Ma ecco, in Michigan, anche Wayne County, con Detroit e Dearborn, al 38% black e dove vive la più vasta comunità araba degli Usa: 100mila residenti scossi dalla guerra a Gaza. E più ancora Kent, con Grand Rapids dove Trump, seguendo la tradizione, ha voluto organizzare la chiusura della propria campagna: antica roccaforte conservatrice, fu tra le tre contee dello Stato a cambiare colore politico quattro anni or sono, passando da Trump a Biden. E poi, nel vicino Wisconsin, la contea di Dane, con la città universitaria di Madison corteggiata da Harris. E Milwaukee con le sue tre contee limitrofe, le Wow counties, sulle quali conta Trump.

«I due candidati hanno bombardato i cittadini della Pennsylvania con manifesti per le strade, e-mail, video sui social media, spot televisivi. Qui sembra che la gente sia divisa in gruppi che non si parlano», dice Kyle Rorhbaugh, studente universitario che vive vicino a Norristown, contea di Montgomery, e si appresta a votare per la prima volta. «Vado all’università a Pittsburgh, città liberal, ma - aggiunge Rorhbaugh - una volta usciti dal centro urbano ci sono manifesti di Trump ovunque guardi, qui tutti sanno che la sfida elettorale è serratissima».

Due Americhe, lo scontro negli ultimi comizi

I messaggi delle due campagne, nello sprint finale, sono diventati sempre più polarizzati. «Non mi dispiacerebbe se qualcuno sparasse ai giornalisti», ha detto Trump ribadendo il suo odio per i media «che diffondono solo fake news». Il leader della destra populista ha anche affermato che non avrebbe mai dovuto «lasciare la Casa Bianca» dopo la sconfitta del 2020. Il popolo repubblicano grida Make America Great Again, e Trump scalda i suoi sostenitori facendo leva sulla paura del crimine e degli immigrati, sul malessere sociale, aggravato da anni di inflazione, e sull’impopolarità del presidente democratico uscente Biden. Ieri Trump ha proposto nuovi dazi anti-clandestini: il 25% contro il Messico.

Harris ha risposto intensificando le critiche a Trump. «È un pericolo per la democrazia, non ha i requisiti per guidare il Paese», insiste. E promette, se eletta, di essere «la presidente di tutti gli americani», di «voltare pagina per superare le spaccature»: appelli che hanno convinto anche alcuni repubblicani moderati ed esponenti conservatori.

Ma l’America e i suoi elettori sono divisi: per reddito e livello di istruzione, per genere e comunità di origine. Harris ha cercato di tenere tra le minoranze e soprattutto di mobilitare le donne - la maggioranza di chi voterà - preoccupate per le drastiche restrizioni all’aborto volute dai repubblicani. Trump ha puntato sugli elettori uomini, bianchi e provenienti dai ceti popolari e dalle zone rurali. Ha però anche fatto di tutto (e i sondaggi dicono con un certo successo) per guadagnare spazio tra giovani, ispanici e afroamericani sensibili al suo carisma. Né queste lacerazioni si rispecchiano solo nel voto per la Casa Bianca. Gli americani decideranno oggi anche la maggioranza al Congresso, quindi quale capacità avrà il nuovo presidente di far approvare leggi e stabilire le priorità per il Paese. I repubblicani partono favoriti: una loro riconquista del Senato emerge in 91 scenari sui cento simulati dal sito specializzato 538. Meno chiara la situazione alla Camera, dove vincono i democratici in 51 casi su cento.

I rischi per il dopo voto

Nel clima nervoso di attesa si diffondono timori di disordini e violenze, durante e dopo il voto. Molti Stati hanno messo in allarme la guardia nazionale e previsto misure di sicurezza speciali da parte della polizia ai seggi e nei centri elettorali. In alcune città ci saranno droni e cecchini sui tetti. Vengono monitorati i gruppi del suprematismo bianco e le milizie pro-Trump come i Proud Boys. Trump - secondo i democratici - sarebbe pronto a dichiararsi vincitore a scrutinio ancora in corso: in caso di dati dubbi, o sconfitta, potrebbe giocare la carta del caos per poi bloccare il processo democratico con centinaia di ricorsi legali. «Siamo pronti, sapremo cosa fare», ha risposto Harris. I primi risultati dovrebbero arrivare poche ore dopo la chiusura dei seggi. Ma anche qui regna grande incertezza. Nessuno può dire come si risveglierà l’America dopo il voto.

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