Formula 1

Hamilton piange in italiano: a Barcellona prima vittoria Ferrari, la numero 106

Nel primo gran premio della Catalogna, l’inglese firma il successo numero 106 e supera Schumacher nelle vittorie a Montmeló. Antonelli passa Russell in pista ma si ferma per guasto; Leclerc chiude un weekend nero. Ben otto i ritiri.

di Alex D'Agosta

Il pilota della Ferrari Lewis Hamilton, al centro, festeggia sul podio accanto al connazionale George Russell della Mercedes, a sinistra, secondo classificato, e al pilota della McLaren Lando Norris durante il Gran Premio di Spagna di Formula 1 sul circuito del Camp de Catalunya a Montmeló, vicino a Barcellona, domenica 14 giugno 2026. (AP Photo/Joan Monfort)

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Bello vedere un giovane italiano come Kimi Antonelli prendersi ancora la pista, mettere Russell alle corde e passarlo nel finale quando i giochi sembravano scritti. Ma la voce che ha dato il senso della domenica è arrivata dalla Ferrari di Lewis Hamilton: commossa, quasi incredula, con un ringraziamento in italiano al muretto e alla squadra.

A Barcellona Hamilton ha realizzato il sogno che inseguiva da quando ha scelto Maranello: vincere un Gran Premio in rosso. Non “solo” una Sprint, come era già successo in Cina nel 2025, ma una gara vera, costruita sul passo e sulla strategia. Alla trentunesima partenza da ferrarista, il sette volte campione del mondo ha trovato il successo numero 106 della carriera e ha interrotto il digiuno del Cavallino, che in un Gran Premio non vinceva dal Messico 2024.

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Dulcis in fundo, anche un altro guizzo di orgoglio per il Regno Unito: ben tre i britannici sul podio (Hamilton, Russell e Norris), come non accadeva dal 1968 a Watkins Glen, dove si ricordano leggende del calibro di Stewart, Hill e Surtees.

Statistiche aggiornate

La pista catalana aggiorna anche un’altra importante statistica di questo sport: il Montmeló è la pista dove Michael Schumacher vinse nel 1996 la sua prima gara con la Ferrari, sotto la pioggia, e dove Hamilton e Schumacher erano arrivati a questo week-end appaiati a quota sei successi. Con la vittoria nel primo Barcelona-Catalunya Grand Prix, nuovo nome della gara dopo il passaggio del titolo di GP di Spagna a Madrid, Hamilton sale a sette e resta da solo davanti. Il parallelo è inevitabile: due giganti al volante di una Ferrari verranno sempre ricordati per le gesta di questa pista, da sempre contraddistinta da un grande pubblico, in buona parte ferrarista. Gli anni di Sainz, di Alonso, spagnoli in rosso, l’importanza degli sponsor per i team e la stessa F1, la grande quota di italiani residenti, la lunga tradizione di test invernali, il meteo quasi sempre perfetto: ingredienti per week-end perfetti.

La gara era cominciata nel modo più prevedibile

Russell, partito dalla pole, ha tenuto Hamilton alla prima curva e ha impostato il primo stint davanti. Hamilton e Verstappen avevano scelto la soft, ma l’asfalto molto caldo, indicato sopra i 50 gradi in partenza, ha tolto peso all’attacco immediato. La gomma più morbida non ha prodotto il salto cercato: Hamilton è rimasto secondo, Antonelli terzo, Norris quarto e Verstappen quinto. Davanti la corsa sembrava bloccata, con Mercedes in controllo e Ferrari obbligata a costruire sui pit-stop.

Il primo ciclo ha aperto la partita

Hamilton e Verstappen si sono fermati già all’undicesimo giro; Russell ha risposto due giri dopo, Norris al quattordicesimo e Antonelli al quindicesimo. Leclerc, partito decimo dopo l’errore in qualifica, ha allungato il primo stint e per qualche giro si è preso una testa provvisoria più utile alla strategia che alla classifica reale. La Ferrari ha cominciato lì a dare un senso alla domenica di Hamilton: non inseguendo una sola finestra, ma accettando una gara a tre soste, coerente con degrado, temperatura e necessità di non restare incastrata dietro le Mercedes.

Russell ha capito subito il rischio

Via radio non ha gradito la tempistica della prima chiamata, perché sapeva di potersi ritrovare esposto proprio ad Antonelli. E il tema Mercedes è diventato il secondo asse della gara. Al giro 36 il muretto ha richiamato innanzitutto Russell, lasciando fuori Antonelli per un passaggio in più. Era una scelta di copertura, ma anche di gestione politica interna: Toto Wolff non poteva umiliare il poleman chiedendogli platealmente di lasciar passare il compagno. Allo stesso tempo, il cronometro stava dicendo una cosa scomoda: nella fase centrale Antonelli aveva passo e gomme per mettere Russell sotto pressione.

La Ferrari la vince alla terza sosta

il momento decisivo è arrivato poco dopo. Fernando Alonso, partito dalla pit lane con un’Aston Martin in crisi, è finito sull’erba e si è fermato al giro 41, generando la Virtual Safety Car. Per Alonso quella Vsc ha un sapore amaro anche oltre la classifica: Montmeló è la pista delle sue vittorie di casa, 2006 con Renault e 2013 con Ferrari — quest’ultima ancora oggi l’ultimo successo della carriera. Chiudere così, dalla pit lane, sul tracciato che lo aveva visto trionfare a quel livello, ha il sapore di un epitaffio sportivo. Ma il suo stop ha avuto anche un peso tecnico immediato: Verstappen si è fermato, Ferrari ha richiamato Hamilton per la terza sosta, e l’inglese è rientrato ancora davanti.

Da lì la gara di Hamilton è diventata gestione pura. La Ferrari è uscita dalla Vsc con aria pulita davanti, gomme fresche e un margine in crescita. Al giro 48 Hamilton andava più forte di tutti, anche di Verstappen sulle medie. A dieci giri dalla fine il vantaggio su Russell era già sopra i dodici secondi, segno che Ferrari non ha soltanto beneficiato della neutralizzazione, ma l’ha trasformata in risultato perché aveva il passo per renderla definitiva.

Alle sue spalle, Mercedes ha vissuto una gara più complicata di quanto dica il secondo posto finale di Russell. Antonelli, dopo essere rimasto a lungo nella scia del compagno, lo ha passato al giro 61 alla prima curva. Era il dato sportivo più pesante per il box di Brackley: nonostante forse qualcuno al muretto “spingesse” perché Russell potesse prendere punti importanti, il confronto diretto diceva altro. Prima dello shutdown, l’italiano gli era arrivato davanti in pista. Per la seconda volta in poche settimane, dopo il duello canadese finito con il ritiro di Russell, Antonelli ha dato la sensazione di avere qualcosa in più chiaramente nel corpo a corpo interno alla squadra. Poi la power unit lo ha fermato, incolpevole.

Norris ha letteralmente ereditato il podio: una domenica McLaren concreta ma assolutamente non dominante. Verstappen ha mostrato passo a tratti, anche con un giro veloce nella fase centrale sulle medie, ma non ha mai avuto la posizione né la continuità per incidere davvero sulla vittoria. Il resto della zona punti è irrilevante, a parte l’inaspettato exploit di due Alpine a punti, con l’eccezione dei ritiri: otto macchine fuori sono tante su una pista che spesso seleziona più per degrado che per rotture.

Leclerc, energia ballerina e un week-end che pesa

La giornata Ferrari, proprio perché enorme per Hamilton, è stata dura per Leclerc. Il monegasco era arrivato alla domenica già appesantito dal sabato: secondo muro in sei giorni, dopo Monaco, e parole nette sulla propria responsabilità. Aveva detto di “vergognarsi dell’errore”, escludendo che il cambio di materiale frenante per avvicinarsi alle sensazioni di Hamilton fosse la causa. In gara ha recuperato, poi si è fermato a sua volta. Ferrari torna a vincere con Hamilton, ma l’altro lato del box vive il momento più difficile da quando il rapporto interno ha cominciato a spostarsi. Dopo il rinnovo, due errori pesanti e un ritiro non sono proprio dettagli invisibili.

Barcellona ha detto qualcosa anche sul nuovo ciclo tecnico 2026. Il tema energetico è rimasto meno visibile dei pit-stop, ma ha pesato nella lettura della gara. Con le power unit 2026 non basta avere velocità in fondo al rettilineo: bisogna decidere dove usare energia, dove recuperarla e come evitare di arrivare scarichi nei punti di attacco o difesa. Montmeló è una pista con diversi scenari da bilancio complessivo indicativo sulla bontà del progetto, non da giudizio sul motore puro. Un vero banco di prova che ha portato alla corda sia team di alta sia di bassa classifica.

La Catalogna resta, Madrid avanza

Il nuovo nome della gara non è una formalità. Montmeló non è più il Gran Premio di Spagna: quel titolo passerà a Madrid, con il progetto IFEMA e una piattaforma commerciale più vicina alla F1 contemporanea. La Catalogna ha difeso il proprio evento con investimenti, pubblico e un impatto economico di altissimo livello, ma la sua permanenza è ormai un compromesso. Per l’Europa è un segnale: non perde spazio solo perché avanzano Asia o Stati Uniti, ma perché le sue piste tradizionali competono tra loro su budget di tv e sponsor, hospitality, accessibilità e ritorno territoriale.

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