Formula 1

Gp Monaco: vince Antonelli, seconda la Ferrari di Hamilton

Il guasto di Verstappen apre la gara, Ferrari perde Leclerc dopo la Safety Car di Stroll, McLaren festeggia male il millesimo GP. Fuori pista, la F1 conferma il modello lusso: Las Vegas fino al 2037, droni su Port Hercule e Gucci futuro title sponsor di Alpine

di Alex D'Agosta

Kimi Antonelli alla guida della sua Mercedes durante il Gran Premio di Monaco. (Yves Herman, Pool Photo via AP) APS

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Tripudio italiano a Monaco: primo (ancora) Kimi Antonelli, secondo Hamilton (in Ferrari), terzo Hadjar, in Red Bull. La terza vittoria in assoluto per un italiano nel Principato dopo Patrese e Trulli. Un filotto di record da libri di storia: quinto primo posto in carriera e di fila, primo Grand Chelem in carriera (pole, vittoria, giro veloce e tutti i giri in testa), pilota del giorno nel voto remoto, e pilota più giovane a vincere a Monte-Carlo, superando il precedente primato di Leclerc. Una conferma che non cessa di stupire: mai l’Italia ha avuto soddisfazioni del genere nella Formula 1.

Nonostante un gran premio per fortuna non particolarmente pericoloso e del tutto asciutto, ma nemmeno troppo lineare e felice per l’affidabilità (ben sette i ritiri), Monaco ha dato ad Antonelli quello che una pole nel Principato deve dare: pista libera, controllo del ritmo e la possibilità di costruire il Gran Premio senza dover difendere ogni metro.

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Un successo “pazzesco” anche per Hamilton che, per l’ottava volta sul podio davanti al Principe (le stesse che conta anche Senna) si è perfino “scusato” di non aver vinto perché in effetti ha avuto una vera chance proprio nello standing start sul finale, causato dai danni all’asfalto procurati da Stroll e Leclerc. Un risultato che gli vale il superamento di George Russell nel mondiale piloti: mentre Antonelli è già solo davanti a tutti con tre cifre, Hamilton si gode due punti di vantaggio su un Russell opaco e costantemente sminuito dal sempre più costante giovane compagno di squadra bolognese.

Kimi Antonelli trionfa a Monaco, quinta vittoria consecutiva per l’italiano

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Il primo vero colpo di scena è arrivato già allo start, subito alle spalle di Antonelli: Verstappen, compagno di prima fila dopo un’ottima qualifica, è rimasto quasi fermo al via, con la Red Bull senza spinta: ha completato, scattando poi da ultimo, un solo giro a passo ridotto, e si è ritirato ai box. Per l’olandese è stata una doccia fredda: partiva accanto alla Mercedes e aveva l’unica posizione per mettere pressione diretta al leader. Il problema è stato indicato come guasto alla power unit; lo stesso Verstappen ha spiegato che già nel giro di formazione la macchina non dava segnali normali e che al via il motore aveva perso definitivamente potenza.

Con Verstappen fuori, Hamilton e Leclerc sono saliti alle spalle di Antonelli. La Ferrari si è ritrovata seconda e terza, ma senza una reale possibilità di attaccare in pista per la vittoria. Antonelli ha allungato nei primi giri e ha messo la Mercedes nella condizione migliore: non dover reagire, ma amministrare. Hamilton è rimasto il primo inseguitore, poi la sua gara si è complicata con cinque secondi di penalità per eccesso di velocità in pit lane, per fortuna “scontata” nel momento più opportuno. A Monaco non sarebbe di solito una sanzione marginale: incide sul conto della sosta e può cambiare il rapporto interno fra le due Ferrari. Leclerc è rimasto terzo in pista, ma virtualmente davanti al compagno finché la penalità non è stata scontata.

McLaren, nel weekend del suo millesimo Gran Premio, è rimasta dentro una gara difficile: Norris arrivava da prove libere complicate, con la macchina fermata da un problema elettrico, e in corsa è rimasto nel traffico, mentre Piastri non ha avuto pista per trasformare il passo in rimonta: per lui un quarto posto, non scontato, mentre Norris ha avuto un mesto ritiro.

Il secondo snodo è arrivato con Stroll, sul finale. Un dritto, un’auto da rimuovere e una Safety Car che ha ovviamente compattato tutti i distacchi e radicalmente cambiato la corsa. Il canadese si porta dietro uno storico di episodi controversi che negli anni hanno coinvolto altri piloti e influenzato gare e weekend, dall’Ungheria 2021 con Leclerc a Monaco 2025 nelle FP1. Non esiste una statistica ufficiale dei “GP rovinati”, ma esiste abbastanza materiale per spiegare perché ogni suo incidente venga immediatamente analizzato e discusso.

Prima della Safety Car, Antonelli aveva ancora il controllo della gara: al giro 58 era davanti di 28 secondi, con le Ferrari uniche a distacchi “decenti” e, soprattutto, a “pieni giri”. Alla soglia della ripartenza, Leclerc ha perso la Ferrari all’ultima celeberrima curva prima del traguardo, nello stesso punto dell’incidente di Stroll, ed è finito contro le barriere. Via radio ha detto di non volersi prendere la colpa: ha parlato di freni e comunque poco dopo è arrivata la bandiera rossa per controllare la pista. Per Ferrari è stato il passaggio che ha cancellato il podio del monegasco: che siano state gomme fredde, un errore umano o un problema tecnico, comunque Leclerc, fresco di rinnovo, ha sprecato la gara di casa e Hadjar ha ereditato il terzo posto.

Non senza soffrire, il francese di origine algerina sale così per la seconda volta sul podio e mostra sempre di più di sedere dignitosamente nel sedile della stessa RB22 portata anche dal grande campione Verstappen.

Russell-Antonelli: tensione vera, l’inglese si sente già fuori

Il tema più delicato dentro Mercedes non è tecnico. A Montreal l’unico exploit 2026 di Russell, che aveva vinto la Sprint lottando non poco contro Antonelli, contestandolo apertamente a fine giornata. Di fatto, Antonelli guida il Mondiale mentre Russell, per sua stessa ammissione, insegue un titolo che considera «già di Antonelli che può solo perdere». L’italiano ha risposto con freddezza: «è troppo presto, e non si può perdere qualcosa che non si è ancora conquistato». Mercedes domina, ma gestisce il rischio classico dei team dominanti: due piloti abbastanza forti da togliersi punti e serenità.

Alonso bandiera delle critiche

Dopo le libere, Alonso ha consegnato il giudizio più duro di questa settimana sul nuovo regolamento: questa sarebbe «probabilmente la peggiore generazione di auto che abbia mai guidato a Monaco. Il bersaglio non è il risultato del venerdì, ma la gestione ibrida: il recupero energetico rende imprevedibile il freno motore: a volte la batteria ricarica, a volte no, e la risposta cambia». E ricalca: «Le ibride non dovrebbero correre».

Nuova collocazione a giugno: Indy liberata, Roland Garros in collisione

Lo spostamento al primo weekend di giugno ha una (prima) logica non (ben) dichiarata ma (decisamente) storica: evitare la sovrapposizione con la Indianapolis 500; cosa fatta con successo per decenni salvo rare discontinuità quasi assenti dagli anni novanta, eccetto che negli anni del Covid. Ma il paradosso è immediato. Il 7 giugno 2026, Monaco cade sull’ultima giornata del Roland Garros. Manco a farlo apposta, poi, con due italiani sotto i riflettori: uno in pole, l’altro nella finale più importante dell’Open di Francia, il singolo maschile. E, contro le ovvie scommesse precedenti al torneo, in finale non c’è Jannik Sinner ma Flavio Cobolli. Il conflitto con Indy viene risolto, ma si apre una nuova collisione di pubblico. E cade anche un rito: per decenni l’appassionato di motori poteva seguire Monaco e Indy nella stessa domenica. Oggi quel doppio appuntamento potrebbe essere archiviato per sempre. Tuttavia, per molti driver, specie i più maturi, si apre la possibilità di una doppia partecipazione, cosa che negli ultimi decenni, è successo solo in pochi casi, e nemmeno con un incarico in corso, ma solo in “anni di pausa” o “poco dopo aver smesso”. Si ricordano, fra i più noti: Jean Alesi, Fernando Alonso e, manco a dirlo, Alex Zanardi. Ma se restano “mosche bianche”, la Triple Crown continuerà a vivere più come mito che come obiettivo davvero praticabile.

Las Vegas blindata fino al 2037

La notizia commerciale più pesante del weekend monegasco è arrivata lontano dall’Europa: la Formula 1 ha confermato il Gran Premio di Las Vegas fino al 2037, estendendo l’accordo con Clark County e la Las Vegas Convention and Visitors Authority: non solo “uno dei tanti” aggiornamenti o conferme di calendario, ma una vera dichiarazione storica. I numeri che accompagnano l’annuncio sono costruiti per convincere: 3,2 miliardi di dollari di impatto economico cumulato per il Southern Nevada dal 2023, tre edizioni consecutive sold out (anche se non prive di ‘forzature’ con forti sconti all’ultimo secondo).

Droni su Port Hercule: è record europeo

Il ponte narrativo fra Monaco e Las Vegas è stato costruito giovedì sera sopra il porto. La F1 ha aperto il weekend con quello che definisce il più grande drone show mai realizzato in Europa: 3.050 unità, dieci minuti di coreografia fino a 180 metri di altezza. Il doppio in quanto a numeri se si conta la “flotta” più numerosa mai vista nel Vecchio Continente, anche se è sei-sette volte sotto ai numeri più alti visti in Cina. Comunque spettacolarissima, la sequenza ha riprodotto il circuito, il trofeo, il rinnovo del Principato fino al 2035 e l’annuncio Las Vegas 2037. La festa, poi, si è poi spostata a bordo della Msc Explora I, la regina fra gli scafi privati ormeggiati in porto. Il messaggio era strutturale: Monaco non è solo una gara, è il palcoscenico principale in cui la F1 comunica se stessa al mondo.

McLaren a quota 1.000

Monaco 2026 è il millesimo Gran Premio della McLaren. La coincidenza ha un peso specifico: nel 1966 Bruce McLaren portò qui la M2B, prima monoposto F1 della squadra. Per l’occasione livrea speciale sulla MCL40 — papaya metallizzato e antracite — e la storica M2B di 60 anni fa in griglia accanto alla vettura del millesimo GP. Il bilancio ufficiale parla da solo: 203 vittorie, 177 pole position, 561 podi, 13 titoli piloti, 10 costruttori. Il paradosso è che la ricorrenza arriva nel weekend meno favorevole: Norris e Piastri partono dalla quarta fila, e a Monaco la quarta fila è quasi una condizione tattica, non una posizione di partenza. Un’occasione per riunire alcune glorie del passato, fra cui Hakkinen e Fittipaldi.

Gucci entra nel nome del team

Dal 2027 Gucci diventerà title partner Alpine: il team correrà come Gucci Racing Alpine Formula One Team. Una mossa di marketing by Flavio Briatore (ed altri italiani di rilievo come Luca Mazzocco, al terzo decennio in capo alle partnership di Enstone) che non porta “solo” uno sponsor di immagine, ma tenta un cambio di identità e di posizionamento. Per Alpine, da tempo fragile sul piano sportivo, è un tentativo di comprare centralità nella narrazione di questo sport attraverso un marchio globale. Per la Formula 1 è un’ulteriore conferma del progressivo cambio di pubblico: più lifestyle, più internazionalità, più orientamento a brand che non hanno bisogno di parlare di cavalli o carburanti, ma di esperienza e appartenenza.

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