Materie prime

Grano tenero in crisi: l’import supererà il 65% del fabbisogno

Utilizzato prevalentemente come farina per pane, dolci e biscotti ha avuto a causa del clima avverso un raccolto a -8%, che comporterà il raddoppio degli arrivi da Canada e Stati Uniti

di Alessio Romeo

(Adobe Stock)

3' di lettura

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Meno grano e meno buono. Le piogge incessanti a Nord Ovest a ridosso della trebbiatura hanno falciato non solo le rese ma anche la qualità del raccolto 2024 di grano tenero. Così, dopo il crollo della produzione di grano duro compromessa dalla siccità al Sud e giunta quest’anno ai minimi storici, anche le stime sul raccolto di frumento tenero, inizialmente previsto in linea con quello dello scorso anno a parità di investimenti, virano in negativo.

Secondo Italmopa, l’associazione che rappresenta l’industria molitoria nazionale, la produzione effettiva di frumento tenero è calata dell’8% a 2,85 milioni di tonnellate, soprattutto a causa della riduzione delle rese. L’import, strutturalmente intorno al 65% del fabbisogno, arriverà dunque a superare i due terzi dei consumi, con un aumento della quota di produzione italiana declassata a uso mangimistico.

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Il nuovo raccolto, conferma il presidente di Italmopa, Andrea Valente, «presenta sotto il profilo qualitativo alcuni problemi rispetto alle esigenze dell’industria molitoria, dovuti soprattutto al clima sfavorevole a ridosso della raccolta. La produzione nazionale dovrebbe nuovamente scendere sotto tre milioni di tonnellate rispetto a un fabbisogno interno, considerando tutte le destinazioni d’uso, di oltre 8 milioni di tonnellate, di cui 6,5 destinate ai molini. Inoltre – aggiunge – una parte significativa del raccolto, per via delle sue caratteristiche qualitative e, talvolta, sanitarie, non potrà purtroppo essere trasformata dall’industria molitoria ma dovrà essere necessariamente declassata e destinata ad uso zootecnico o ad altri usi».

Il bilancio è stato particolarmente pesante, sottolinea Valente, nelle regioni del Nord Ovest, Piemonte e Lombardia, «a causa delle continue piogge nei mesi precedenti il raccolto. Solo alcune aree produttive dell’Emilia Romagna e del Centro hanno fatto registrare risultati apprezzabili in un contesto nazionale, comunque, fortemente negativo e preoccupante».

Le importazioni, che già storicamente costituiscono il 65% del fabbisogno nazionale e che provengono in genere essenzialmente da paesi comunitari, sono dunque inevitabilmente destinate ad aumentare ancora. Anche la geografia dell’import è destinata a cambiare «con la produzione francese scesa da 35 a 25 milioni di tonnellate e con una qualità panificabile inferiore al solito – spiega Valente – ci sarà un raddoppio dell’import dal Nord America, con i grani di forza da Canada e Stati Uniti necessari per compensare la scarsa qualità proteica della produzione europea», mentre l’Italia non importa grano russo, «anche per un problema di dazi Ue che non si applicano solo sui grani con oltre il 15% di proteine. Quello che ci preoccupa – conclude Valente – è la grande percentuale di grani foraggeri che determinano per l’industria rese produttive inferiori fino al 5%».

La farine trasformate dall’industria molitoria sono destinate per la maggior parte alla panificazione e alla produzione di sostituti del pane (in misura del 57%), alla produzione di biscotti, di prodotti da forno e di pasticceria (20%), alla produzione di pizza (10%), all’export (7%), a usi domestici (4%) ed alla produzione di pasta (2%).

A livello globale intanto la Fao ha rivisto questa settimana al rialzo le stime sulla produzione a 791,4 milioni di tonnellate, dato inferiore di due milioni di tonnellate rispetto ai consumi (nonostante la correzione al ribasso a 793,3 milioni di tonnellate), con scorte di fine campagna in calo a 314,5 milioni di tonnellate. In ribasso anche i listini, che risentono dei prezzi particolarmente competitivi delle forniture dal Mar Nero e dei raccolti più abbondanti del previsto in grandi paesi esportatori come Argentina e Stati Uniti. Tra i maggiori importatori mondiali, oltre alla Cina, c’è invece l’Egitto, che per garantirsi le forniture ad agosto ha lanciato la più grande gara d’appalto della sua storia con l’obiettivo di reperire, al miglior prezzo, un quantitativo pari a quasi venti volte la dimensione abituale. Un’asta record da 3,8 milioni di tonnellate per forniture cadenzate in un arco temporale di 6-7 mesi (da ottobre 2024 ad aprile dell’anno prossimo), motivata dalle preoccupazioni sulla sicurezza alimentare nel paese, che ricorre alle forniture estere di frumento per produrre pane sovvenzionato destinato a decine di milioni di consumatori, ma anche dall’opportunità di reperire grani esteri a prezzi più convenienti, con i valori attuali, attorno ai 200 dollari per tonnellata, vicini ai minimi da quattro anni.

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