Grandine, caldo, malattie: vendemmia difficile e sotto i 50 milioni di ettolitri
Diversi fattori che hanno colpito in maniera differenziata le zone produttive rendono complesse le previsioni, ma la produzione complessiva dovrebbe diminuire. Intanto calano i consumi e l’export
di Giorgio dell'Orefice
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Una vendemmia sotto i 50 milioni di ettolitri. Quella 2023 si annuncia come una vendemmia complessa soprattutto da prevedere. Le abbondanti piogge primaverili hanno lasciato in eredità una vegetazione rigogliosa visibile a occhio nudo in tutto il Paese e, nei vigneti, i presupposti di una produzione ricca. D’altro canto, però, insieme alle piogge sono tornate, dopo due anni di stop causa siccità e caldo, le malattie della vite.
Con le piogge tornano le malattie della vite
Peronospora e oidio nel Centro Sud e flavescenza dorata al Nord erano scomparse negli ultimi anni al punto che i viticoltori ne avevano quasi perso memoria e tra i filari stanno ora lasciando il segno. Colpite dai patogeni soprattutto le regioni della dorsale Adriatica come Abruzzo e Puglia, ma un impatto rilevante è stato riscontrato anche in Campania e in Sicilia con i vigneti dell’Etna per i quali si parla di una vera propria “pandemia” vegetale.
«La vigna italiana è in vaste aree sotto attacco della peronospora – hanno commentato Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini che dirameranno le stime ufficiali sulla vendemmia il prossimo 12 settembre – un fungo che sta recando danni considerevoli in diverse regioni italiane. In Abruzzo e Molise si prevedono perdite fino al 40%, in molti areali di Marche, Basilicata e Puglia sono attesi cali nell’ordine del 25-30%. Difficile anche la situazione in Umbria, Lazio e Sicilia e, in parte, in Toscana. In generale, grande sofferenza per il vigneto biologico – che rappresenta quasi il 20% dei filari italiani - che risulta in gran parte compromesso».
Al momento, poco dopo la metà di luglio quindi, e prima che sia stato tagliato un solo grappolo ci si può spingere a immaginare che l’abbondanza di prodotto in alcune zone possa in parte compensare i danni delle malattie della vite in altre. E questo, in assenza di stravolgimenti nei prossimi due mesi (nei giorni scorsi si sono verificate violente grandinate in Veneto), potrebbe portare a un raccolto inferiore ai 50 milioni di ettolitri. In una situazione per giunta opposta rispetto allo scorso anno.
Mercato in flessione e giacenze su
Infatti, mentre nel 2022 la vendemmia fu salvata dalle piogge alla fine di una estate calda e siccitosa, l’annata 2023 potrebbe essere invece salvata dal gran caldo e dalla siccità che possono ora frenare la diffusione delle malattie della vite innescate dalle piogge. D’altro canto, va ricordato, ci sono giacenze di vino ai massimi storici, a giugno 49,5 milioni di ettolitri (esclusi i mosti) in crescita del 5,1% rispetto a giugno 2022 con una punta del +9,7% per i vini a denominazione d’origine.









