L’agenda

Governo, ora le norme su occupazione e casa. Resta l’urgenza energia

Entro giovedì il piano per 100mila alloggi e il Dl 1° maggio su cui pende l’incognita coperture. Taglio accise, proroga in bilico. I nodi Consob e Antitrust

di Manuela Perrone

 IMAGOECONOMICA

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Archiviato con sollievo il pasticcio sul decreto Sicurezza, Giorgia Meloni punta a onorare l’altra promessa da cui dipende il rilancio del Governo: inviare un segnale netto ai cittadini su casa e lavoro. Si apre domani la settimana cerchiata in rosso sul calendario per il varo dei provvedimenti in cottura in vista del 1° maggio, ma anche per sciogliere i nodi su altre due partite: il taglio delle accise sui carburanti, che scade venerdì, e le nomine dei vertici di Consob e Antitrust.

Piano Casa intorno ai 2 miliardi

In cantiere da mesi, frutto del lavoro del ministero delle Infrastrutture di sponda con Palazzo Chigi, potrebbe essere il primo ad approdare al Cdm di martedì, forte della dote certa di 970 milioni, spalmati in cinque anni, a cui dovrebbero aggiungersi gli 1,1 miliardi liberati per l’abitare dalla revisione intermedia della Politica di coesione e altre risorse. Noto l’obiettivo: potenziare l’housing sociale e rendere disponibili, tra alloggi popolari e a prezzi calmierati, oltre 100 mila case in dieci anni.

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Il cantiere del lavoro

Decisamente più complicato il lavorìo tecnico intorno al decreto 1° maggio che, nonostante l’accelerazione sollecitata da Palazzo Chigi per poterlo approvare già il 28 aprile, potrebbe in realtà giungere al secondo Consiglio dei ministri previsto il 30. All’ultima riunione, giovedì, presenti con l’ufficio legislativo del dicastero la ministra Marina Calderone e i sottosegretari Alfredo Mantovano (presidenza) e Claudio Durigon (Lavoro), sono stati chiariti soltanto alcuni dei punti nebulosi.

Il nodo coperture

Le coperture finanziarie rappresentano la vera incognita. Meloni ha chiesto il massimo sforzo, nella speranza di poter annunciare un pacchetto a cifra tonda (un miliardo), ma complicano il quadro i tanti “no” ricevuti a Cipro dalla Commissione Ue e dai “frugali” a un allentamento del Patto di stabilità per affrontare la crisi energetica, ieri parzialmente attenuati dalla spinta di Macron e del greco Mitsotakis per nuovo debito comune. La coperta per l’Italia è corta. E l’opzione scostamento di bilancio potrebbe palesarsi giovedì nella risoluzione di maggioranza sul Dfp tra gli strumenti che il Governo potrà valutare per rispondere ai bisogni di famiglie e imprese.

Giovani, donne e rider

In ogni caso, nel decreto dovrebbero confluire un potenziamento del Fondo nuove competenze (sulle cui coperture, circa 300 milioni a valere sui residui Anpal, la Ragioneria generale dello Stato ha però espresso dubbi) e norme per «la promozione dell’occupazione», con la proroga a fine anno dei bonus giovani (sgravio contributivo del 100% per le assunzioni) e Zes (esonero contributivo per i datori che assumono nel Mezzogiorno, fino a 650 euro mensili), allineandoli così al bonus donne svantaggiate che era stato già prorogato al 31 dicembre. Attesi interventi anche per i rider, tra il recepimento della direttiva Ue per i lavoratori delle piattaforme e il rafforzamento del contrasto a sfruttamento e caporalato digitale con un sistema di riconoscimento unico.

Incentivi per la quattordicesima

Dovrebbe inoltre aumentare la dote per la sicurezza sul lavoro ampliando gli indennizzi ai conviventi nei casi gravi. E nelle ultime ore si è ragionato di introdurre incentivi per la quattordicesima mensilità insieme a misure per favorire l’ingresso dei giovani sul mercato del lavoro, ma su queste norme la verifica delle coperture neanche è partita. Sul fronte rappresentanza, come anticipato dal Sole 24 Ore, il Governo ha accolto la richiesta delle parti sociali di far cadere la delega prevista dallo schema di Dlgs sulla contrattazione. Si punta però a misure di contrasto al lavoro povero opponendo al «salario minimo» invocato dalle opposizioni il «salario giusto»: una sperimentazione per cui l’erogazione degli incentivi viene ancorata al rispetto del trattamento economico complessivo (Tec) garantito dai contratti leader. Per la premier l’attenzione a lavoro povero, donne e giovani è comunque una partita dirimente. E, se non dovesse essere convocato un incontro a ridosso del Cdm con sindacati e imprese, ci saranno certamente colloqui informali con le singole parti.

Accise, in bilico la proroga

Il 1° maggio terminerà inoltre il taglio da 24,4 centesimi al litro delle accise su benzina, diesel e Gpl, costato dal 19 marzo quasi un miliardo. Una nuova proroga appare in bilico, alla luce delle ultime novità: i ribassi che l’Osservatorio prezzi del Mimit ha registrato venerdì per il 15° giorno consecutivo e l’invito di Bruxelles, con AccelerateEU, a procedere con misure mirate. Al Governo potrebbe convenire dirottare i (pochi) fondi sui settori più in affanno come l’autotrasporto, citato da Meloni come «emergenza».

Consob e Antitrust

Ci sono pochi giorni ancora, infine, per trovare la quadra sulle nomine alla Consob, la cui presidenza è scaduta l’8 marzo con l’addio di Paolo Savona, e all’Antitrust. Per la prima il nome del sottosegretario leghista all’Economia, Federico Freni, sarebbe appeso oltre che al sì di Forza Italia al parere dell’Avvocatura dello Stato richiesto per diradare ogni nube su eventuali incompatibilità. Per il Garante della concorrenza, al posto del magistrato Roberto Rustichelli il cui mandato si conclude il 4 maggio, sarebbe in pole il segretario generale dell’Autorità, Guido Stazi, ma circolano anche i nomi di Saverio Valentino, componente del collegio, e del segretario generale di Palazzo Chigi, Carlo Deodato.

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