Economia Digitale

Google “fa il debug” all’ecosistema: milioni di zanzare per eliminare quelle che portano malattie

Dai test in California ai risultati di Singapore, il progetto di Alphabet punta a ridurre la popolazione di Aedes aegypti con la tecnica dell’insetto sterile.

di Marco Trabucchi

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Qualcuno ha ironizzato sul fatto che, fino a ieri, gli unici “insetti” di cui Google si preoccupava erano i bug (insetti in inglese), il neologismo che è stato dato per gli errori nel codice sorgente capaci di provocare malfunzionamenti nei software: dalle vulnerabilità di sicurezza ai semplici problemi di visualizzazione. Oggi, però, la sfida di Google è rivolta a un altro tipo di insetto: le zanzare.

Attraverso la sua holding madre, Alphabet, il colosso di Mountain View è impegnato in una battaglia contro quello che viene spesso definito l’animale più letale del pianeta. Le zanzare sono infatti vettori di malattie che colpiscono centinaia di milioni di persone ogni anno e che, complice il cambiamento climatico e la crescente mobilità globale, si stanno diffondendo sempre più rapidamente.

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Il progetto si chiama Debug ed è stato sviluppato da Verily, la divisione di scienze della vita di Alphabet, e prevede il rilascio di almeno 16 milioni di zanzare all’anno in California e Florida. L’obiettivo è introdurre nell’ambiente zanzare “buone” capaci di ridurre la popolazione di quelle responsabili della trasmissione di malattie, l’Aedes aegypti, specie non stabilmente presente in Italia ma diffusa in molte aree tropicali e subtropicali del pianeta. Il piano è attualmente al vaglio dell’Environmental Protection Agency (EPA), che dovrà esprimersi dopo una fase di consultazione pubblica.

La tecnica dell’insetto sterile: un’idea degli anni Cinquanta

La strategia adottata da Debug si basa sulla cosiddetta “tecnica dell’insetto sterile”, un approccio sviluppato negli anni Cinquanta e già utilizzato con successo contro altri parassiti agricoli, come la mosca della frutta. Applicarla alle zanzare, però, si è sempre rivelato molto più complesso. Per superare questi limiti, Alphabet punta su intelligenza artificiale, robotica e sistemi di computer vision capaci di automatizzare l’allevamento su larga scala degli insetti, distinguere con precisione i maschi dalle femmine e ottimizzarne la distribuzione sul territorio. I maschi, che non pungono e non trasmettono malattie, vengono infettati con Wolbachia, un batterio naturalmente presente in molte specie di insetti. Quando si accoppiano con le femmine selvatiche, si verifica un’incompatibilità biologica che impedisce alle uova fecondate di schiudersi. Secondo i promotori del progetto, ripetendo il processo per più generazioni la popolazione di zanzare selvatiche potrebbe ridursi in modo significativo, limitando così la diffusione delle malattie trasmesse da questi insetti.

Negli anni questa zanzara ha sviluppato una crescente resistenza ai pesticidi e ai tradizionali sistemi di controllo, diventando uno dei principali vettori di alcune tra le malattie infettive più temute. È responsabile della diffusione del virus Zika, che può provocare gravi malformazioni congenite nei neonati, della dengue, nota anche come “febbre spaccaossa” per gli intensi dolori che provoca, della febbre gialla e della chikungunya, un’infezione virale caratterizzata da forti dolori articolari e muscolari. Per alcune di queste patologie esistono vaccini, ma la prevenzione non è sempre efficace e, nella maggior parte dei casi, le terapie disponibili si limitano al trattamento dei sintomi. Allo stesso tempo, un ricorso massiccio agli insetticidi risulta problematico per gli effetti che può avere sugli ecosistemi e sulla salute umana.

I test: dal successo di Singapore all’espansione negli Stati Uniti

Il progetto non nasce da una scommessa nel buio. La tecnica alla base di Debug è stata sperimentata per anni in diversi contesti e ha già prodotto risultati incoraggianti nella riduzione delle popolazioni di zanzare. Uno studio condotto nella Central Valley della California ha registrato un forte calo delle popolazioni di Aedes aegypti in alcune aree della contea di Fresno, risultati successivamente pubblicati sulla rivista scientifica Nature Biotechnology.

Il caso più citato dai promotori del progetto è quello di Singapore, dove Verily, la società di scienze della vita controllata da Alphabet, ha collaborato con le autorità locali in un programma di rilascio su larga scala. Secondo i dati diffusi dal programma, nelle aree interessate si è osservata una riduzione compresa tra l’80 e il 90% della popolazione di Aedes aegypti e un calo significativo dei casi di dengue.

Un dibattito scientifico ed etico ancora aperto

Nonostante le solide basi scientifiche, il progetto continua a suscitare discussioni. I dati presentati da Alphabet sono incoraggianti, ma alcuni ricercatori invitano alla prudenza. Le principali perplessità non riguardano tanto la sicurezza immediata del metodo quanto la sua efficacia su larga scala e nel lungo periodo. I maschi rilasciati non pungono e non trasmettono malattie, e finora non sono emerse evidenze di rischi diretti per la salute umana. Rimangono però aperte alcune domande sugli effetti ecologici di interventi continuativi e massivi e sulla capacità del sistema di mantenere la propria efficacia nel tempo.

Alcuni esperti evidenziano inoltre che la diffusione di dengue, Zika e altre malattie trasmesse dalle zanzare dipende da molteplici fattori, tra cui urbanizzazione, mobilità internazionale e cambiamento climatico. Negli ultimi anni, temperature record ed eventi climatici estremi hanno favorito l’espansione delle popolazioni di zanzare in numerose aree del mondo, rendendo più difficile valutare l’impatto specifico di ogni singolo intervento di contenimento.

La questione più ampia, però, è forse politica oltre che scientifica. Per la prima volta una delle più grandi aziende tecnologiche del mondo si propone di gestire, su larga scala, un’infrastruttura di salute pubblica ambientale. Un passaggio che solleva interrogativi sulla governance di questi interventi e sul ruolo crescente delle Big Tech in ambiti tradizionalmente affidati alle istituzioni pubbliche.

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